Costo degli immigrati, tutti i numeri della gestione dei migranti in Italia

Costo degli immigrati, tutti i numeri della gestione dei migranti in Italia
da in Cronaca, Immigrazione, Immigrazione clandestina
Ultimo aggiornamento: Martedì 22/11/2016 16:21

    Quando si parla di costi dell’immigrazione, davanti ai fatti e alle tragedie continue nelle acque del Mediterraneo, si tende a scivolare o nel buonismo eccessivo (“accogliamoli tutti senza distinzione”) o nel razzismo più becero (“è un’invasione, ci vogliono colonizzare, prima gli italiani”). Per capire meglio cosa sta accadendo, è meglio rivolgersi ai numeri sull’immigrazione, a partire dai famosi 35 euro al giorno per migrante. È una delle cose che circola più sul web come esempio di una politica migratoria che “dà priorità agli stranieri e non agli italiani”. La realtà è molto diversa, visto che ogni migrante riceve 2,5 euro al giorno: qual è la verità? Quale che sia la posizione politica sull’immigrazione, è bene capire come funziona il sistema di accoglienza in Italia.

    Cosa sono allora i 35 euro al giorno per migrante al giorno? Si tratta del costo medio giornaliero per l’accoglienza di una persona, come stabilito dalla valutazione sui costi di gestione dei centri di accoglienza dal ministero dell’Interno e da quello dell’Economia: la cifra è stata ottenuta dalla media (dai 30 ai 40 euro al massimo) dei costi della vita nella singola città d’accoglienza. A ricevere i soldi sono le strutture e non le persone. Secondo quanto stabilito, i 35 euro devono coprire tutta una serie di servizi: lavanderia; servizi di assistenza alla persona; pulizia giornaliera e periodica dei locali; disinfestazione, derattizzazione e deblattizzazione degli ambienti; raccolta e smaltimento rifiuti; erogazione dei pasti ogni giorno; accoglienza per la notte (letti e biancheria); prodotti per l’igiene personale; servizi di mediazione (traduttori, assistenza psicologica e legale). Sempre nei 35 euro al giorno a persona ci sono poi gli stipendi delle persone che lavorano nei centri, corsi di formazione per la lingua o per l’inserimento in un contesto lavorativo a seguito del loro rientro nella società italiana ottenuto lo status di rifugiato. Ai migranti viene dato il cosiddetto “pocket money“, cifra giornaliera che è di 2,5 euro a testa al giorno per le piccole necessità, che siano un caffè, una scheda telefonica o le sigarette: la cifra massima è di 7,5 euro per nucleo famigliare. Diverso è il caso di minori stranieri non accompagnati, bambini e ragazzini arrivati da soli in Italia. La cifra giornaliera destinata a chi si prende cura di loro può salire fino a 140 euro al giorno, con una media di 80: i servizi per un minore sono molti di più e c’è l’obbligo dell’assistenza fino ai 18 anni.

    Il 35 euro al giorno per persona arrivano dal Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo (FNPSA), un fondo ordinario (e non straordinario), in cui confluiscono risorse messe a bilancio dal ministero dell’Interno, donazioni di privati ed enti e l’assegnazione annuale del Fondo Europeo per i rifugiati. I soldi europei sono vincolati all’uso che se ne fa: quelli destinati alle politiche di immigrazione devono essere usati solo per le strutture di accoglienza che vincono i bandi di gara e che, a loro volta, immettono denaro sul territorio, dando lavoro a persone del posto (dai medici agli assistenti, ai cuochi ai mediatori culturali). Inoltre, l’Italia non può rifiutarsi di aiutare chi arriva sulle sue coste perché firmataria di Convenzioni e accordi internazionali, a partire dalla Convezione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (Roma, 1950). In caso contrario, scattano le condanne, come nel 2012 quando il nostro Paese venne condannato all’unanimità dalla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo per la politica dei respingimenti dell’ex ministro degli Interni Roberto Maroni.

    Come già detto, i 35 euro al giorno spettano agli enti che si occupano dell’accoglienza. In Italia ci sono diverse strutture: i centri di primo soccorso e accoglienza (Cpsa), centri di accoglienza (Cda), centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) e centri di identificazione ed espulsione (Cie) sono gestiti direttamente dallo Stato e, anche in questo caso, la spesa media è di 35 euro al giorno per persona. Ci sono poi i centri dello Sprar, Sistema di protezione e accoglienza per i rifugiati: si tratta di una rete di strutture locali, creata nel 2002 da un accordo tra ministero dell’Interno, Associazione Nazionale dei Comuni italiani e l’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (UNHCR). Lo scopo è gestire a livello nazionale e con un disciplinare comune le strutture, gli enti privati e le associazioni a cui si rivolgono i Comuni sul territorio. Ogni tre anni il ministero indice un bando di assegnazione dei fondi, a cui si accede con caratteristiche ben precise e dopo una rigida selezione. L’ultimo bando 2014-2016 ha visto la creazione di 20.744 posti in 367 centri ritenuti idonei per un totale di 180 milioni di euro l’anno. Ci sono poi i Cas (Centri di accoglienza straordinari), strutture private che vengono destinate all’accoglienza in situazioni di emergenza. Anche in questo caso si passa attraverso un bando emesso dalla Prefettura che decide chi ha tutte le carte in regola per dare ospitalità e assistenza ai profughi e quindi ricevere i famosi 35 euro al giorno.

    Spesso circolano sul web notizie di immigrati ospitati in hotel di lusso. In realtà, si tratta di strutture alberghiere che hanno partecipato e vinto il bando Sprar o Cas: spesso sono hotel lontani dai luoghi di villeggiatura più frequentati o strutture che hanno subito la crisi e che sono a rischio chiusura. Gli hotel vengono messi a disposizione dagli stessi proprietari: in questo modo, hanno accesso ai fondi e, oltre ad assistere i migranti, possono mantenere in vita strutture destinate a chiudere, dando anche lavoro al personale.

    L’assistenza e la gestione dell’immigrazione ha un costo. Lo abbiamo visto con i fondi nazionali ed europei, ma il bilancio tra soldi spesi e incassati è positivo: è il dato emerso dallo studio “L’economia dell’Immigrazione: costi e benefici” della Fondazione Leone Moressa. Analizzando il redditi 2014 dei residenti nati all’estero, emerge che gli stranieri sono 8,6% dei contribuenti italiani e che hanno dichiarato 45,6 miliardi di euro. Quello che conta è il rapporto costi-benefici, tra quanto si spende e quanto si incassa: secondo la fondazione Moressa, tra tasse pagati dagli immigrazione e spesa pubblica per l’assistenza e l’accoglienza dei migranti c’è un attivo di 3,9 miliardi di euro.

    La gestione dell’immigrazione ha attirato la malavita e il malaffare. Gli esempi di Mafia Capitale o del centro Cara di Mineo, sono sotto gli occhi di tutti: dove girano i soldi prima o poi arrivano i criminali. I costi dell’immigrazione potrebbero essere più alti di quelli racchiusi nelle tabelle Sprar: quando si ha a che fare con corruzione e malaffare, le spese crescono a dismisura perché i soldi non vengono usati come dovrebbero. Accade per ogni malversazione, per ogni reato contro le finanze statali: i fondi destinati all’assistenza e all’accoglienza vengono dirottati nelle tasche dei criminali che si arricchiscono sulla pelle dei profughi e degli italiani che pagano le tasse. La colpa non è di emigra: è di chi ruba i soldi di tutti, necessari per far fronte all’immigrazione che siamo obbligati ad affrontare come il paese civile che siamo.

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