Delitto di Perugia, le motivazioni della Cassazione: «Mancano prove oltre il ragionevole dubbio»

Raffaele Sollecito e Amanda Knox non possono essere condannati per la morte di Meredith Kercher perché mancano prove oltre ragionevole dubbio.

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    Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono stati assolti dall’accusa di aver ucciso Meredith Kercher perché manca un “insieme probatorio” che abbia una “evidenza oltre il ragionevole dubbio”. Lo scrive la Corte di Cassazione nelle motivazioni in merito all’assoluzione dello scorso 27 marzo per i due ex fidanzati, accusati della morte della giovane studentessa inglese, avvenuta a Perugia il 1° novembre 2007. Viene confermata la condanna per calunnia a carico della Knox nei confronti di Patrick Lumumba, ma per il resto non ci sono sufficienti prove per dichiarare la colpevolezza dei due giovani. Colpa anche del processo che, scrivono i giudici, ha avuto “un iter obiettivamente ondivago, le cui oscillazioni sono, però, la risultante anche di clamorose defaillance o ‘amnesie’ investigative e di colpevoli omissioni di attività di indagine”.

    Secondo i magistrati della Cassazione, dunque, dietro l’assoluzione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito ci sono errori “clamorosi”, omissioni e “amnesie” da parte degli investigatori che non hanno dato un quadro chiaro dell’omicidio con il supporto di prove certe.

    I giudici puntano il dito anche sul “clamore mediatico” del delitto, sui “riflessi internazionali” che non hanno “certamente giovato alla ricerca della verità“: la pressione della stampa ha portato a una “improvvisa accelerazione” delle indagini “nella spasmodica ricerca” di colpevoli “da consegnare all’opinione pubblica internazionale“. A ciò si aggiungono una serie di errori in fase investigativa che renderebbe inutile un nuovo processo a carico di Amanda Knox: è il caso dei pc della giovane e della vittima “che forse avrebbero potuto dare notizie utili, sono stati, incredibilmente, bruciati da improvvide manovre degli inquirenti“, mentre le tracce biologiche sono di “esigua entità” e non possono essere rianalizzate.

    Se non ci fossero stati questi errori, rilevano i giudici, sarebbe stato “con ogni probabilità, consentito, sin da subito, di delineare un quadro, se non di certezza, quanto meno di tranquillante affidabilità, nella prospettiva vuoi della colpevolezza vuoi dell’estraneità” dei due giovani.

    I magistrati ricordano che è un fatto di “indubbia pregnanza” a favore dei due ex fidanzati, “nel senso di escludere la loro partecipazione materiale all’omicidio, pur nell’ipotesi della loro presenza nella casa di via della Pergola”, la “assoluta mancanza di tracce biologiche a loro riferibili” nella stanza dell’omicidio o sul corpo della vittima. Nelle 52 pagine delle motivazioni, i giudici della Cassazione scrivono che sul luogo dell’omicidio e sul corpo di Meredith “invece state rinvenute numerose tracce riferibili al Guede”, il giovane ivoriano condannato in via definitiva con rito abbreviato a 16 anni di reclusione per l’omicidio “in concorso”. A questo proposito, anche la “traccia biologica” ritrovata sul gancetto del reggiseno della studentessa inglese, non dà “certezza alcuna” in merito alla “riferibilità” a Sollecito: la traccia è troppo “esigua” e non può essere usata per ulteriori analisi, diventando così “elemento privo di valore indiziario”.

    In quello che i giudici Supremi della Corte definiscono un “percorso travagliato ed intrinsecamente contraddittorio”, l’unica certezza è la condanna per calunnia ai danni della Knox in merito alle accuse fatte a Lumumba, calunnie, scrivono i giudici, che la stessa giovane ha confermato in un contesto “immune da anomale pressioni psicologiche”. Anche se la Corte di Giustizia Europea si esprimesse a favore della Knox dopo il ricordo per “un poco ortodosso trattamento degli investigatori nei suoi confronti”, rimarrebbe la sentenza di condanna a tre anni (già scontata) per le “accuse calunniose”, “confermate anche innanzi al pm, in sede di interrogatorio, dunque in un contesto istituzionalmente immune da anomale pressioni psicologiche”, e “nel memoriale” firmato dalla stessa “in un momento in cui la stessa accusatrice era sola con se stessa e la sua coscienza, in condizioni di oggettiva tranquillità, al riparo da condizionamenti ambientali”.

    L’assoluzione in Cassazione

    Nella notte del 27 marzo 2015, si è chiusa davanti alla Cassazione il processo per l’omicidio di Meredith Kercher, la studentessa inglese uccisa con uno squarcio alla gola a Perugia l’1 novembre 2007. I due imputati, Raffaele Sollecito e Amanda Knox, sono stati assolti senza rinvio per non avere commesso il fatto. 3 anni di galera ad Amanda per un altro reato: calunnia. La sentenza definitiva chiude così il processo dopo dieci ore di camera di consiglio. Raffaele nel pomeriggio si è recato nella sua città di origine, Bari, per aspettare la sentenza. Amanda si trova invece a Siattle, negli Stati Uniti. Amanda, lo ricordiamo, era la coinquilina di Meredith e Raffaele il suo fidanzatino all’epoca dei fatti. Per l’omicidio di Meredith è stato condannato definitivamente solo Rudy Guede, processato con rito abbreviato: sta scontando 16 anni di reclusione. Scongiurato così l’incidente diplomatico: difficilmente infatti gli Usa avrebbero concesso l’estradizione per Amanda in caso di condanna.

    LE TAPPE DELLA VICENDA

    • - Nel 2009 la corte d’Assise di Perugia condanna Amanda a 26 anni e Raffaele a 25.
    • - I due vengono assolti per non aver commesso il fatto in appello.
    • - La Cassazione annulla la sentenza di secondo grado e rinvia alla Corte d’appello di Firenze per un nuovo processo, che si conclude con 28 anni e sei mesi alla Knox e 25 anni a Sollecito.
    • - La Cassazione annulla la sentenza e assolve Knox e Sollecito, confermando la condanna per la giovane per calunnia ai danni di Patrick Lumumba tutto.

    I legali di Raffaele Sollecito hanno presentato una prova con la quale hanno cercato di scagionare il loro assistito. Si tratta della schermata del pc di Sollecito, che si riferisce all’1 novembre del 2007, proprio nei momenti in cui Meredith veniva uccisa. Raffaele Sollecito, proprio in quegli istanti, avrebbe aperto il film d’animazione Naruto.

    Sollecito di recente si è laureato con una tesi proprio su Meredith. Il ragazzo è diventato ingegnere informatico, conseguendo il titolo di studio all’Università di Verona. Nella propria tesi di laurea ha trattato il tema dell’analisi su innocentisti e colpevolisti sui social network, prendendo in considerazione i flussi web di entrambe le posizioni. Potrebbe essere stato anche un modo per sostenere la propria estraneità ai fatti, ribadendo il concetto anche nella sua tesi di laurea. Per Raffaele si tratta della laurea specialistica, visto che la triennale è stata conseguita nel 2008 all’Università di Perugia, quanto era sotto processo da un anno.

    Amanda Knox invece è tornata negli Stati Uniti, si è fidanzata con un amico d’infanzia, ha cambiato look e ha iniziato a collaborare con una rivista.

    La ricostruzione della storia

    Meredith è stata uccisa nella notte tra l’1 e il 2 novembre del 2007. La mattina seguente una signora ha chiamato la Polizia, perché insospettita dal ritrovamento di due cellulari all’interno della sua proprietà. Grazie alle informazioni contenute in essi, i poliziotti hanno raggiunto la casa di Meredith. Qui hanno trovato Amanda Knox e Raffaele Sollecito in attesa dei carabinieri. I giovani avevano chiamato le forze dell’ordine perché insospettiti dalla presenza di un vetro della finestra rotto e dalla porta di casa aperta, delle affermazioni che, comunque, in seguito saranno messe in dubbio dagli inquirenti. I poliziotti hanno sfondato la porta della stanza di Meredith, perché chiusa a chiave, e hanno trovato il corpo di Meredith privo di vita coperto parzialmente da un piumino. A terra c’erano diverse macchie di sangue.

    Le indagini

    Le indagini si sono orientate verso Raffaele Sollecito, studente universitario, Amanda Knox, che al momento dell’omicidio aveva una relazione con Sollecito, e Rudy Hermann Guede. I tre sono stati condannati con sentenza di primo grado.

    All’inizio era stato coinvolto nelle indagini anche Patrick Lumumba, il proprietario di un locale nel quale lavorava Amanda Knox. Quest’ultima aveva reso delle dichiarazioni, secondo le quali Lumumba si sarebbe trovato sul luogo dell’omicidio nella notte in cui sono avvenuti i fatti. I rapporti tra i due giovani non erano molto positivi. La ragazza era, infatti, stata licenziata dal lavoro. A coinvolgere Lumumba era stato anche un sms che gli aveva inviato Amanda Knox, in inglese, “See you later”, che inizialmente era stato interpretato come “ci vediamo dopo” (e, quindi, come un possibile appuntamento per la sere dall’omicidio) e non come un semplice “ci vediamo”. Lumumba è stato inizialmente arrestato e poi liberato e risarcito con 8.000 euro.

    Il processo

    In primo grado Amanda Knox, Raffaele Sollecito e Rudy Hermann Guede sono stati condannati rispettivamente a 26, 25 e 16 anni di reclusione. Secondo la sentenza, l’omicidio ha avuto un movente sessuale violento. La Knox e Sollecito, secondo la ricostruzione, avrebbero incontrato Guede in piazza la sera dell’1 novembre. I tre sarebbero andati nella casa di Meredith. I due fidanzati si sarebbero scambiate delle effusioni e Guede avrebbe tentato un approccio con Meredith Kercher. Al rifiuto di quest’ultima, Knox e Sollecito si sarebbero uniti nell’azione criminale e avrebbero immobilizzato la ragazza, che sarebbe stata colpita al collo.

    L’appello

    Il procuratore generale della Cassazione, Luigi Riello, ha svolto una requisitoria sull’omicidio di Meredith Kercher e sulla sentenza che ha portato all’assoluzione di Raffaele Sollecito e di Amanda Knox. Secondo il procuratore, si sarebbe trattato di una sentenza superficiale. Il giudizio d’appello avrebbe portato alla frantumazione di elementi indiziari molto importanti. E’ questo il risultato a cui è giunta la I sezione penale presieduta da Saverio Chieffi, che, secondo il procuratore generale, avrebbe immesso nel giudizio una dose di snobbismo.

    Riello ha ribattuto punto per punto il giudizio di assoluzione, facendo notare come in esso i due imputati siano descritti come due bravi ragazzi. Secondo lui è impossibile affermare che il delitto della ragazza possa essere stato compiuto soltanto da un diseredato. Secondo Riello sono valide le prove portate dalla Polizia Scientifica, che i giudici in secondo grado avrebbero censurato, facendo passare i tecnici per pasticcioni. La sentenza di assoluzione dell’ottobre 2011 è stata smontata pezzo per pezzo dalla pubblica accusa, che l’ha definita un “concentrato di violazioni di legge”.

    I due imputati erano stati assolti in secondo grado, nel 2011, ma la Procura generale e la famiglia Kercher avevano impugnato la sentenza di assoluzione. Sulla vicenda della studentessa inglese uccisa a Perugia nella notte fra l’1 e il 2 novembre del 2007 ci sono stati vari risvolti e diversi colpi di scena. Sollecito ad un certo punto delle indagini ha dichiarato che gli era stato chiesto di mentire per incastrare Amanda. In ogni caso, era stata arrestata anche Amanda, che aveva una relazione con Raffaele. Era stato coinvolto anche Patrick Lumumba, che aveva un bar, in cui Amanda lavorava di tanto in tanto.

    Proprio Lumumba era stato accusato da Amanda di essere l’assassino, ma poi era stato rilasciato, perché non c’erano prove contro di lui. Molto più incisiva è invece la posizione di Rudy Hermann Guedè, che dalla Germania è stato estradato in Italia e arrestato, perché accusato di omicidio e violenza sessuale e condannato a 30 anni di carcere, poi tramutati in 16 anni. Qualcosa era emerso, perché lo stesso Sollecito aveva spiegato come quella notte lui e Amanda avessero fumato marijuana. Tuttavia la sentenza che ha assolto Amanda Knox e Raffaele Sollecito si è basata su motivazioni precise, riguardanti proprio la mancanza di prove di colpevolezza.

    La Cassazione

    L’omicidio di Meredith, secondo le motivazioni della sentenza della prima sezione penale della Cassazione, sarebbe stato il risultato di un gioco erotico di gruppo, che sarebbe sfuggito al controllo. La Suprema Corte ha puntato su diverse ipotesi. Si va da un programma che contemplava il coinvolgimento della ragazza in una pratica non condivisa fino ad includere un’altra idea molto più cruenta, basata sulla costrizione di Meredith. Il problema sta quindi nel chiarire il ruolo di Meredith nell’ambito di questo presunto gioco sessuale. Tra l’altro i giudici ritengono che Rudy Guede non avrebbe potuto agire da solo, di conseguenza gli indizi a carico di Amanda Knox e di Raffaele Sollecito sarebbero stati sottovalutati. Nella sentenza d’appello, secondo la suprema corte, ci sarebbero degli elementi contraddittori e illogici.

    Amanda Knox potrebbe anche aver mentito, accusando Patrick Lumumba, in modo che gli investigatori si concentrassero su un’altra persona. Secondo la Cassazione, questo particolare potrebbe essere stato trascurato dai giudici che si sono occupati di emettere la sentenza di appello. Bisognerebbe quindi rivedere quali ipotesi si possano fare per ciò che riguarda il reato di calunnia, anche perché la Cassazione ha detto chiaramente: “Amanda, seppure molto giovane, era una ragazza matura, con un livello culturale adeguato, nata e vissuta in uno Stato la cui legislazione non consente di accusare gratuitamente una persona, pur di liberare se stesso da una situazione imbarazzante”.

    In particolare vengono presi in considerazione tutti i punti oscuri del processo e si insiste su quell’accusa diretta che Amanda ha rivolto nei confronti di Patrick Lumumba, il quale aveva un alibi inespugnabile. Le parole con cui la ragazza accusava Lumumba sono state raccolte in un memoriale, il quale poi non è stato allegato al fascicolo del dibattimento, perché era stato ritenuto inammissibile. Sicuramente però aveva segnato un punto di svolta decisivo nell’inchiesta.

    Adesso i giudici di Cassazione hanno chiesto di riesaminare le accuse portate avanti da Amanda. Quest’ultima aveva spiegato che il 31 ottobre 2007 Meredith e Patrick si erano chiusi in camera per consumare un rapporto sessuale. I giudici si sono chiesti come aveva fatto Amanda a vedere Lumumba, se lei non era presente nella villetta.

    ll processo d’Appello bis a Firenze

    Al termine del secondo processo d’appello a Firenze, Amanda Knox e Raffaele Sollecito vengono condannati a 28 anni e sei mesi e a 25 anni. L’accusa è sempre quella di omicidio volontario. La sentenza di assoluzione di secondo grado non ha più validità. Oltre all’annullamento della sentenza, la Cassazione ha respinto il ricorso portato avanti da Amanda contro la condanna a tre anni di carcere per calunnia verso Patrick Lumumba, accusato proprio dalla Knox dell’omicidio di Meredith. Comunque, nonostante la condanna sia considerata definitiva, la giovane ha già scontato la pena.

    I giudici della Corte d’Appello di Firenze hanno depositato le ragioni della sentenza, che ha visto la condanna di Amanda Knox e Raffaele Sollecito rispettivamente a 28 anni e mezzo e a 25 per l’omicidio di Meredith Kercher. Si tratta di un documento molto corposo, che ripercorre la ricostruzione del delitto, per arrivare ad affermare che l’arma è costituita dal coltello sequestrato a casa di Sollecito, mentre il colpo fatale sarebbe stato sferrato dalla stessa Amanda.

    Il giudice ha stabilito che il coltello sequestrato non è incompatibile con la ferita riportata da Meredith. Inoltre è stato specificato che in questo caso un ruolo non secondario è stato svolto dalla disponibilità dell’arma da parte degli imputati e dal fatto che essa è stata facilmente trasportabile da una casa all’altra. Tutti questi elementi e la presenza del dna della vittima sulla lama del coltello avrebbero portato alla condanna dei due imputati.