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Sparatoria in Tribunale a Milano: ricostruzione della strage

Sparatoria in Tribunale a Milano: ricostruzione della strage
da in Cronaca, Cronaca di Milano, Magistratura, Tribunali
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 08/07/2015 12:20

    Claudio Giardiello avrebbe avuto intenzione di uccidersi in tribunale. E’ proprio per questo che avrebbe portato con sé una pistola e due caricatori che teneva nella sua borsa. Interrogato dai pm di Brescia, Giardiello ha confessato che sarebbe stato molto stanco. Era da 10 anni che aveva subito molto e non ce la faceva più ad andare avanti. Inizialmente avrebbe provato a togliersi la vita a casa sua, ma non avrebbe avuto il coraggio di farlo. Da qui gli sarebbe venuta l’idea di suicidarsi in aula. Non avrebbe preso nessuna precauzione, portando l’arma in tribunale a Milano, e ha pensato che, se l’avessero trovata, avrebbe confessato la sua intenzione di suicidarsi in aula. Giardiello ha continuato a sostenere di non aver premeditato la strage e che l’istinto di uccidere gli sarebbe scattato durante il processo, che non gli avrebbe dato la possibilità di mettere in evidenza quello che gli interessava. Ha raccontato una vita di soprusi e di persone cattive. Poi ha detto: “Sono impazzito”. Ricostruiamo la vicenda nelle schede seguenti.

    Nella foto, la madre dell’avvocato Appiani

    Claudio Giardiello si è avvalso della facoltà di non rispondere nell’interrogatorio di garanzia che si è tenuto nel carcere di Monza. Il killer del Tribunale di Milano non ha risposto alle domande del gip Patrizia Gallucci che ha trasmesso tutti gli atti alla Procura di Brescia, competente sul caso. L’imprenditore sarebbe stato in stato confusionale, come ha fatto sapere il suo legale, l’avvocato Nadia Savoca. Le uniche parole pronunciate da Giardiello sono arrivate per spiegare il suo silenzio davanti agli inquirenti. “Cosa volete che vi dica, se mi hanno visto…è troppo lunga da raccontare. Vi racconterò tutte le ingiustizie che ho subìto“, ha dichiarato. Dopo l’interrogatorio della mattinata, l’uomo è stato sottoposto a una visita da parte dello psichiatra del carcere di Monza che ha confermato come sia “totalmente capace di partecipare” alle fasi processuali. La stessa gip ha così respinto l’istanza della legale di Giardiello che chiedeva una perizia psichiatrica sulle capacità per poter partecipare agli interrogatori. Dalle indagini sarebbe emerso l’uso di psicofarmaci da parte dell’imprenditore perché agitato dalle vicissitudini societarie, ma non risulta al momento che gli fosse stata diagnosticata una depressione.

    Nel frattempo, si sono concluse le autopsie sulle vittime della strage al Palazzo di Giustizia. I famigliari di Giorgio Erba hanno rifiutato le esequie di Stato e hanno deciso per una cerimonia privata. Confermati invece i funerali di Stato a Milano per il giudice Fernando Ciampi e l’avvocato Lorenzo Claris Appiani.

    Si è tenuto lunedì mattina 13 aprile 2015 alle 10 l’interrogatorio di garanzia di Claudio Giardiello, il killer del Tribunale di Milano. Il gip Patrizia Gallucci avrebbe dovuto interrogare Giardiello sabato mattina, ma l’immobiliarista si è sentito male ed è svenuto ancora prima di iniziare il colloquio, al quale avrebbe dovuto partecipare anche il pm Franca Macchia. Giardiello, da quanto si è appresso, era in stato confusionale e non era in grado di proseguire l’interrogatorio. Il gip ha disposto per lui una valutazione psichiatrica. Dopo l’interrogatorio di convalida, il gip si dichiarerà incompetente e trasferirà il fascicolo alla Procura di Brescia, competente perché una delle vittime, Ferdinando Ciampi, era giudice a Milano. Non è esclusa l’accusa di strage: i reati per cui ora è imputato sono omicidio plurimo premeditato e tentato omicidio nei confronti dei feriti.

    Voleva vendicarsi del Tribunale e dei giudici, ritenuti responsabili dei suoi guai. Così avrebbe detto ai Carabinieri Claudio Giardiello, il killer del Palazzo di Giustizia di Milano, al momento dell’arresto. Qualche frase rilasciata agli uomini dell’Arma, come riporta Repubblica, quel senso di odio e livore nei confronti dei magistrati che lo hanno portato in un primo momento anche a cacciare l’avvocato d’ufficio, al momento del primo interrogatorio in carcere. “Il Tribunale mi ha rovinato, è l’origine di tutti i miei mali“. E ancora: “Odio i magistrati, è tutta colpa loro, con loro non parlo“. Filtrano anche i primi dettagli di come sia riuscito a entrare in Tribunale con la pistola. Ai Carabinieri che l’hanno fermato ha raccontato di essere stato scambiato per un avvocato e di non aver mostrato alcun tesserino,ma dalle prime immagini delle telecamere di sicurezza, si vede il momento in cui mette via il portafoglio nel taschino della tasca, forse dopo aver mostrato qualcosa. “Quando ho superato il varco ho pensato: se mi fanno passare con la pistola, lo faccio“, ha rivelato ai Carabinieri. Al momento del fermo, era ancora armato, con il colpo in canna e un caricatore pieno. Ha svelato di essersi fermato a Vimercate, dove poi è stato catturato, per bere un caffè e fumare una sigaretta. “Meno male che mi avete fermato, stavo andando a uccidere ancora“, ha poi dichiarato. Gli inquirenti continuano a indagare anche sulle falle nel sistema di sicurezza: secondo le prime indagini non ci sarebbero rilievi penali sui sistemi di sicurezza.

    Nella foto, la moglie del giudice Ciampi davanti al Tribunale

    Milano cerca di tornare alla normalità dopo la strage al Tribunale che è costata la vita a tre persone. Il killer, Claudio Giardiello, dopo un breve ricovero in ospedale a seguito di un malore nel corso dell’interrogatorio, è agli arresti nel carcere di Monza. Prima gli spari nelle Aule del Palazzo di Giustizia, dove era imputato per bancarotta fraudolenta, poi la fuga a bordo di uno scooter verso Vimercate, a 30 km da Milano, per uccidere anche il socio, reo a suo dire, di averlo rovinato. Infine l’arresto, il malore, le prime dichiarazioni e la scelta di avvalersi della facoltà di non rispondere. Quello che emerge dalle prime indagini è che tutto sia stato premeditato: un folle gesto di vendetta che è costato la vita al giudice Ferdinando Ciampi, all’avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani e a Giorgio Erba, coimputato nel processo.

    Una mattinata di sangue al Tribunale di Milano dove Claudio Giardiello, imprenditore immobiliare, ha sparato diversi colpi di arma da fuoco, uccidendo 3 persone e ferendone 2. Sono le 11 del mattino circa: tra il secondo e il terzo piano diverse persone sentono quattro o cinque colpi di arma da fuoco. Le forze dell’ordine accorrono nei corridoi armi in pugno, in pochi istanti si crea il panico. Il Palazzo di Giustizia viene subito evacuato: prima le donne, poi gli uomini. Si cerca il killer, un signore di circa 50 anni ben vestito. Le prime notizie parlano dell’attentatore asserragliato dentro il Tribunale: in realtà le Forze dell’Ordine sanno che è riuscito a fuggire a bordo di uno scooter. Scatta la caccia all’uomo: l’uomo viene catturato dai Carabinieri a Vimercate, comune a circa 30 km da Milano, un’ora dopo mentre cercava di fuggire. “Volevo vendicarmi di chi mi ha rovinato” avrebbe detto ai Carabinieri subito dopo la cattura.

    Fin da subito si è cercato di capire come sia stato possibile per Giardiello entrare nel Palazzo di Giustizia di Milano armato: i controlli per il pubblico sono molto rigorosi, con un passaggio obbligato sotto il metal detector e solo giudici, magistrati, avvocati e appartenenti alle forze dell’ordine possono accedere al Tribunale senza perquisizioni. I clienti vengono fatti entrare dagli ingressi controllati, separati dagli avvocati. Impossibile dunque entrare senza passare dal metal detector a meno di utilizzare le entrate riservate agli addetti ai lavori: l’ipotesi che si fa strada è che il killer si sia fatto passare per un avvocato mostrando un tesserino falso. Di certo qualcosa nel sistema di sicurezza non ha funzionato.

    Intorno alle 11 circa del mattino, all’interno del Palazzo di Giustizia molti testimoni sentono quattro-cinque colpi di arma da fuoco. In pochi minuti si crea il panico, le persone che affollano il secondo piano del Tribunale si chiudono nelle Aule, le Forze dell’Ordine si riversano al terzo e al secondo piano. Stando alle prime ricostruzioni, Claudio Giardiello, ha sparato dopo che il suo avvocato ha rimesso il mandato, uccidendo l’avvocato Alberto Claris Appiani, legale che lo aveva seguito in altri casi ma che in questo processo rappresentava la controparte, e Giorgio Erba, coimputato con lui nel processo. In seguito si è recato al secondo piano nell’ufficio del giudice fallimentare Ferdinando Ciampi, freddandolo con due colpi al petto mentre era seduto alla scrivania.

    Una persona ingestibile come cliente, sopra le righe“. Così l’avvocato Valerio Maraniello ha descritto a Corriere TV Claudio Giardiello, il presunto killer del Tribunale di Milano. Il legale aveva seguito Giardiello fino a un paio di anni fa e ha spiegato di averlo lasciato perché “era un cliente troppo difficile, non seguiva le indicazioni che gli davamo“. Imprenditore immobiliare di 57 anni, residente a Brugherio, il killer era imputato per bancarotta fraudolenta per il crac dell’Immobiliare Magenta srl di cui era socio di maggioranza. “Era paranoico, convinto sempre che qualcuno volesse fregarlo, invece di affidarsi a professionisti“, ha continuato. “Con Claris Appiani stavamo gestendo una transazione relativa alla sua società e i rapporti erano difficili. Conosco molto bene il collega morto – ha concluso il legale – bravissimo, giovane, un amico di famiglia“.

    In un primo momento, si era pensato che l’uomo si fosse asserragliato al secondo piano. Sul posto era arrivato anche il fratello del killer: accompagnato dalle forze dell’ordine si è diretto all’interno per fare da mediatore e convincere Giardiello ad arrendersi. Invece, l’uomo è riuscito a fuggire dal Tribunale, inforcare uno scooter e dirigersi fuori città: intorno a mezzogiorno e mezzo il killer è stato fermato a Vimercate, a 30 km di distanza.

    La notizia dell’arresto è stata confermata dal ministro degli Interni, Angelino Alfano, presente a Milano per un vertice sulla sicurezza in vista dell’Expo. Dopo la fuga, Giardiello è stato fermato e arrestato dai Carabinieri a Vimercate. Uscito da Milano, si era allontanato dalla città, evitando la tangenziale, ma venendo intercettato tra Concorezzo e Vimercate e quindi bloccato alle Torri Bianche, grosso centro commerciale. Giardiello, al momento del fermo, era ancora armato, con due caricatori addosso: secondo quanto appurato dai Carabinieri, voleva andare dal suo ex socio, Massimo D’Anzuoni, a Carvico, in provincia di Bergamo. Voleva uccidere ancora, vendicarsi e poi farla finita: solo i Carabinieri hanno fermato la sua folle corsa.

    I mezzi del 118 sono riusciti a entrare all’interno del Tribunale e a raggiungere i feriti tra il secondo e il terzo piano in poco meno di mezz’ora. Le ambulanze sono arrivate davanti all’ingresso laterale di via Manara, dove sono state trasportate le barelle con i feriti tra cui un uomo, forse un avvocato, colpito da una pallottola alla gamba. Uno dei feriti più gravi era Giorgio Erba: trasportato all’ospedale di Niguarda, è deceduto poco dopo il suo arrivo.

    Tre le vittime della sparatoria: uno dei morti è il giudice fallimentare Fernando Ciampi, ucciso nel suo ufficio. Il killer lo ha raggiunto nel suo ufficio, scendendo dal terzo al secondo piano e freddandolo alla scrivania. Il magistrato avrebbe dovuto testimoniare al processo per bancarotta in cui Giardielo era imputato.

    La seconda vittima è l’avvocato Alberto Claris Appiani, legale che lo aveva seguito in altri casi ma che in questo processo rappresentava la controparte. Anche lui doveva testimoniare: era entrato da pochi minuti in Aula quando il killer ha sparato.

    La terza vittima è Giorgio Erba, 60 anni, coimputato di Giardiello nel processo: l’uomo era stato ricoverato in gravi condizioni al Niguarda ed è deceduto in ospedale a seguito delle ferite. Ferito Davide Limoncelli, altro coimputato dell’imprenditore presente in Aula.

    Giardiello è stato interrogato nel carcere di Vimercate e in seguito, portato in ospedale in ambulanza a seguito di un malore. Qualche frase, detta agli uomini dell’Arma al momento del fermo, poi la decisione di avvalersi della facoltà di non rispondere. Si attende l’interrogatorio di garanzia nel carcere di Monza, dove è in stato di arresto.

    Nel pomeriggio sono gli inquirenti a tracciare un primo quadro della vicenda. A parlare in conferenza stampa è il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati: Claudio Giardiello sarebbe entrato in Tribunale dall’ingresso di via Manara, riservato agli addetti ai lavori e quindi senza metal detector, mostrando un tesserino falso da avvocato. Arrivano anche le prime notizie dall’interrogatorio del killer: l’uomo avrebbe raggiunto il giudice Ciampi e lo avrebbe colpito con due spari nel suo ufficio. Il magistrato avrebbe cercato di difendere una sua collaboratrice.

    A seguire le indagini sarà il procuratore Tommaso Bonanno, pm di Brescia. “Tutti gli ingressi sono presidiati e con metal detector, tutti funzionanti nella giornata di oggi, con telecamere attive e che si stanno analizzando“, ha chiarito il procuratore capo di Milano. “L’intero palazzo è stato messo in sicurezza in tempi velocissimi“.

    Bonanno ha aggiunto che Giardiello aveva con sé due caricatori e ha esploso 13 colpi, colpendo prima l’avvocato e le persone che erano in Aula, tra cui il commercialista, e poi scendendo dal terzo al secondo piano dove è entrato nell’ufficio del giudice Ciampi che si trovava alla scrivania. Due i colpi sparati all’indirizzo del magistrato, morto sul colpo: nell’ufficio era presente anche una collaboratrice di Ciampi. “Tutto fa sembrare che il pluriomicidio sia stato organizzato prima da Giardiello: ha agito con fredda determinazione“.

    Dai primi accertamenti, risulta che l’arma usata fosse una pistola Beretta e che Giardiello aveva l’intenzione di uccidere un’altra persona, ritenuta da lui responsabile dei suoi guai finanziari e processuali.

    In conferenza stampa hanno parlato i ministri Andrea Orlando e Angelino Alfano, rinnovando il cordoglio e la vicinanza alle famiglie delle vittime. “Dalle prime indicazioni sappiamo che i sistemi di sicurezza tecnologici erano funzionanti, ma il sistema nel suo intero ha visto comunque degli errori gravi di cui abbiamo chiesto conto“, ha dichiarato il Guardasigilli. “La riflessione che occorre fare è sulla gestione del sistema di sicurezza dei Tribunali che da settembre tornerà a essere in mano allo Stato“, ha proseguito Orlando che ha ringraziato gli uffici di Milano.

    Vorrei esprimere il mio cordoglio e vicinanza ai famigliari delle vittime che abbiamo incontrato“, ha proseguito Alfano. “Siamo profondamente colpiti, è accaduta una cosa inaccettabile e gravissima. Non era la prima volta ma faremo di tutto perché non accada più“, ha proseguito nel ringraziare le Forze dell’ordine per il “gesto eroico” e per un sistema che si è messo in moto subito l’accaduto. Secondo quanto dichiarato da Alfano, il killer era pronto a uccidere altre persone a Vimercate. “Occorre fare chiarezza immediata su quanto è successo e su chi ha permesso di far entrare un’arma nel Tribunale“.

    Matteo Renzi interviene in conferenza stampa per esprimere il cordoglio a nome del governo. “C’è un dolore profondo“, ha esordito il premier. “Voglio esprimere la mia vicinanza alle famiglie delle vittime, alla città di Milano e alla magistratura, all’avvocatura. Oggi è il giorno del dolore molto fotte, è il momento del cordoglio, ma dovrà assere fatta chiarezza su come sia stato possibile introdurre un’arma all’interno del Tribunale“, prosegue Renzi che ricorda come non sia stata la prima volta che accade. “Questa volta deve essere l’ultima“, dice, assicurando che il governo ha dato mandato per capire quali falle di sicurezza ci sono state.

    Voglio soprattutto esprimere la più grande gratitudine alle forze dell’ordine che hanno dato vita all’inseguimento“, continua il premier che definisce eroiche le Forze dell’Ordine soprattutto per quello che hanno fatto dopo la sparatoria. “Voglio sottolineare il grandissimo eroismo dei Carabinieri che hanno riconosciuto, fermato e disarmato il killer che aveva con sé dei caricatori e poteva essere ancora pericoloso“.

    Al Tribunale è avvenuta una cosa gravissima e ora tocca ai magistrati capire cosa sia successo e indicare le responsabilità. La dimostrazione della qualità delle Forze dell’Ordine è stata lampante: sappiamo che abbiamo uomini e donne che tutelano la sicurezza del nostro Paese“, ha risposto in merito al problema sicurezza in vista dell’Expo. I due eventi non sono collegati, ribadisce il premier. “L’Expo non centra nulla con quanto accaduto al Tribunale, ma bisognerà fare chiarezza per capire chi, come e perché ha sbagliato“.

    Anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto a seguito dei fatti al Tribunale di Milano, riunendo un plenum straordinario del Csm da lui presieduto. “Con grande commozione prendo la parola in questa seduta particolare, dopo l’assurda vicenda accaduta questa mattina al tribunale di Milano. Provo terribile dolore. Dolore tanto più lacerante poiché gli assassini si sono consumati in un luogo dedicato al rispetto della legge“, ha esordito il Capo dello Stato.

    I magistrati sono sempre in prima linea e ciò li rende particolarmente esposti: anche per questo va respinta con chiarezza ogni forma di discredito nei loro confronti“, ha chiarito prima di rendere omaggio alle vittime della strage.

    Siamo qui per onorare la memoria di Fernando Ciampi, giudice probo, rigoroso e intransigente. Un altro magistrato caduto nell’esercizio delle sue funzioni. La società democratica, aperta e accogliente – ha aggiunto – è per sua natura vulnerabile: alle insidie criminali lo Stato italiano risponde con fermezza, sempre nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali e dei diritti dell’uomo“.

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