Discriminazione transgender: tutti i casi più famosi

Discriminazione transgender: tutti i casi più famosi
da in Cronaca, Diritti
Ultimo aggiornamento: Giovedì 16/04/2015 18:44

    Nella condizione di transgender la discriminazione non si fa certo attendere. In un Paese come il nostro, in cui spesso ci troviamo a che fare con una mentalità non al passo con i tempi, è facile imbattersi in dei casi offensivi nei confronti di chi ha un’identità di genere diversa dal genere biologico. Essere discriminati perché si è anagraficamente uomo o donna, ma ci si ritrova in un corpo differente, è capitato nel nostro Paese. Vediamo alcuni casi particolarmente eclatanti.

    A Portogruaro il caso di una 23enne conosciuta con il nome di Diva, transgender, che è stata discriminata sul lavoro. Ha raccontato di essere stata costretta a licenziarsi dalla cooperative di pulizie in cui lavorava a causa di quella che appariva a tutti come una diversità. La giovane ha denunciato una storia di ansia e di stress, di opere di mobbing continue.

    Loredana Rossi, presidente dell’Associazione Trans Napoli, ha deciso di raccontare la sua storia: il suo ex convivente le avrebbe estorto del denaro e l’avrebbe aggredita. Poi al danno si sarebbe unita anche la beffa, perché la giustizia lo avrebbe scarcerato. La Rossi lo avrebbe denunciato, perché l’uomo l’avrebbe minacciata, iniziando a chiederle dei soldi per costruire una casa.

    Alessia Rossini ed è di Roma. Ha dovuto interrompere gli studi a causa della scomparsa dei suoi genitori. Ritrovandosi da sola, ha dovuto cominciare a lavorare. Il suo vissuto sarebbe quello di un velato mobbing che la seguirebbe costantemente. La situazione discriminatoria più pesante che ha vissuto sarebbe quella relativa al suo sogno d’infanzia: diventare una star della musica lirica. Molte volte le si sono poste degli ostacoli proprio per la sua condizione.

    Sandra è andata via di casa quando aveva 20 anni, perché voleva cambiare sesso. Dalla Sardegna è andata a vivere a Bologna ed ha trovato un lavoro in ufficio a contatto con il pubblico. Anche lei è stata vittima di una discriminazione lavorativa, perché transessuale.

    Un altro caso di discriminazione legata alla condizione di transgender è stato denunciato a Napoli dalla presidente dell’Associazione Trans Napoli, Loredana Rossi. Si sarebbe trattato della storia di Stefania Zambrano, estetista napoletana, impegnata nell’organizzazione del concorso Miss Trans Europa. Un giorno Stefania era andata a fare visita al fratello detenuto nel carcere di Frosinone. Ha raccontato che sarebbe stata costretta a fare la fila con gli uomini, per entrare in carcere, quando gli agenti penitenziari avrebbero visto che non c’era corrispondenza fra l’identità corporea e quella che appariva sui suoi documenti. Stefania ha raccontato: “In quel momento c’era molta gente intorno e ho provato un grande imbarazzo. Mi sono vergognata letteralmente”. Poi ha continuato: “Le scuse non sono state pubbliche e non sono certo servite a spazzar via quel sentimento di vergogna, al punto tale che sono stata male per tutto il giorno e per calmarmi sono ricorsa all’uso di tranquillanti”.

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