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Il latitante che manda baci alla folla

Il latitante che manda baci alla folla
    Il latitante che manda baci alla folla

    La guerra contro la camorra è ancora lunga da combattere se, al momento dell’arresto di un pericoloso boss latitante, la gente del quartiere lo difende e lui risponde con un bacio alla folla. È successo a Napoli, nella notte tra sabato e domenica, quando i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata hanno trovato e arrestato Luigi Cuccaro, 42 anni, a capo con il fratello Michele dell’omonimo clan camorristico nei quartieri Barra e Ponticelli di Napoli. L’uomo, ricercato da due anni, era a casa del cognato dove stava per festeggiare il suo onomastico: quando i carabinieri lo hanno portato via, hanno trovato sotto la palazzina una sessantina di persone che hanno tentato di liberarlo. Il boss, a quel punto, ha risposto con un bacio diretto verso la folla.

    L’arresto di Cuccaro è un colpo importante nella lotta alla criminalità organizzata, come ha fatto notare il tenente colonnello Antonio Petti, comandante del gruppo di Torre Annunziata. Il boss si è nascosto per due anni nel “suo” quartiere, convinto di essere intoccabile. “Con questa operazione viene sconfitta una figura simbolica, che è quella del latitante, che riteneva di potersi avvantaggiare a oltranza della copertura del proprio territorio di riferimento”, ha spiegato Petti.

    Quello che però è accaduto al momento del fermo, ha messo in luce quanto ancora ci sia da fare all’interno della società per sconfiggere il malaffare. La gente del quartiere che, richiamata dalle urla dei parenti, accorre sotto casa per bloccare gli investigatori, quel bacio mandato alla folla a ringraziare dell’affetto: scene che indicano quanto sia radicato il potere camorristico nelle zone sotto il controllo dei clan.

    Eppure su Luigi Cuccaro pendevano tre richieste di arresto emesse dalla Direzione Distrettuale Antimafia per omicidio, associazione per delinquere di tipo mafioso e associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e al contrabbando.

    Con il fratello Michele, ancora latitante e ora unico reggente del clan, è accusato dell’omicidio di Ciro Veneruso, detto “o’ Baffone”, elemento di spicco del clan Aprea, ucciso il 26 luglio del 1996 a poca distanza da Palazzo Magliaro, roccaforte dei Cuccaro. Il boss venne raggiunto da un commando in sella a una moto che lo massacrò a colpi di pistola.

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