Sequestro di armi nel loculo

Sequestro di armi nel loculo
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    Sequestro di armi nel loculo

    Un duro colpo alla malavita è stato inflitto a Bari dove i Carabinieri hanno arrestato 40 persone e sequestrato un arsenale di armi nascoste dentro i loculi del cimitero. L’operazione ha pesantemente colpito il clan Strisciuglio, egemone nella zona: tra i fermati anche il boss Domenico Strisciuglio. Gli uomini delle forze dell’ordine hanno scovato un deposito di armi, destinate al clan, davvero insolito: in una tomba di un professore morto nel 1952 hanno trovato pistole, munizioni e persino una bomba “ananas” in grado di far saltare per aria una casa o un negozio. Scoperto anche un giro di racket a doppio mandato: per poter lavorare nella zona, in particolare nel settore dell’edilizia, gli imprenditori doveva pagare un doppio pizzo.

    I Carabinieri hanno così svelato il potere economico del clan che aveva interessi ovunque e in quasi tutti i cantieri, compreso quello per la scuola elementare a Palese: chi voleva lavorare doveva pagare il clan Scrisciuglio e quello dei Di Cosola.

    Anche un gruppo degli ultras del Bari Calcio aveva un ruolo nell’organizzazione: erano infatti loro a occuparsi di riscuotere il pizzo dai venditori ambulanti in occasione di concerti ed eventi allo stadio San Nicola, compresa l’esibizione di Vasco Rossi.

    Le indagini hanno permesso di svelare anche i riti di iniziazione, presi a prestito dalla camorra campana. Chi voleva far parte del clan, veniva presentato da un “padrino” e inizia la sua carriera, avanzando di grado: al quarto grado poteva fondare un proprio clan.

    In questo modo i boss e gli affiliati si garantivano un sostegno economico alle famiglie anche dal carcere grazie a una somma mensile, detta “spartenza”, che permetteva di mantenere un alto tenore di vita ai famigliari.

    I capo clan riuscivano così a gestire gli affari anche dal carcere: fondamentale in questo caso, il ruolo delle donne, vere e proprie messaggere che riuscivano a far viaggiare notizie dentro e fuori le prigioni, portando nelle celle anche della droga.

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