Transgender, legge italiana a confronto con quelle straniere

Transgender, legge italiana a confronto con quelle straniere
da in Cronaca, Diritti, Leggi, Omosessualità
Ultimo aggiornamento: Martedì 17/05/2016 11:25

    Nascere donna ma vedersi uomo allo specchio, sentirsi donna nonostante la barba: semplificando, così si possono definire i transgender o transessuali. Se a livello fisico oggi è possibile far coincidere l’immagine esteriore a quella interiore, alla fine di un lungo e doloroso percorso, non lo è a livello burocratico. Per la legge italiana, ottenere il cambio di sesso anagrafico è difficilissimo, quasi impossibile, senza l’operazione ai genitali. I casi contrari sono ancora molto rari, ma aprono spiragli per una battaglia portata avanti dalle associazioni transgender: riconoscere il diritto di ogni persona a essere se stessa in ogni aspetto della vita, anche con una carta d’identità.

    I transessuali vivono sulla propria pelle la discriminazione più di ogni altra categoria: la loro condizione suscita ancora pregiudizi difficili da abbattere anche perché lo Stato fatica a riconoscere la loro identità. In una lettera consegnata all’inizio 2014 al premier Matteo Renzi, 31 associazioni, da Arcigay e Arcilesbica al Mit, fino ad Amnesty International, hanno ricordato alla politica che “la discriminazione dei transgender, secondo un sondaggio Istat, è sentita dall’80% dei cittadini”. Nella maggioranza dei casi, si è transessuali fin da piccoli, come ha voluto ricordare il toccante video di HollySiz, “The light”. Non è certo una malattia, come ancora oggi molti pensano: è uno stato d’essere, essere una persona al di là del sesso di nascita, diversa .

    Cosa significa essere transgender? E intersessuali? È importante dare una definizione a una condizione molto intima e personale perché è su questo che si gioca la vera battaglia: togliere gli ostacoli legislativi che aumentano la discriminazione. La transessualità viene definita anche distonia ed è la condizione per cui una persona non si sente appartenente al genere sessuale di nascita. Essere transgender non è l’equivalente di essere omosessuale: nel secondo caso, si parla del rapporto affettivo che si rivolge a persone dello stesso sesso, mentre il primo riguarda la percezione di sé in rapporto al proprio genere sessuale. Diverso ancora è il caso di intersessuali, persone che nascono con morfologia genitale e fisica difficile da incasellare in un sesso, quello che un tempo si definiva come “ermafroditismo”. Nella stragrande maggioranza dei casi, i genitori e i medici scelgono di operarli fin da piccoli, decidendo per loro il sesso che avranno nel resto della vita: maschio o femmina, tertium non datur.

    L’Italia negli anni Ottanta si è dotata di una legge, la 164 del 14 aprile 1982, all’epoca ritenuta all’avanguardia. È così possibile chiedere il cambio di sesso anagrafico, ma solo alla fine di un lungo processo. Dopo una visita psichiatrica che conferma il “disturbo di genere” o “distonia”, la persona si sottopone a terapie psicologiche e ormonali, fino a interventi di chirurgia estetica che portano alla transizione. In seguito, si può chiedere il permesso al Tribunale per procedere all’operazione ai genitali. Una volta ottenuto e svolto l’intervento, ci si può rivolgere al giudice per avere anche il cambio a livello anagrafico. Il primo articolo della legge recita che “la rettificazione (il cambio di sesso anagrafico ndr) si fa in forza di sentenza del tribunale passata in giudicato che attribuisca ad una persona sesso diverso da quello enunciato nell’atto di nascita a seguito di intervenute modificazioni dei suoi caratteri sessuali”. La legge non entra nello specifico della questione, dando così ampia discrezionalità ai tribunali e creando negli anni una prassi ormai consolidata: il cambio di sesso anagrafico si ottiene davanti a un giudice dopo aver completato il percorso psicologico e ormonale e dopo l’operazione.

    La transizione è un processo lungo, doloroso e dispendioso. Bisogna sottoporsi a percorsi psicologici e ormonali per ottenerne l’aspetto esteriore del sesso a cui si sente di appartenere. Le terapie sono pesanti, portano a modifiche visibili nel corpo, ma è un passaggio necessario per chi vuole cambiare il sesso di nascita. Diversa è l’operazione ai genitali: si tratta di un intervento che modifica per sempre l’apparato genitale, di fatto sterilizzando chi si sottopone e costringendo a terapie ormonali per il resto della vita. Non tutti decidono di completare la transizione: molto spesso, alla fine del percorso, si arriva alla completa accettazione di quello che si è, compresi i genitali “dell’altro sesso” che fanno parte del proprio essere. In altri casi può essere una questione economica, visti i costi dell’intervento. L’operazione però rimane al momento la condizione che i tribunali chiedono per il cambio di sesso anagrafico: non basta che si abbia l’aspetto giusto, bisogna avere anche i “genitali giusti”. Sugli intersessuali non si fa parola: sono i medici, in accordo con i genitori, a decidere il sesso, di fatto senza tenere in nessun conto la scelta o la personalità del bambino.

    I movimenti trans e Lgbt si battono da tempo perché si superi la legge 164. Anche la politica non è rimasta con le mani in mano. Il disegno di legge 405 “Norme in materia di modificazione dell’attribuzione di sesso”, depositato in Senato da Sergio Lo Giudice (PD) e sostenuto da Alberto Airola (M5S) con l’appoggio di SEL e di altri gruppi, potrebbe essere la chiave di volta. Nel testo, si chiede che il cambio anagrafico si possa ottenere senza la rimozione dei genitali e dopo il percorso psicologico e ormonale con le conseguenti modifiche fisiche nell’aspetto: a quel punto, si inizierà un iter amministrativo senza passare da un giudice, anche nel caso di operazione chirurgica. Nel caso degli intersessuali, si chiede di “impedire qualsiasi intervento genitale su bambini nati con condizione intersex”. Al momento, il disegno di legge deve essere ancora calendarizzato in Parlamento: per questo è nata una petizione. Sentenze recenti potrebbero spingere a un cambio rivoluzionario. I tribunali di Roma, Messina, Siena, Rovereto e Genova hanno concesso il cambio anagrafico anche senza operazione chirurgica. Come ha ricordato Cathy La Torre, avvocata esperta in identità di genere e vice presidente del Movimento Identità Transessuale in diversi interventi, si è anche rilevato un’eccezione di costituzionalità sulla legge 164: sottoporre una persona alla sterilizzazione per avere il riconoscimento della propria identità sarebbe lesivo della salute e della dignità. A questo si aggiunge anche la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale uno degli articolo della 164 sul divorzio obbligatorio in caso di cambio di sesso da parte di uno dei coniugi, confermando invece la piena genitorialità a chi, dopo una separazione, abbia completato la transizione. L’11 marzo 2015 la Corte europea dei Diritti Umani ha confermato che chi chiede la rettificazione anagrafica del proprio sesso non può essere costretto a sottoporsi a interventi chirurgici di sterilizzazione perché ciò violerebbe il diritto fondamentale all’integrità fisica e non risulta necessaria in una società democratica.

    La questione transessuale è stata già affrontata con successo in alcuni Paesi UE come Germania, Inghilterra e Spagna dove è possibile ottenere il cambio anagrafico senza l’intervento chirurgico. In tutto il mondo, i movimenti Lgbt lottano per ottenere pari diritti di fronte alla legge. L’ultima a voltare pagina è stata Malta che non aveva alcuna legislazione in materia. Il 2 aprile il parlamento maltese ha deciso che l’intervento chirurgico non è più richiesto per il cambio anagrafico; che per i minori si deve in ogni caso attendere l’età in cui sia possibile avere un consenso informato; che è diritto di ogni cittadino avere documenti conformi al genere di appartenenza; che il cambio si può fare con rogito notarile. “È diritto fondamentale di ogni essere umano la tutela dell’identità di genere, della espressione di genere e degli identificatori di genere. Tali concetti, precisamente definiti nella legge, sono tutelati contro ogni forma di discriminazione al pari dell’orientamento sessuale”, come si legge nella traduzione effettuata da Avvocatura per i Diritti LGBTI – Rete Lenford.

    1672

    PIÙ POPOLARI