Marito geloso condannato per maltrattamenti: impediva alla moglie persino di lavarsi

da , il

    Marito geloso condannato per maltrattamenti: impediva alla moglie persino di lavarsi

    Era geloso della moglie e l’assillava, tanto da pretendere che andasse in giro senza lavarsi, per risultare meno attraente ai giovani della caserma nella quale lavorava come addetta alle pulizie. Alfonso Salvatore, un imprenditore di origine campana, ma residente da tanti anni a Pettorano sul Gizio in provincia di L’Aquila, è stato condannato a due anni di reclusione dai giudici del tribunale a Sulmona per i reati di maltrattamenti in famiglia, lesioni gravi e sequestro di persona, mentre è stato assolto dall’accusa di violenza sessuale.

    Si trattava di un matrimonio basato sulla sopraffazione che il marito ”aveva costantemente messo in atto nei riguardi della moglie, ritenendola un bene di sua proprietà” spiega il difensore della parte civile, l’avvocato Cinzia Simonetti.

    L’accusa si è detta soddisfatta commentando che finalmente si è giunti alla fine di un calvario: alla vittima sarebbe stato impedito di esistere come persona: ”Insomma, un vero e proprio calvario patito dalla donna”, racconta l’avvocato Simonetti, ”culminato con il suo pestaggio in piena regola durato per circa due giorni, in quel di Pettorano sul Gizio, interrotto solo dall’arrivo di una parente della mia assistita che è riuscita, in assenza del marito, a far fuggire da una finestra dell’abitazione della coppia la donna e le sue due bambine, portandole in salvo e recandosi per le cure necessarie presso l’unità di pronto soccorso dell’Ospedale di Chieti dove la signora ha sporto querela”.

    Conclude l’avvocato Simonetti ”devo dire che la condanna del Salvatore è un buon risultato che cristallizza una verità, spesso difficile da far emergere nell’istruttoria dibattimentale, considerando la tipologia dei reati contestati e le dinamiche con cui gli episodi di violenza in famiglia avvengono, al riparo da altre persone e solo quando le vittime si trovano indifese con i loro aguzzini. La mia assistita ha dimostrato davvero coraggio, quel coraggio che troppo spesso manca a chi viene soggiogato da queste deviate dinamiche familiari”.