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Ente del turismo italiano: cos’è, a cosa serve e com’è possibile che costi più della Casa Bianca?

Ente del turismo italiano: cos’è, a cosa serve e com’è possibile che costi più della Casa Bianca?
da in Cronaca, Dario Franceschini, Enti pubblici, Pubblica Amministrazione, Siti patrimonio UNESCO, Turismo
Ultimo aggiornamento: Martedì 06/10/2015 11:43

    Solo a scorrere il titolo vengono i brividi, ma i dati ricordati da Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera riguardo l’Enit non lasciano dubbi: nel 2014 un dipendente dell’ente per il turismo italiano in media ha guadagnato 85.867 euro contro i 62.363 dei lavoratori sotto Barack Obama. Come è possibile che un ente per la promozione del turismo costi più della Casa Bianca? È il solito gioco all’italiana: più dirigenti che semplici dipendenti, indennità varie che si sommano a stipendi già sopra la media, una pletora di sigle sindacali pronte a far ricorso a ogni cambiamento. E tutto nonostante un commissariamento di 13 mesi.

    Oggi la situazione è più ingarbugliata che mai. Il 1° ottobre doveva entrare in carica il nuovo Cda per mettere in pratica il riassetto deciso dal commissario Cristiano Radaelli (in foto con il ministro Franceschini) dopo 13 mesi di lavoro. Da maggio, il governo ha nominato Evelina Christillin (già a capo dell’organizzazione per le Olimpiadi invernali di Torino, del Teatro Stabile e del Museo egizio), mentre da luglio il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini ha scelto due consiglieri, Antonio Preiti e Fabio Lazzerini, direttore generale per l’Italia di Emirates. Il commissario è già riuscito a imporre tagli pari al 29% sui costi degli affitti e ha ideato un piano che potrebbe consentire di rilanciare l’ente, ma tutto si è fermato. Facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire cos’è l’Enit.

    L’Enit è l’Agenzia nazionale italiana per il turismo, nata nel 2005 in sovrapposizione al più antico Ente nazionale italiano per il turismo (datato 1919), di cui ha mantenuto il nome. Come si legge sul sito enit.it, è “dotata di autonomia statutaria, regolamentare, organizzativa, patrimoniale, contabile e di gestione, l’Agenzia Nazionale del Turismo” ed “è sottoposta alla attività di indirizzo e vigilanza del Ministro del Turismo”. Il suo compito è di “promuovere l’immagine unitaria dell’offerta turistica nazionale e di favorirne la commercializzazione”. In pratica, è il volto istituzionale della promozione turistica per il Paese più bello al mondo.

    Cosa fa (o dovrebbe fare) l’Enit? Promuovere il turismo in Italia, realizzare le strategie per implementare i numeri del settore, far conoscere a livello internazionale le eccellenze nostrane, portare in giro per il mondo il nome dell’Italia. Detto così, dovrebbe essere facile: siamo nel Paese che ospita il maggior numero di siti Unesco, abbiamo storia, arte e cultura millenarie, bellezze paesaggistiche, eccellenze enogastronomiche e uno spirito di accoglienza come pochi al mondo. Come è possibile che l’Enit sia rimasto per decenni una macchina mangiasoldi senza riuscire a competere a livello internazionale?

    Nel bilancio di previsione per il 2015, pubblicato anche sul sito Enit.it, il commissario Radaelli mette mano ai conti. Per l’anno in corso, l’Agenzia prevede entrate pari a 23,5 milioni di euro di cui 18 milioni a carico dello Stato, poco meno di 3 milioni dalle Regioni, 312mila euro dai Comuni e Province, 1,1 milioni da servizi pubblicitari e circa 850mila euro da affitti e altre entrate. Di contro, le uscite in previsione sono 24,2 milioni di euro di cui 18,9 milioni se ne andranno in spese di gestione degli uffici (stipendi, affitti e altro) e 5,34 milioni per spese di prestazioni istituzionali, cioè tutto quello che riguarda la vera e propria promozione turistica. L’opera del commissario ha già prodotto qualche risultato, portando la spesa per la gestione degli uffici (centrale e le 18 sedi estere) a – 2,21% rispetto al 2014, ma non basta. L’Enit continua a costare troppo, tanto che l’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli la mise al secondo posto dopo il Cnel tra gli entri da abolire o riformare. Il motivo risiede principalmente in stipendi e indennità elevatissime, al pari di un ambasciatore come ricorda Stella, dei soli 80 dipendenti. L’Agenzia del turismo spende quasi più del triplo per pagare quadri e dirigenti (oltre la metà del personale) rispetto a quello che investe per fare il suo lavoro, promuovere il turismo in Italia.

    Di fronte a questa situazione, il commissario Radaelli ha portato avanti un piano di riassesto dell’Agenzia con l’obbiettivo di farla diventare un ente pubblico economico, in gestione allo Stato ma con contratti di tipo privato. I primi tagli hanno riguardato le sedi estere “onerose”, con costi da capogiro. Sei i dirigenti da mega stipendi che hanno lasciato, tra cui quello di New York (280mila euro all’anno), San Paolo (240mila euro), Pechino (250mila euro), Tokyo (220mila euro) e Parigi (170mila euro). Contando anche le indennità, l’Agenzia ha risparmiato in un anno 1,9 milioni di euro solo richiamandoli a Roma. Il piano del commissario prevede una riorganizzazione con tre aree operative: Business Strategies, Comunicazione e Prodotti. A guidarle ci saranno otto dirigenti e in totale di 140 addetti contro i circa 80 attuali. Verranno così assorbiti parte dei dipendenti di Promuovitalia, società per la promozione turistica messa in liquidazione. Le sedi estere passeranno a 16, divise per semplici agenzie e direzioni di area: verrà assunto personale locale senza più mandare da Roma manager a peso d’oro.

    Il programma sulla carta sembra buono, la volontà c’è, eppure è ancora tutto fermo. A frenare questa volta ci sono i sindacati e parte dei dipendenti stessi che, con il nuovo piano, verrebbero a perdere posizioni e soprattutto soldi, dovendo dire addio a mega stipendi. Ci hanno provato anche i sei manager richiamati a Roma, con un ricorso che hanno perso. L’ultimo atto arriva dallo studio legale internazionale San Bonifacio, Caffo e Associati, in rappresentanza di due delle sette sigle sindacali interne (come ricorda Stella, significa una sigla ogni 11,4 dipendenti). Lo studio ha diffidato il commissario Radaelli alla convocazione del nuovo Cda dopo che lo stesso commissario ha chiesto l’invio dei cv dei dipendenti Enti e Promuoitalia per procedere alla ricollocazione. Nei primi del mese qualcosa si dovrebbe muovere, sempre che non arrivino altri niet.

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