Ici alla Chiesa cattolica, la Cassazione: «Paghino le tasse». La Cei insorge

Ici alla Chiesa cattolica, la Cassazione: «Paghino le tasse». La Cei insorge
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    Ici alla Chiesa cattolica, la Cassazione: «Paghino le tasse». La Cei insorge

    Sentenza storica per il Comune di Livorno e per l’annosa questione dell’Ici non pagato dalla Chiesa Cattolica. La Corte di Cassazione ha infatti riconosciuto legittima la richiesta, avanzata dal Comune, di pagare l’imposta comunale sugli immobili da parte di due scuole paritarie, la “Santo Spirito” e l’”Immacolata”. Ora, i due istituti dovranno versare 422mila euro per gli anni dal 2004 al 2009; in seguito sarà notificato il valore degli importi dovuto per il 2010 e il 2011. La sentenza dà ragione all’amministrazione comunale dopo un contenzioso aperto nel 2010 ed è la prima nel suo genere, destinata ora a fare giurisprudenza. La Cei però è insorta contro la decisione della Corte definendola “pericolosa”. La ministra dell’Istruzione, Stefania Giannini, non si è sbilanciata e ha dichiarato che ora, “occorre fare una riflessione seria”.

    Le sentenze 14225 e 14226 depositate l’8 luglio rappresentano una svolta nella vicenda sull’esenzione dell’Ici per la Chiesa cattolica. Da sempre infatti gli edifici a carattere religioso sono esenti dal pagamento delle imposte sugli immobili: per legge, anche onlus e istituti non a carattere commerciale non pagano le tasse sugli immobili. La decisione della Cassazione ora potrebbe cambiare le cose.

    La Corte di Cassazione ha dato ragione al comune di Livorno e ha stabilito che le due scuole paritarie hanno carattere commerciale, in quanto le famiglie degli alunni pagano una retta: da qui la decisione di farle pagare l’Ici arretrato per un valore di 422mila euro. Anche se i bilanci delle scuole paritarie possono essere in parità, quindi senza scopo di lucro, il fatto di far pagare una retta dà loro carattere commerciale, il che porta al pagamento delle imposte sugli immobili.

    Le prime reazioni sono arrivate dalla Chiesa e in particolare da don Francesco Macrì, presidente della Fidae (Federazione Istituti di attività educative) che è intervenuto su Radio Vaticana. “Sono sentenze che lasciano interdetti, perché costringeranno le scuole paritarie a chiudere”, ha dichiarato. Stesso tono allarmistico è arrivato dal segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino. Intervenuto all’Adnkronos, ha parlato di “una sentenza pericolosa” che limita fortemente “la garanzia di libertà sull’educazione che tanto richiede anche l’Europa”. “Chi prende queste decisioni, lo faccia con meno ideologia”, continua mons. Galatino. “Il fatto è che non ci si sta rendendo conto del servizio che svolgono le scuole pubbliche paritarie”.

    La sentenza colpisce anche la ministra Giannini. A pagare dovranno essere delle scuole paritarie e questo crea non pochi imbarazzi soprattutto dopo la discussa riforma della scuola che tocca anche le paritarie, con detrazioni fiscali (in base al reddito) per le famiglie che le scelgono.

    La sentenza, dice la Giannini, “sottolinea che c’è un trattamento diverso” tra pubbliche e paritarie “perché sono istituzioni diverse”. Questo non toglie che “ci sia una riflessione da fare”, visto che in regioni come il Veneto, senza paritarie, Stato e Regione “si troverebbero in enormi difficoltà economiche e strutturali”.

    Anche la Cei insiste su questo punto. “Ci sono un milione e 300 mila studenti nelle scuole paritarie. Bisogna anche sapere che a fronte dei 520 milioni che ricevono le scuole paritarie, lo Stato risparmia 6 miliardi e mezzo”, ricorda mons. Galantino. “Non stiamo parlando solo di scuole cattoliche. Impariamo a chiamare le cose con il loro nome, parliamo di scuole pubbliche paritarie”.

    L’esenzione dalle imposte sui beni immobili per la Chiesa cattolica è da anni al centro del dibattito politico. L’ultima circolare in materia risale al 2009, la n. 2/DF, emessa dal Ministero dell’economia e delle finanze e pubblicata il 26 gennaio 2009 che riguarda l’applicazione dell’esenzione dall’ICI agli immobili degli enti non commerciali utilizzati per specifiche finalità di rilevanza sociale. Anche sotto il governo Monti, quando tornò l’Ici sulla prima casa come Imu, l’esenzione per gli edifici di culto fece scalpore. In pratica, gli edifici per il culto, per le associazioni no profit di rilevanza sociale, come per gli edifici di altri Stati sovrani (le ambasciate per esempio) non sono previste imposte perché non hanno carattere commerciale, cioè non guadagnano dal possedere gli immobili. Nel 2012, su istanza dei Radicali italiani, la Corte Europea ha dichiarato “incompatibile” l’esenzione per gli edifici non commerciali.

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