L’autista eroe del 118 che guida l’ambulanza con un infarto in corso per salvare una donna

L’autista eroe del 118 che guida l’ambulanza con un infarto in corso per salvare una donna
da in Cronaca, Infarto
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    L’autista eroe del 118 che guida l’ambulanza con un infarto in corso per salvare una donna

    Nonostante un infarto in corso, questo vero e proprio eroe del 118 ha proseguito a guidare l’ambulanza per salvare la vita ad una donna in codice rosso. Si chiama Massimiliano Ceci, e stava portando all’ospedale San Paolo di Civitavecchia un’anziana di 91 anni residente a Cerveteri, che era stata colpita (forse) da un ictus. A un certo punto, mentre guidava il mezzo sull’autostrada ha avvertito un peso sul petto, e il braccio sinistro dolente. Ha però proseguito la sua corsa, fino all’arrivo al nosocomio. In seguito, ricoverato a sua volta, il 51enne padre di una figlia di 15 è stato sottoposto a un intervento di angioplastica.

    La sua storia ha commoso il web, e non solo: ”Guido per l’Ares 118 da 27 anni, prima nella postazione a Prati ora a Ladispoli. Scene come queste le ho viste di frequente, i sintomi li ho riconosciuti quasi subito, ma viverle addosso è un’altra cosa”, racconta l’uomo ricoverato in terapia sub-intensiva al Santo Spirito, dove ha ricevuto l’intervento di angioplastica. Quando si è accorto che stava succedendo qualcosa, si è voltato verso il collega che lo accompagnava in ambulanza, rassicurandolo: ”Mi sento male, ma ancora ce la faccio”.

    Poi, ”Al casello ho cominciato a sudare freddo, ho capito quello che stava accadendo, mancavano ancora quattro chilometri. Stavamo vicini, ero vigile, ma stavo sempre peggio – racconta ancora Massimilano – E pensare che non ho mai avuto problemi di salute.

    Fumo, anzi fumavo, ora devo smettere per forza. Ho il colesterolo cattivo normale, nessuna familiarità. Pensavo di stare tranquillo. Certo il lavoro è stressante, soprattutto dopo tanti anni”, conclude Massimiliano, che anche se non guiderà più l’ambulanza, per non affaticare il cuore, ”l’importante è che posso raccontare questa storia”.

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