Delitto di Melania Rea: ridotta a 20 anni la pena per Salvatore Parolisi

Delitto di Melania Rea: ridotta a 20 anni la pena per Salvatore Parolisi
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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 27/05/2015 13:10

    La Corte d’Assise d’Appello di Perugia ha deciso di ridurre la pena nei confronti di Salvatore Parolisi, passando da 30 a 20 anni di reclusione. Il ricalcolo è stato reso necessario dal fatto che la Cassazione si era pronunciata precedentemente, confermando la colpevolezza dell’imputato, ma annullando l’aggravante della crudeltà. I giudici di Perugia hanno perciò accolto la richiesta del sostituto procuratore con la riduzione della pena. Tuttavia non sono state considerate le attenuanti generiche, che erano state richieste dalla difesa.

    Sono state diffuse le motivazioni della sentenza con la quale la Cassazione ha stabilito, lo scorso 10 febbraio, che debba essere rivista al ribasso la pena di 30 anni per Salvatore Parolisi, nell’ambito del delitto di Melania Rea. Secondo quanto scrive la Cassazione, l’omicidio sarebbe avvenuto per “un’esplosione d’ira” a causa di una lite relativa alla “conclamata infedeltà coniugale” dell’uomo. “La mera reiterazione dei colpi (pur consistente) non può essere ritenuta tale” da entrare a far parte di un’aggravante. Secondo la Cassazione non ci sarebbe stata crudeltà, anche per il fatto che non si può “assimilare la crudeltà all’assenza di tentativi di soccorso alla vittima (che presuppongono una modifica sostanziale del finalismo che ha generato l’azione)”. La Procura aveva chiesto che venisse considerata l’aggravante della crudeltà, definendo l’assassinio di Melania un gesto di inaudita brutalità, che rivelava “la volontà di uccidere e di infierire: Melania veniva lasciata morire dissanguata in un luogo in cui, nelle immediate vicinanze, si trovava la bambina”. Parolisi ha sempre negato di essere un assassino. La sentenza invece ha confermato che sarebbe stato proprio lui ad accoltellare la moglie. Sembrerebbe essere decisiva la prova dell’impronta della scarpa di un militare vicino al cadavere.

    Secondo la Procura, Parolisi avrebbe ucciso la moglie, perché in caso di separazione, che potrebbe arrivare da un momento all’altro in seguito alle sue relazioni extraconiugali, avrebbe paura di dover passare gli alimenti. Temerebbe inoltre che la stessa Melania potesse raccontare le sue tresche e che queste, diffondendosi dentro la caserma, possano mettere in pericolo la sua carriera e il suo lavoro. Per questi fatti è stato condannato all’ergastolo nel primo grado di giudizio e poi in Appello gli sono stati inflitti 30 anni di carcere.

    Salvatore Parolisi, durante le indagini seguite al ritrovamento del cadavere di Melania Rea, avrebbe detto, secondo l’accusa, una serie di bugie, che hanno contribuito a farlo diventare l’unico indagato per la morte della moglie. A pochi giorni dal rinvenimento del corpo ha dichiarato di non avere in corso né di aver avuto in precedenza relazioni extraconiugali, né con delle allieve né con delle persone che non avessero a che fare con l’ambito lavorativo. Da anni, invece, l’uomo avrebbe tradito la moglie e dal 2009 Ludovica Perrone sarebbe la sua amante. E’ proprio con lei che nel gennaio del 2010 Melania avrebbe avuto una discussione durante la quale è stata esortata ad interrompere il rapporto con il marito.

    E’ stato lo stesso Parolisi ad indicare con chiarezza di aver individuato il luogo del delitto, presso la località Chiosco della Pineta. Queste indicazioni sono pervenute in seguito alla descrizione che è stata fatta mediante la visione di una fotografia scattata con il telefonino e che gli è stata mostrata da un amico.

    Melania Rea è stata uccisa vicino a Teramo, nel bosco delle Casermette di Ripe di Civitella. Il delitto sarebbe avvenuto il 18 aprile del 2011. Il corpo della donna, che secondo l’autopsia è stato colpito da più di 30 coltellate, è stato ritrovato seminudo. Fin da subito gli accertamenti degli inquirenti hanno fatto cadere i sospetti su Salvatore Parolisi, il marito di Melania. Parolisi si occupava dell’istruzione delle nuove reclute in campo militare, presso il 235esimo reggimento piceno ad Ascoli. Parolisi avrebbe avuto una relazione proprio con una delle reclute, Ludovica: il rapporto con Ludovica avrebbe portato ad avere anche problemi con la moglie. L’ex caporal maggiore è stato condannato per omicidio.

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