Roma fa schifo come dicono?

Roma fa schifo come dicono?
da in Cronaca, Giubileo, Governo Renzi, Ignazio Marino, Matteo Renzi, PD – Partito Democratico, Gianni Alemanno
Ultimo aggiornamento: Lunedì 21/09/2015 17:58

    Roma non sembra essere più la Città Eterna. Negli ultimi mesi, gli scandali che hanno travolto la capitale d’Italia e hanno investito la giunta di Ignazio Marino, hanno come cancellato la sua bellezza. Impossibile trovare un luogo nel mondo dove la storia e l’arte si fondono e risplendono a ogni angolo, eppure una patina di bruttura rischia di rovinare a lungo l’immagine capitolina (e dell’Italia intera). Roma fa davvero così schifo come la si dipinge sui media nostrani e internazionali? Come può la città più bella del mondo essere diventata così sciatta, sporca, ingestibile? Di certo, di problemi ce ne sono tanti.

    Dallo scorso anno, si continua a parlare dell’inchiesta Mafia Capitale. La Procura di Roma ha scoperchiato un sistema criminale che univa politica, cooperative e malaffare; al vertice il boss Massimo Carminati e il suo braccio destro, il re delle coop romane Salvatore Buzzi. Tutto intorno politici locali, amministratori e una pletora di personaggi, di destra e di sinistra, collusi con il malaffare. Una situazione che durava da anni e che è esplosa in tutta la sua brutalità, colpendo la giunta Marino e tutta la città.

    Da qui, il caos che ha travolto la giunta Marino con il sindaco che si è trovato a gestire le dimissioni di otto assessori su dodici, gli ultimi a fine luglio, e del vicesindaco Luigi Nieri. Il varo della nuova giunta capitolina apre l’ennesimo nuovo capitolo della politica romana che ora deve affrontare le questioni più urgenti e spinose a partire dalla situazione trasporti.

    L’Atac, la municipalizzata dei trasporti, è ormai al collasso. I problemi non risalgono certo alla gestione Marino, tanto è vero che, salito al Campidoglio, il primo cittadino trovò una società sull’orlo del fallimento. Il piano di rilancio però non ha funzionato e, dopo gli scioperi improvvisi, i continui ritardi, guasti e disservizi dei bus e della metropolitana, il sindaco ha azzerato i vertici, cambiato assessore alla Mobilità, aperto agli investitori privati (con una quota di minoranza) e intavolato un primo dialogo con i sindacati nella speranza di trovare una soluzione. I macchinisti che scioperano perché non vogliono timbrare il cartellino e per l’aumento delle ore di lavoro (700 a Roma, contro le 1000 di Milano e 900 di Napoli), sono la punta dell’iceberg. È la gestione dell’intera struttura a non funzionare: un’azienda di trasporti che su 12mila dipendenti ha più dirigenti e funzionari che autisti è destinata a non fare il suo mestiere, trasportare le persone.

    Stessa cosa per la gestione dei rifiuti. L’Ama per anni è stata una fucina di voti, con assunzioni di amici e parenti, buonuscite milionarie e un sistema di raccolta che non funziona. La chiusura della discarica di Malagrotta è un successo dell’amministrazione Marino, ma i problemi sono ancora lì, sotto gli occhi dei romani e dei turisti. Difficile dimenticare lo scempio al Circo Massimo ricoperto di immondizia dopo il concerto dei Rolling Stones lo scorso anno. Strade imbrattate, sporche, cassonetti stracolmi, bottiglie di plastica e vetro lungo i marciapiedi: la situazione è tale che il New York Times l’ha presa a esempio del degrado in cui versa Roma. Colpa di Marino? Per il quotidiano statunitense non del tutto, anzi. Dalla Grande Mela dicono che il problema sia proprio l’onestà del primo cittadino, l’essere fuori dagli ingranaggi della malapolitica che non gli permette di affrontare i problemi con cognizione di causa.

    Anche la gestione dell’ordine pubblico nella Capitale d’Italia fa cilecca. I borseggiatori sono all’ordine del giorno: davanti alle macchinette per i biglietti alla stazione Termini, sostano tutto il giorno ladruncole che si sono praticamente impossessate della zona e attorniano i viaggiatori per farsi dare soldi o, nella peggiore delle ipotesi derubarli. Come dimenticare lo scempio alla Barcaccia da parte dei tifosi olandesi del Feyenoord? Roma ha poi dimenticato le sue periferie, le ha lasciate in balia di se stesse, creando l’ambiente perfetto per la malavita. Così, a ogni scintilla scoppiano disordini, spesso sono gli stranieri a finire nel mirino delle proteste, anche quando si tratta di rifugiati da ospitare in un quartiere residenziale periferico, come accadde per Casale San Nicola: la riqualificazione delle periferie è ancora lontana.

    Se Atene piange, Sparta non ride e il cuore della politica romana, il Campidoglio, è al centro di continui attacchi dalle opposizioni locali ma anche dal governo. Matteo Renzi ha sempre avuto un rapporto conflittuale con Marino e il massimo del sostegno avuto dal premier è arrivato a ridosso del rimpasto di luglio, quando disse “se sa governare vada avanti, altrimenti lasci”. I conflitti con il PD romano sono all’ordine del giorno fin dall’arrivo del chirurgo al Campidoglio. Marino è estraneo ai giochi di potere locali, non ha voluto seguire la linea del partito e in molti lo accusavano di protagonismo, salvo poi dover cedere davanti al commissariamento del PD romano da parte della segreteria nazionale dopo Mafia Capitale.

    Ad aggravare la disastrosa situazione del buco di bilancio (quando arrivò Marino si parlava di 8,5 miliardi di debiti), è arrivato a giugno il resoconto del Mef sul fondo del salario accessorio per i 23mila dipendenti del Comune. Secondo i dati del Ministero dell’Economia, l’amministrazione Alemanno dal 2008 al 2013 avrebbe erogato 360 milioni di “bonus” senza motivi reali. In pratica, il fondo extra salariale dei dipendenti è stato usato per premiare chiunque a prescindere dai risultati ottenuti. Non è bastato alla nuova giunta riformare l’accesso al fondo e premiare solo chi ha prodotto veri risultati: il Mef chiede al Comune di rientrare del debito, recuperare le cifre erogate illegittimamente usando lo stesso fondo. Questo porterebbe a uno stop di 5-6 anni al salario accessorio dei dipendenti e a una nuova ondata di scioperi che potrebbe mettere Roma definitivamente in ginocchio.

    Ad aggravare i problemi di Roma, ci si mettono anche scioperi selvaggi che tagliano le gambe alla città. Il più eclatante è stato quello di Capodanno che ha riguardato i Vigili Urbani. Nella notte più caotica dell’anno, con romani e turisti che affollano le strade per festeggiare l’inizio del nuovo anno, l’83,5% dei vigili mancarono dal lavoro, tra malattia, donazioni di sangue e altri permessi. Una decisione che ha colpito la città e che è finita davanti all’Autorità di garanzia per gli scioperi: a marzo è arrivata la sanzione di 100mila euro per cinque sigle sindacali (Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, CSA e Diccap Sulpl) per quello che è stato definito uno “sciopero selvaggio“.

    Altra questione è quella relativa a Fiumicino, il più grande aeroporto della Capitale. Prima l’incendio al Terminal 3 di maggio, che ha portato a cancellazioni e alla riduzione dell’operatività dello scalo. In seguito quelli di fine luglio, con le fiamme sviluppatesi vicino alla pineta di Focene, di fianco alle piste di atterraggio, che hanno causato un vero disastro in uno dei fine settimana più caldi per le partenze dei vacanzieri. Il caos è stato totale: i passeggeri di molte compagnie, in particolare le low cost, hanno atteso due giorni per poter riprendere il viaggio. Il caso più difficile è stato quello della spagnola Vueling, con code interminabili, nessuna risposta dalla compagnia e disagi continui. Il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, ha riferito in Parlamento: ha parlato di “paralisi dello sviluppo aeroportuale negli ultimi 20 anni“, e ha sottolineato la necessità di “un’accelerazione degli investimenti su Fiumicino per colmare il deficit strutturale di un hub internazionale che movimenta oltre 40 milioni di persone l’anno“. In previsione del Giubileo, l’inefficienza dello scalo potrebbe tornare a galla. Ci saranno sanzioni per la Vueling, assicura l’Enac, ma la gestione dell’aeroporto rimane ancora difficile. I lavori di ampliamento dello scalo hanno fatto venire l’acquolina in bocca alla malavita e non è escluso che, dietro agli incendi spesso di natura dolosa, possa esserci la mano di chi vuole lucrare sui lavori.

    In tutto questo, Roma dovrà affrontare l’ennesima sfida, il Giubileo straordinario indetto da Papa Francesco. La previsione più ottimistica parla di 400 milioni di pellegrini tra il 2015 e il 2016 che si riverseranno nelle strade della Capitale, oltre al solito flusso di turisti. Come si sta preparando la città? Dove troverà i soldi? Lo Stato ha fatto sapere che non aprirà i cordoni della borsa, ma derogherà al Patto di Stabilità, smuovendo risorse dopo l’approvazione di un piano che dovrà elencare tutte le opere legate all’evento giubilare. Si farà tutto per bene, lasciando ai romani opere e servizi? Roma tornerà a essere la città più bella del mondo? Lo speriamo tutti.

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