Serena Mollicone: storia di un’indagine basata sul DNA

Serena Mollicone: storia di un’indagine basata sul DNA
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    In esclusiva al settimanale Giallo ha parlato Consuelo Mollicone, la sorella di Serena. Consuelo ha detto: “Ho deciso di parlare, mi sono fatta forza, affinché mia sorella non venga dimenticata e riceva la giustizia che merita”. Il timore è quello che il caso finisca per essere archiviato, senza arrivare ad una soluzione. Ecco perché Consuelo Mollicone spera che gli inquirenti vadano avanti, per trovare l’assassino. Dice Consuelo: “Io credo ancora nella giustizia e dentro al cuore sento che un giorno la verità verrà fuori”.

    Anticipa anche che ci sono alcuni elementi, sui quali si stanno facendo degli accertamenti e che volontariamente vengono tenuti nascosti. Consuelo definisce gli assassini di Serena come dei “mostri senza scrupoli”. Per i familiari di Serena, la ragazza sarebbe stata uccisa perché avrebbe voluto difendere i deboli e soprattutto avrebbe voluto denunciare alcuni spacciatori.

    Quella di Serena Mollicone rimane una storia ancora insoluta, nonostante le numerose indagini che sono state condotte, basandosi anche sul dna. Di solito questo tipo di ricerche permette di giungere alla verità, ma in questo caso ci troviamo di fronte ad un fatto di cronaca nera che, pur avendo riscontrato un grande interesse mediatico, non ha permesso di rispondere ai numerosi interrogativi che si pongono tutti di fronte ad una situazione così inquietante, che riguarda l’omicidio della ragazza.

    Il delitto di Serena Mollicone è avvenuto l’1 giugno del 2001 ad Arce, un piccolo paese in provincia di Frosinone. Il suo corpo senza vita è stato ritrovato ai confini di un boschetto. La ragazza uccisa aveva le mani e i piedi legati, mentre la sua testa era infilata in un sacchetto di plastica.

    Gli investigatori hanno provveduto a ricostruire le ultime ore di vita di Serena Mollicone. Il giorno in cui è scomparsa la ragazza non va a scuola, ma si reca all’ospedale, perché deve effettuare una radiografia ai denti. Verso le 9:30 di quello stesso giorno, Serena in una panetteria compra della pizza e dei cornetti. Alcuni testimoni la vedono in piazza verso le 13:15. Serena deve raggiungere nel pomeriggio il fidanzato, per andare in uno studio dentistico, ma non si presenta.

    Gli investigatori riescono ad appurare che Serena è stata tramortita con un colpo alla testa. Probabilmente quando viene trasportata nel bosco è ancora viva. La causa della morte è stata l’asfissia. Nel 2002 la storia sta per giungere ad una sua conclusione.

    Viene sospettato, infatti, un uomo, che possiede un biglietto scritto da Serena. Si tratta di Carmine Belli, carrozziere di Arce, che viene arrestato e sottoposto a giudizio, ma alla fine viene assolto. Evidentemente non è lui l’assassino di Serena Mollicone.

    Dopo alcuni anni ricorre un fatto che desta molte perplessità. Santino Tuzzi, un brigadiere dei carabinieri, si ricorda di aver visto Serena nella caserma dei carabinieri, prima della sua scomparsa. A quanto pare la ragazza vuole sporgere denuncia contro il figlio del maresciallo Mottola, per una questione legata allo spaccio di droga. Nel 2008 Tuzzi viene trovato morto: si pensa che si sia suicidato.

    Nel 2011 un altro colpo di scena. La Procura della Repubblica di Cassino iscrive 5 persone nel registro degli indagati. Vengono coinvolti Michele Fioretti, ex fidanzato di Serena Mollicone, Rosina Partigianoni, la madre di Michele, l’ex maresciallo dei carabinieri Franco Mottola, suo figlio Marco e il carabiniere Francesco Suprano. Si ipotizzano i reati di omicidio volontario e occultamento di cadavere. I 5 indagati vengono sottoposti ad esame del dna, per vedere se ci sia corrispondenza con le tracce biologiche ritrovate sui vestiti di Serena. Nel 2012 si riesce a scoprire la presenza di dna maschile sugli abiti indossati dalla ragazza: le tracce corrispondono a due profili. Inoltre si isolano delle impronte digitali sul nastro adesivo utilizzato per legare Serena.

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