Andrea Loris Stival: la lettera del papà per il nono compleanno

Andrea Loris Stival: la lettera del papà per il nono compleanno
da in Carabinieri, Cronaca, Cronaca Nera, Omicidi, Omicidio Loris Stival, Persone scomparse, Veronica Panarello, Questura
Ultimo aggiornamento: Martedì 18/10/2016 07:17

    Andrea Loris Stival il 18 giugno 2015 avrebbe compiuto 9 anni e il padre Davide, con una lettera aperta, ha voluto dedicargli un messaggio. Davide Stival ha scritto che vuole ricordare suo figlio come è sempre stato, specialmente felice con il suo adorato fratellino piccolo. Nella lettera afferma che adesso Loris è un angioletto volato in cielo. Parole commoventi quelle del padre del bambino, che dice come lo sentano ancora vicino e racconta di come il fratellino di Loris, a volte, guardando il cielo di sera, vede tante stelle luminose. E’ proprio a questo punto che Davide afferma: “Tra quelle la più luminosa sei tu, che ci guidi in questo cammino e dai a tutti noi la forza di andare avanti”. Il padre di Loris ricorda l’amore che legava i due bambini: “Vi volevate tanto bene e come fratello maggiore ti sei sempre preso cura di lui”. Poi conclude: “Auguri per il tuo compleanno! Il tuo papà”. SFOGLIA LE ALTRE PAGINE PER ALTRI DETTAGLI LEGGI ANCHE: Tutte le bugie di Veronica PanarelloTutti i casi più famosi di mamme che hanno ucciso i figliI casi più eclatanti di bambini uccisi in circostanze misteriose

    Un video lungo oltre 40 minuti è stato predisposto dai tecnici di polizia e carabinieri, per riassumere, attraverso le immagini, i punti fondamentali dell’inchiesta sulla morte di Andrea Loris Stival. Quello che è certo è che il bambino quella mattina di fine novembre non è arrivato in classe. Veronica Panarello ha sempre sostenuto di aver lasciato il figlio a pochi metri dai cancelli della scuola. Gli inquirenti, invece, sostengono che il ragazzino rientrò in casa subito dopo essere sceso in strada con la madre e il fratellino. Le riprese video sarebbero la prova più schiacciante in questo senso, anche se la difesa ha contestato la ricostruzione degli eventi basata proprio sui filmati. Alcune immagini sono state confutate anche con l’utilizzo di software in grado di schiarirle.

    Veronica Panarello, come è stato rivelato dal settimanale Giallo, ha in parte cambiato la sua versione dei fatti. Di fronte alle prove inconfutabili rappresentate dai video che ritraggono la sua automobile fare un percorso diverso rispetto a quello che l’avrebbe condotta alla scuola di Loris, avrebbe affermato che quella mattina avrebbe fatto un percorso differente, per arrivare all’istituto scolastico. Queste parole appaiono in contrasto con quello che aveva dichiarato fino a questo momento. Per questo sorgono molti sospetti, forse Veronica sta cercando di aggiustare il suo alibi? Secondo l’avvocato Villardita, a difesa della madre del piccolo Loris, la donna potrebbe venire scagionata dall’accusa di aver ucciso il figlio. La difesa, infatti, ha disposto che venisse effettuata una nuova perizia sul corpo del piccolo e ne è risultato che Loris sarebbe morto in un orario differente rispetto a quello stabilito inizialmente. Il consulente della difesa ha affermato che è impossibile che il bambino sia stato ucciso tra le 8:30 e le 10:00, ma l’orario della morte dovrebbe essere spostato in avanti di almeno due ore. Tutto ciò, quindi, renderebbe l’omicidio di Loris incompatibile con gli spostamenti di Veronica. La difesa di Veronica Panarello vorrebbe dimostrare l’impossibilità che la madre di Loris si trovasse in quei luoghi nell’ora della morte del bambino. L’avvocato Villardita ha aggiunto che si hanno dei dubbi anche sulle fascette da elettricista, visto che mancano le zigrinature sul solco rilevato dal medico legale. Molte le dicerie in paese per Veronica Panarello. In tanti chiacchieravano sulla presunta relazione extraconiugale che avrebbe potuto avere la donna. Su di lei si dicevano molte cose, alludendo anche a dei presunti scambi di messaggi e di rapporti che la Panarello avrebbe avuto su Facebook con altri uomini. Dall’inchiesta sono emersi molti particolari, perché gli inquirenti stanno cercando di scavare sempre di più nel passato di Veronica. L’obiettivo è quello di individuare un possibile movente, che sia alla base dell’omicidio del piccolo Loris. Gli investigatori hanno preso in analisi il computer e il telefonino di Veronica e hanno scoperto che, in base a queste perizie, risulterebbe che Veronica non avesse nessuna relazione, al di fuori di quella con Davide Stival. Un altro dato comunque è certo, come afferma il settimanale Giallo: il periodo che è coinciso con la morte del bambino per Veronica era molto difficile, in quanto si sentiva umiliata dalle dicerie del paese. La donna sarebbe stata piuttosto nervosa per tutti i pettegolezzi che si facevano su di lei. L’avvocato della difesa di Veronica Panarello sostiene che contro la donna non ci sarebbero prove scientifiche, ma esisterebbero soltanto delle prove logiche che non sarebbero dimostrate da elementi oggettivi. Secondo il difensore, il riconoscimento che il padre di Loris avrebbe effettuato sui video che gli sono stati mostrati non sarebbe sufficiente a dimostrare che Veronica sia un’assassina. Villardita ritiene di avere una prova scientifica del fatto che l’altezza del bambino che si vede uscire dall’abitazione degli Stival non coinciderebbe con quella del bimbo che si vede rientrare in casa poco dopo. Perderebbero forza, così, le testimonianze dello stesso Davide Stival, che avrebbe confermato di identificare il ragazzino nel filmato riconducibile a ciò che succede nella palazzina di Santa Croce Camerina dopo le 8:30 della mattina della scomparsa di Loris.

    Emerge, anche attraverso i documenti raccolti dagli inquirenti, il racconto dei vicini di casa della famiglia Stival. Questi ultimi raccontano che spesso sentivano Veronica Panarello urlare contro i suoi figli. Una volta sarebbe stato chiaro anche il rumore di sedie e di altri oggetti che sbattevano per terra. La madre del piccolo Loris avrebbe rivolto parole dure nei confronti del bambino. Una mamma di un amichetto di Loris ha raccontato che cosa sarebbe accaduto la scorsa estate, quando una volta il figlioletto sarebbe andato a giocare a casa Stival. Dopo 10 minuti il bambino sarebbe scappato e avrebbe raccontato alla madre che la mamma di Loris urlava sempre contro suo figlio. Il bambino addirittura l’avrebbe definita una pazza. Un episodio che conferma la fragile personalità di Veronica Panarello. C’è un altro particolare inquietante: Loris era un bambino esile, ma nell’ultimo mese sarebbe accaduto qualcosa che avrebbe aggravato la situazione. Secondo le indicazioni della pediatra, Loris sarebbe dimagrito di 4 chili in 20 giorni. Veronica Panarello è una “lucidissima assassina” che ha agito con “agghiacciante indifferenza” e per questo non potrà lasciare il carcere. Così i giudici del Tribunale del Riesame di Catania hanno rigettato l’istanza di scarcerazione avanzata dal legale della donna, accusata di aver ucciso il figlio. Nelle 109 pagine delle motivazioni emerge un ritratto della madre del piccolo che avrebbe mostrato “una capacità elaborativa di una pronta strategia manipolatoria” e una “insospettabile tenuta psicologica” tale da confermare “il giudizio di elevatissima capacità criminale”. Veronica Panarello, secondo i giudici del Riesame, avrebbe mostrato anche una “pronta reazione al delitto”, organizzando “l’apparente rapimento del figlio Loris”. La donna, unica indagata, ha mostrato una “sconcertante glacialità nell’ordire la simulazione di un rapimento a scopo sessuale”, e una “impressionante determinazione nel liberarsi del cadavere del figlio, scaraventandolo nel canalone”. Tutto per “lucidamente occultare le prove del crimine”. Per questo, la donna deve rimanere in carcere, anche perché “è evidente il rischio di inquinamento probatorio di cui l’indagata potrebbe rendersi artefice”. C’è di più. Secondo i magistrati, ci sarebbe anche il “rischio di recidivanza”, visto che ha dimostrato di avere avuto una “odiosissima crudeltà e assenza di pietà” nel compiere il delitto, uccidendo il figlio con “una totale incapacità di controllo della furia omicidiaria”.

    Parla il legale della madre di Andrea Loris Stival

    Da un video, secondo ciò che è stato riferito a Pomeriggio Cinque, si vedrebbe un uomo con pantaloni a zampa di elefante, che scende da una macchina rossa e getta un sacco nell’immondizia. A riprendere la scena sarebbe stata la stessa telecamera che già aveva filmato la macchina di Veronica Panarello, mentre andava lungo la strada che porta al Vecchio Mulino di Santa Croce Camerina. Gli investigatori sospettano che proprio quell’uomo con quei pantaloni così particolari possa essere il complice della madre del piccolo Loris. Intanto continuano le indagini da parte degli investigatori, mentre la madre di Veronica, sempre da Barbara D’Urso, ha raccontato altri dettagli sul giorno della scomparsa del bambino. La donna ha fatto presente che i carabinieri hanno cercato anche a casa sua e che Veronica, proprio quel giorno, non ha voluto vedere la madre, nonostante le sue insistenze. I sospetti degli inquirenti sono rivolti ancora alla ricerca di un possibile complice di Veronica Panarello e, secondo la stampa locale, ci sarebbero 3 persone implicate, la cui identità comunque non è stata svelata. Si tratterebbe di 3 uomini, che rientrano nella cerchia di conoscenti della famiglia Stival. Gli investigatori in queste settimane avrebbero raccolto altri indizi, per cercare di comprendere quale sia la posizione di ciascuno di essi. Si pensa soprattutto che queste persone sospettate potrebbe aver avuto un ruolo nell’aiutare la donna a disfarsi del corpo del bambino, dopo l’omicidio. C’è anche chi ipotizza che il piccolo Loris sia stato portato fino al Mulino Vecchio proprio attraverso l’auto di una delle 3 persone, mentre Veronica si dirigeva a Donnafugata. Fra i 3 sospettati comunque non ci sarebbe la posizione di Orazio Fidone. I 3 sospettati potrebbero costituire un passo importante da compiere, anche per trovare il movente del delitto. Tutto ciò si potrebbe collegare direttamente alle parole che Davide Stival ha rivolto a Veronica quando è andata a trovarla in carcere, su un possibile amante della donna. Il Tribunale del Riesame di Catania ha deciso che la madre di Loris deve restare in carcere. I giudici hanno rigettato la richiesta di annullamento dell’ordinanza di arresto predisposta per la 26enne di Santa Croce Camerina. La decisione è stata messa agli atti nel pomeriggio di sabato 3 gennaio, ma i magistrati e i difensori hanno saputo tutto con un po’ di anticipo. Francesco Villardita, difensore della donna, ha confermato di aver appreso la decisione e ha ribadito: “E’ un primo passo, ma soltanto in sede cautelare. Aspettiamo di leggere le motivazioni per ricorrere eventualmente in Cassazione”. Il legale ha detto di rimanere convinto dell’innocenza della donna e di avere intenzione di dimostrarlo nelle sedi competenti. Veronica Panarello, durante l’udienza per la convalida dell’arresto di venerdì 2 gennaio, sarebbe scoppiata a piangere quando ha visto in aula una foto del figlio Loris. Intanto continuano le indagini e si cerca un possibile complice di Veronica Panarello. L’azione non è affatto facile, anche perché, come ha sostenuto il legale della difesa, nella ricostruzione dell’accusa manca un movente chiaro, dando parecchio peso alle condizioni psicopatologiche dell’accusata. L’ipotesi di un complice fino a questo momento è stata avanzata con molte cautele, anche perché non risulta da testimonianze e controlli sulle utenze telefoniche. Lo stesso papà di Loris, sospettoso, una sera avrebbe chiesto alla moglie se copre qualcuno. La ricostruzione dell’accusa è compatibile, ha scritto il gip Claudio Maggioni nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti della donna, visto che c’è il ‘fondato pericolo di fuga‘ della donna: ‘Dai suoi comportamenti si desume che ha un’indole violenta e che è incapace di controllare gli impulsi omicidi‘, ha detto il Gip. Secondo il giudice, oltre al pericolo di fuga c’è anche quello che possa ‘commettere gravi delitti della stessa specie per cui si procede‘. La madre di Loris, ha spiegato il giudice per le indagini preliminari, ‘nella sua ricostruzione dei fatti non si è trovata dove diceva di essere, ed è provato che nello stesso tempo era altrove’. Il giudice scrive anche che ‘La vettura di Veronica, il 29 novembre scorso, risulta essere passata per due volte dal mulino vecchio’, la zona dove è stato ritrovato il corpo del bambino. Intanto un cellulare misterioso è stato sequestrato dagli inquirenti, ma non è intestato a Veronica Panarello. Si tratterebbe di un telefono che un’amica, la stessa che ne ha segnalato l’esistenza, avrebbe prestato alla donna. Il cellulare sarebbe stato restituito da Veronica all’amica nel momento in cui quest’ultima andò a fare le condoglianze alla mamma di Santa Croce Camerina. Ma perché l’amica aveva detto che il cellulare era di Veronica? E perché glielo ha prestato? Anche l’avvocato della donna era tornato sull’argomento relativo alla presunta esistenza di un secondo cellulare, affermando che “la signora ha ribadito di possedere un unico cellulare, che le era già stato sequestrato. Anzi è stata lei stessa a consegnarlo spontaneamente alla magistratura”.

    La madre di Andrea Loris fermata per omicidio

    Loris non aveva le chiavi di casa: chi gli ha aperto? E’ stata la madre ad aprirgli il portone? Oppure gli avrebbe aperto qualcuno? Gli inquirenti stanno passando al setaccio tutti gli strumenti informatici di Veronica e di Orazio Fidone. Inoltre stanno facendo delle analisi approfondite anche sull’auto usata dalla madre del bambino ucciso. Emerge anche un altro filmato in particolare, che fa vedere come la donna sia entrata nel garage della palazzina dove abitano gli Stival. A quanto pare Veronica non era abituata ad entrare nel garage, ma parcheggiava sempre in strada. A confermarlo è stato anche Davide Stival. Dovrà essere adesso la stessa Veronica a rispondere di quell’azione. L’interrogatorio prosegue e gli investigatori sperano di ricevere delle risposte anche dagli esami di laboratorio. Soprattutto interessa vedere che cosa si può trovare eventualmente nel bagagliaio della Polo. Si dovrà vedere se spunteranno eventuali tracce ematiche o reperti riconducibili al bambino. L’ipotesi di chi indaga è che il bimbo, dopo essere stato ucciso, sia stato caricato nel portabagagli. Veronica è stata fermata per omicidio. I reati contestati alla donna sono quelli di omicidio aggravato e occultamento di cadavere, anche se la donna non avrebbe confessato il delitto. Il padre del bambino ucciso avrebbe affermato: “Se è stata davvero lei, mi cade il mondo addosso“. Gli inquirenti sarebbero convinti che ad essere implicati nella morte di Loris sarebbero due persone. Il movente consisterebbe nella necessità di mettere a tacere per sempre il bimbo, per impedirgli di riferire qualcosa di cui era venuto a conoscenza. E’ durato quattro ore l’interrogatorio che Veronica ha sostenuto alla presenza del Gip, nel carcere di Catania. La donna è accusata di aver ucciso suo figlio di 8 anni e di averne gettato il corpo nel canalone alla periferia della città. Ma Veronica continua a negare di aver commesso degli atti di questo tipo e proclama ancora una volta la sua innocenza. Nel corso dell’interrogatorio alla giovane donna è stata mostrata una ricostruzione effettuata dagli inquirenti in relazione al percorso che sarebbe stato effettuato dalla mamma di Loris nella mattina della tragica scomparsa del piccolo. Gli investigatori speravano che, di fronte all’evidenza delle prove, Veronica potesse cambiare versione. Ma non è stato così: la donna continua a dirsi innocente e, all’interno della piccola sala del carcere della città siciliana ha detto ancora una volta di aver accompagnato suo figlio a scuola e di non aver commesso alcuna azione illecita. A riferire i dettagli dell’interrogatorio è stato l’avvocato Villardita, che, uscito dal carcere, ha spiegato ai giornalisti cosa è successo. Il legale ha spiegato che Veronica ha “confermato la versione già fornita nei giorni scorsi ed ha confermato parola per parola quanto ha già precedentemente detto”. Secondo il racconto, spiega Villardita, “Veronica Panarello ha accompagnato il bambino a scuola, indicando per nome la vigilessa che l’ha vista lasciare il bambino a poche centinaia di metri dall’ingresso”. Per quanto riguarda il mistero delle fascette da elettricista consegnate alle maestre del bambino, Villardita ha detto che la donna ha spiegato “che le fascette sono state consegnate su sua iniziativa affinché arrivassero agli inquirenti, una volta che si era compreso che non erano servite per un compito, come le aveva detto il bambino”.

    Veronica Panarello è stata incastrata dalle immagini delle telecamere, ma ad accusarla sono state anche la madre e la sorella, Carmela ed Antonella. Le due donne sembravano essere consapevoli fin dall’inizio di ciò che era potuto accadere. Due giorni dopo l’omicidio si parlarono al telefono e la sorella di Veronica disse alla madre che Loris era stato ritrovato proprio in prossimità del vecchio mulino, luogo che Veronica doveva conoscere bene, perché vi si recava spesso con la sorella a prendere l’acqua. La madre, sempre al telefono, disse in maniera molto chiara: “Ma noi non abbiamo colpa, se questa è un’alienata”. Proprio la madre ha detto poi agli inquirenti che fin da piccola Veronica si mostrava aggressiva e violenta, che soffriva di manie di persecuzione e che è stata seguita da uno psicologo. Emergono degli altri particolari inquietanti, perché Veronica, il giorno dell’omicidio, ha accusato la madre di averle rapito il figlio. La sorella Antonella è sicura del fatto che sulle fascette al centro dell’inchiesta Veronica abbia fatto una sceneggiata. I cronisti hanno raggiunto la madre di Veronica e hanno suonato il campanello. Lei ha lasciato che per tutta la giornata fossero i figli a rispondere al suo posto. I figli hanno detto che lì non abita nessuna signora Carmela, la quale comunque ha preso le distanze dalla figlia. Quando finalmente la signora Carmela ha risposto al citofono, ha detto che la famiglia Panarello non vuole dare nessuna mano a Veronica, perché quest’ultima da 9 anni sta con la famiglia Stival. Dalle parole della madre si capisce benissimo come la convivenza con quella ragazza deve essere stata particolarmente difficile. Poi la signora Carmela ha detto: “La verità qua la famiglia Panarello non la può sapere”. E poi ancora: “Lei era una bambina difficile, tutto qua. La famiglia la teneva più coccolata, più… una principessa era”. Ha accennato anche ad un particolare, al fatto che Veronica ad un certo punto della sua adolescenza si sarebbe rifiutata di essere seguita dallo psicologo. La madre di Veronica ha detto: “Avrà avuto dei problemi… La famiglia non l’ha vista in 9 anni”. La donna si è mostrata infastidita e ha ammesso: “Il bambino non era affezionato a me. Io ero un’estranea”. Intanto Veronica Panarello è stata trasferita nel carcere di Catania, dove viene tenuta sorvegliata a vista in una cella separata. Prima del suo ingresso nella casa circondariale, molti le hanno urlato contro varie offese. Anche fra i detenuti si è registrata una certa tensione e il marito Davide ha detto: “Tenetemela lontana”.

    Si cercano risposte a troppe domande, a quelle fascette che potrebbero essere l’arma dell’omicidio, alle bugie e discrepanze dei racconti di Veronica Panarello, la madre del bimbo. Nulla viene lasciato al caso e ora gli investigatori stanno vagliando anche l’ipotesi che siano due gli autori del delitto. Questo potrebbe spiegare i segni di ferite e lesioni trovate sul corpo di Loris, legato ai polsi forse perché stesse fermo. L’ipotesi riporterebbe a galla la pista della pedofilia, ma ci sono anche le incongruenze nel racconto della madre di Loris da spiegare. Si lavora a tutto campo, nessuna ipotesi viene scartata, nemmeno quella che possano esserci più colpevoli della morte del piccolo, due forse, che ora si starebbero coprendo a vicenda. Una voce che gira tra i vicoli di Santa Croce Camerina e che forse sarebbe dietro anche a quanto scritto da Antonella Stival, zia di Loris, sul suo profilo Facebook. “InFausto pensiero”; “Bastardi, costituitevi”, frasi che richiamerebbero l’intervento di più persone in quella tremenda giornata. C’è però ancora molto da capire sugli spostamenti della mamma del piccolo. Alle 9.23 la donna riceve una chiamata dal marito, in Veneto per lavoro: due minuti di conversazione, un saluto, come dichiarano entrambi. Veronica non vuole spaventare il marito lontano da casa, non gli dice nulla: solo nel pomeriggio quando le ricerche sono ormai in corso e sta arrivando il buio, la donna lo avvisa. Era convinta di trovarlo prima, dice a chi le chiede il perché di quel lungo lasso di tempo per avvisare il marito. Il tentato suicidio con le fascette di qualche anno prima potrebbe essere un punto dell’inchiesta, ma viene smentito dall’avvocato della famiglia, Francesco Villardita, in un’intervista al Corriere della Sera. “Smentisco nel modo più assoluto che la signora Veronica Panarello abbia tentato nel passato un suicidio sia con che senza l’ausilio di fascette per elettricisti“, ha dichiarato il legale. Nel 2004, Veronica si recò dai carabinieri di Santa Croce Camerina per segnalare la presenza di Denis Pipitone, la bimba scomparsa a Mazara del Vallo a settembre di quell’anno: era sicura di averla vista, ma fu l’unica segnalazione in zona.

    L’anno prima, secondo quanto lo stesso quotidiano aveva rivelato per primo, la donna avrebbe tentato il suicidio, proprio con delle fascette da elettricista simili a quelle su cui si sta indagando per la morte del piccolo Andrea Loris Stival. Oggi quel dettaglio del tentato suicidio è diventato importante per l’inchiesta. Inoltre il mistero si infittisce perchè la mamma ha consegnato un mazzo di fascette di plastica all’insegnante del figlio, spiegando: “Ve le restituisco, sono quelle che servivano per le lezioni di scienze”. L’episodio è avvenuto nel giorno in cui l’insegnante è andata a casa della famiglia Stival per fare le condoglianze. E questo dettaglio viene messo in evidenza proprio quando gli accertamenti del medico legale dicono che Loris potrebbe essere stato ucciso da una fascetta da elettricista. Intanto la mamma continua a proclamarsi estranea alla morte del figlio. I bambini della scuola non hanno, tra l’altro, mai lavorato con le fasce di plastica consegnate dalla madre alla maestra. L’insegnante, anche se ha ritenuto strano questo episodio, ha fatto finta di nulla e ha preso le strisce di plastica, consegnandole successivamente agli inquirenti. Intanto emerge un altro dettaglio. Dalla casa della famiglia Stival è stata prelevata una fascetta elettrica di colore rosa. Gli uomini della scientifica, durante la perquisizione avvenuta nel pomeriggio di mercoledì 3 dicembre, hanno prelevato e portato via questo oggetto. Fra gli elementi consegnati agli investigatori c’è anche un paio di forbicine. In senso tecnico in realtà non si può parlare di un sequestro, ma di un’acquisizione, dato che non c’è alcun avviso di garanzia. Andrea Loris Stival è stato ucciso per strangolamento con un laccio, proprio una fascetta elettrica lunga e larga. La causa della morte sarebbe asfissia da strangolamento. La polizia scientifica ha eseguito dei rilievi presso la zona in cui è stato ritrovato il corpo del bambino. Nuovi accertamenti si stanno facendo in contrada Mulino Vecchio di Santa Croce Camerina. Gli esami sul piccolo Loris hanno rivelato sul corpo del bambino segni di violenze. Il corpo presenta delle lacerazioni, che farebbero pensare a delle precedenti violenze, ma sono state riscontrate anche altre gravi lesioni. In seguito agli esiti di laboratorio, si vedrà se sarà necessario effettuare ulteriori esami. Proprio per questo il procuratore ha detto che per il momento il corpo non potrà essere restituito per la sepoltura. La perquisizione presso la casa, in cui viveva il bambino, ha dettato ore di ricerche, per repertare degli oggetti, per esaminare ogni angolo e per il sequestro di alcuni strumenti tecnologici, come un computer, il cellulare e il tablet di Loris. La scientifica ha esaminato con il luminol soprattutto il garage.

    Un video smentisce la madre di Andrea Loris

    Gli investigatori hanno ricostruito che cosa ha fatto Veronica quella mattina. La donna ritorna a casa, dopo aver lasciato il figlio piccolo in ludoteca. La sua macchina si vede andare verso il garage e poi sparire. Riappare poi intorno alle 10 e si vede come Veronica abbia con sé un sacchetto della spazzatura. Gli inquirenti le hanno chiesto perché avesse un secondo sacchetto dei rifiuti e Veronica ha spiegato che dapprima Loris, scendendo, lo aveva dimenticato di sopra. Poi, prima di uscire, Veronica chiama il marito Davide, che era fuori per ragioni di lavoro. Si reca, verso le 10, verso il Castello di Donnafugata, dove parteciperà ad una lezione per l’utilizzo del Bimby. Veronica ha una storia familiare molto complicata. La madre le ha rivelato di non averla mai davvero voluta, ha 4 sorelle nate da padri diversi dal suo e una fragilità psicologica da tutti ormai riconosciuta. Veronica Panarello esce di casa con i suoi figli, sale in macchina con loro e raggiunge la scuola, dove però il bambino non scende. L’auto ritorna sotto l’abitazione e il bimbo esce, per avviarsi in direzione del portone. A quel punto Veronica risale in macchina con il più piccolo e lo porta presso la ludoteca. Alcune fonti investigative hanno rivelato il fatto che Loris e la mamma hanno discusso. Presumibilmente la discussione è continuata anche in auto. Questa è la ricostruzione degli investigatori, che sarebbe anche in linea con il racconto di un testimone, il tabaccaio Francesco Zisa, il quale ha detto di aver visto Andrea Loris nell’auto della madre attraverso lo specchietto retrovisore. Le forze dell’ordine, nel corso della perquisizione nella casa dove viveva il piccolo, autorizzata dalla Procura di Ragusa, hanno prelevato il fratello più piccolo di Loris, Diego, di 4 anni. Sulla madre del bambino emergono delle altre indiscrezioni. E’ stato detto che la donna, negli ultimi tempi, avrebbe tentato due volte di suicidarsi. Si racconta che Veronica avesse sofferto di una grave depressione post-partum, dopo la nascita del secondo figlio. In paese tutti saprebbero di questa storia e i familiari di Veronica si preoccuperebbero di non lasciarla mai sola, di camminare sempre insieme a lei, in modo che ci possa essere qualcuno a sorreggerla. Santa Croce Camerina è una città piena di telecamere. Ce ne sono 40 in tutto il territorio comunale. Sono state posizionate in seguito ad un progetto europeo sulla sicurezza. A queste telecamere vanno aggiunte quelle dei negozi e delle banche. Gli inquirenti hanno esaminato tutte le registrazioni. In seguito a tutti i dubbi che il caso ha suscitato, Veronica, la madre di Andrea, è stata riconvocata in Questura, per essere sottoposta di nuovo ad interrogatorio. Avrebbe risposto di nuovo alle domande sugli orari dei suoi spostamenti. Gli inquirenti hanno smentito una frase che inizialmente era stata attribuita al padre del bambino di 8 anni trovato morto nel ragusano. In un primo momento si era detto che l’uomo avesse affermato: “Perché prendersela con mio figlio? Questa volta lo ammazzo con le mie mani”. La Procura di Ragusa ha aperto un fascicolo per omicidio volontario e il caso al momento rimane ancora un mistero. Intanto è stato indagato il cacciatore che ha trovato il corpo. La vicenda è davvero molto triste e il caso di questo povero bambino ritrovato cadavere ha colpito molto l’opinione pubblica. Per ora ci troviamo di fronte ad un vero e proprio giallo, che, nonostante tutte le piste seguite, sembra difficile da districare. Gli inquirenti si sono dati da fare fin da subito, prima per il ritrovamento di Andrea e poi per capire che cosa fosse successo, per ricostruire la dinamica che ha portato alla morte del bambino.

    Davanti alla scuola di Andrea è stato trovato un paio di slip blu per bambini, che riportavano un disegno di un cucciolo di lupo e la scritta “cool skater boy”. Si è pensato subito che gli slip potessero appartenere al bambino, perché, secondo alcune indiscrezioni, al momento del ritrovamento, si è appreso che il bambino era senza slip. Le forze dell’ordine sono state avvisate da un’animatrice, Loredana Bizzini, che lavora in un campo scuola privato. A quanto pare la donna ha notato gli slip a terra sul marciapiede. Un’altra donna ha riferito di aver visto le mutandine sulla strada e di averle messe lei sul marciapiede. Non si sa ancora se sia probabile che gli slip fossero già lì dal giorno della scomparsa, perché la zona è molto frequentata. La madre del bambino ha avuto un confronto con gli inquirenti a proposito di questo indumento, ma non le avrebbe riconosciute come le mutandine appartenenti al figlio. Adesso sugli slip verranno effettuati degli esami. In ogni caso si è scoperto che c’era una telecamera puntata proprio su quel punto del marciapiede, dove è stato ritrovato l’indumento intimo.

    Si chiama Orazio Fidone il cacciatore che ha trovato il corpo privo di vita del bambino, durante le ricerche. L’uomo, dopo aver lasciato la questura di Ragusa, ha detto di essere sereno e di aver chiarito tutto. La squadra mobile l’ha interrogato per quattro ore come persona informata dei fatti. Le forze dell’ordine hanno sequestrato la sua auto, ma è stato spiegato che si tratta di un provvedimento effettuato per il fatto che la vettura si trovava nella zona e tutta l’area del ritrovamento è stata posta sotto sequestro. Orazio Fidone, secondo le notizie che sono emerse, sarebbe stato interrogato anche per il possesso di munizioni che sono state ritrovate nella sua abitazione. A quanto pare non era in possesso delle autorizzazioni necessarie a detenerle. Orazio Fidone è stato poi indagato. L’uomo ha reso una lunga deposizione alla polizia e ai carabinieri. Non ha rilasciato dichiarazioni. La procura ha disposto un’azione per eseguire un esame tecnico irripetibile, degli accertamenti sulle due vetture dell’uomo e sui suoi vestiti. C’era stata anche l’ipotesi di alcuni riscontri di dna di Orazio Fidone, ma le fonti investigative commentano le indiscrezioni della stampa e affermano che non ci sono indiscrezioni di questo genere. Si tratterebbe soltanto, quindi, di un atto dovuto. Gli inquirenti si sono chiesti anche quali rapporti ci fossero fra Orazio Fidone e la famiglia di Andrea Loris. Il piccolo forse conosceva l’uomo? In paese tutti si conoscevano e gli inquirenti hanno scoperto che Orazio Fidone aveva dei buoni rapporti con la famiglia Stival. Gli investigatori si stanno concentrando molto su questo punto, perché la chiave per risolvere il mistero potrebbe trovarsi proprio attorno alla famiglia o nell’ambito delle persone che i familiari di Andrea frequentavano. Antonella, la zia di Andrea, il giorno del ritrovamento del corpo ha detto chiaramente: “Non crediate di trovarvi davanti alla famiglia del Mulino Bianco”. Davide, il padre di Andrea, fa il camionista e si racconta che la madre abbia avuto delle crisi e degli sbandamenti a Santa Croce. E Fidone? Sua moglie ha dichiarato che dopo il pranzo ha avuto l’intuito di alzarsi dalla poltrona e di andare al mulino abbandonato. Come mai? LEGGI ANCHE: Chi è il cacciatore che ha trovato il corpo di Andrea Loris?

    E' giallo sulla morte di Andrea

    Le forze dell’ordine hanno interrogato anche un 18enne vicino di casa di Andrea, sentito come persona informata dei fatti. Nel frattempo si continua a cercare lo zainetto blu, che il bambino avrebbe avuto con sé. Il lavoro delle forze dell’ordine si sarebbe rivolto anche su un 15enne o comunque un ragazzo più grande, che, a detta dei compagni di scuola di Andrea, si sarebbe allontanato più volte con il bimbo sparito. Ecco perché si cerca anche un possibile scooter, sul quale potrebbe essere salito Andrea per allontanarsi con il suo presunto assassino. Un altro elemento, su cui gli inquirenti si stanno concentrando, è quello di una persona familiare, un conoscente, un amico o un parente, che ha avuto più occasioni di incontro con il piccolo.

    Veronica Panarello, la madre di Andrea Loris E’ emerso un particolare sulla vicenda. Qualche mese fa il piccolo avrebbe fatto una domanda ai suoi genitori. Nel dettaglio avrebbe chiesto: “Mamma, cosa vuol dire essere gay?”. Una frase che getta ombre inquietanti sul caso, che forse potrebbe fornire qualche ragione anche sui motivi che stanno alla base dell’omicidio. Forse nasconde una violenza sessuale che il bambino avrebbe subito? Gli inquirenti sono sicuri del fatto che queste parole potevano rappresentare una possibilità da prendere in considerazione.

    Bimbo sparito e trovato morto a Ragusa: è giallo

    Al momento ci sarebbe solo una testimonianza. Una donna ha riferito di aver visto il bambino a poca distanza dalla scuola alle 9:10 della mattina della scomparsa. La descrizione fornita dalla donna corrisponderebbe. La signora avrebbe raccontato che si trovava a 5 minuti dalla scuola e avrebbe visto il bambino da solo, con lo zaino blu, mentre camminava sul marciapiede. La donna ha raccontato anche di avergli chiesto se avesse bisogno di aiuto. Andrea avrebbe risposto di non aver bisogno di niente e si sarebbe poi allontanato in direzione opposta a quella della scuola. La donna che ha reso la testimonianza non si è preoccupata, perché pensava che stesse raggiungendo i suoi genitori.

    Sono stati resi noti i risultati dell’autopsia effettuata sul corpo del bambino. E’ stata ritenuta infondata la presenza di segni di abusi sessuali. Si è visto che il piccolo è morto strangolato. Resta dunque in auge la pista dell’omicidio volontario, che è quella privilegiata ora dagli investigatori. Dai video registrati dalle telecamere del paese, raccolti e analizzati dagli investigatori, non risulterebbe al momento traccia del passaggio di Andrea Loris. Anche per questo motivo si pensa che il bambino possa non essersi allontanato a piedi. Il bambino, secondo quanto emerge dall’autopsia, avrebbe graffi ed ematomi sul volto e delle ferite alla testa compatibili con una caduta da un’altezza fra 3 e 5 metri. Questo fa pensare che possa essere stato ucciso altrove e successivamente portato nel luogo del ritrovamento, dato che fra il livello della strada e il canale in cui si trovava il corpo l’altezza è di circa un metro e mezzo. Quindi chi ha portato il corpo del bambino in quel luogo voleva probabilmente ritardarne il suo ritrovamento.

    Andrea è stato ritrovato su un fossato alto 2 metri, nei pressi di un vecchio mulino, a 3 chilometri di distanza dalla scuola elementare di Santa Croce Camerina, dove la madre l’aveva lasciato la mattina della scomparsa. La mamma, che ha dato l’allerta, lo aveva accompagnato fino alla scuola, ma quando è andata a riprenderlo ha scoperto che era scomparso, non era mai entrato a seguire la lezione nella sua aula di terza elementare. Il paese intero si era mobilitato alla ricerca di Andrea Loris Stival, ma poi il bambino di otto anni è stato trovato privo di vita vicino ad un mulino a Scoglitti Punta Braccetto, località del Ragusano lontana qualche chilometro dalla scuola. Un inviato di Chi l’ha visto?, che si è occupato del caso in una puntata speciale, ha parlato con il proprietario della casa, il mulino disabitato, dove è stato ritrovato il corpo del bambino. Il proprietario è un anziano che afferma di non aver visto nulla. Ha raccontato che va ogni giorno presso quella casa, dopo essere andato al cimitero a trovare la moglie. E’ solito mettere a posto e dare da mangiare ai gatti. Se ci si affaccia dalla finestra del mulino, si può vedere il canneto, presso il quale è stato trovato il cadavere. Durante l’intervista di Chi l’ha visto?, il proprietario del mulino dice che ci sono delle persone che, durante la notte, vanno proprio in quella casa, mettendola tutta a soqquadro. Non si sa però se si tratti di senzatetto o di altre persone. Un altro abitante della zona ha confermato il racconto del proprietario della casa, raccontando che nel pomeriggio di sabato nessuno sarebbe passato per la strada che conduce all’immobile disabitato.

    6661

    PIÙ POPOLARI