Truffe via mail: come scoprirle e come segnalarle

Truffe via mail: come scoprirle e come segnalarle
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    Truffe via mail: come scoprirle e come segnalarle

    Mail e internet fanno ormai parte della nostra vita quotidiana, ma i pericoli di truffe online, tramite posta elettronica o siti fasulli non mancano. Rispetto ai tempi del boom di internet, gli utenti si sono fatti più furbi e spesso riescono a capire quando ci si trova davanti a una truffa. Il rischio però rimane alto: i truffatori e gli hacker hanno sviluppato tecniche più raffinate e la disattenzione o la paura possono ancora fare vittime. Per scoprirle basta seguire alcuni consigli stilati dalla Polizia Postale, segnalando alle autorità competenti ogni mail e sito sospetto.

    La Polizia ha stilato una stilato un vademecum per riconoscere una truffa via mail. Di norma si parla di piccole cifre che non generano sospetti ed è proprio quello che cercano i truffatori: non spaventare le potenziali vittime con cifre alte che possono insospettire. Il guadagno arriva infatti dal grande numero di utenti: qualche centinaio di euro, spesso anche meno, che si moltiplica per cinquanta, cento volte fino a raggiungere cifre considerevoli.

    La Polizia Postale ha elencato le principali tipologie di truffe via mail. Tra queste si contano finte vendite all’asta online, con merci che vengono offerte e poi mai inviate nonostante il pagamento, oppure gonfiando i prezzi. I truffatori offrono servizi gratuiti online che o si rivelano a pagamento o diversi da quelli stabiliti, se non addirittura non erogati. Si vendono anche hardware e software, senza inviare poi quanto comprato o con merci diverse da quelle pubblicizzate.

    Ci sono truffe legate alla finanza con schemi di investimento a piramide, offerte di affari o di lavoro da svolgere a casa per cui è necessario acquistare prima del materiale, senza ricevere poi il lavoro.

    Altro capitolo riguarda le banche e i prestiti. In quest’ultimo caso si promette un prestito con una commissione da anticipare. Ci sono siti e personaggi che promettono di rimuovere le informazioni negative per avere accesso al credito, come la rimozione dalla black list, chi è disposto a dare a soggetti a rischio bancario carte di credito, chiedendogli prima la commissione.

    Infine le classiche truffe di vincite di viaggi o alla lotteria: si riceve una mail in cui si viene informati di una vincita, ma per riscuoterla bisogna o telefonare a numeri a pagamento o versare una caparra.

    C’è poi la classica truffa, detta alla nigeria. In una mail una persona si presenta come titolare di un conto corrente di grande valore a cui la banca ha bloccato l’accesso.

    Per questo cerca un prestanome che sblocchi il conto a suo nome con un piccolo versamento, promettendo in cambio una parte del bottino.

    La prima cosa da fare per segnalare una truffa via mail è rivolgersi alla Polizia di Stato che ha creato un sito per raccogliere denunce o segnalazioni di reati online. Per farlo basta accedere al sito http://www.commissariatodips.it/ e seguire le indicazioni.

    Se la mail vi viene inviata da un indirizzo che sembra quello della vostra banca, va segnalata anche al vostro istituto bancario. Attenzione a queste mail: spesso i mittenti usano toni minacciosi per chiedervi informazioni sul vostro conto o i dati, minacciando di chiudere il conto se non fate un’operazione di versamento su un conto della banca o non rilasciate i vostri dati.

    Non aprite mai i link contenuti nelle mail truffe, non date mai i vostri dati personali e bancari e controllate sempre, quando fate operazioni online, di controllare la protezione della pagina in cui li inserite. Sull’indirizzo infatti deve esserci “https://” e non “http://”, con un lucchetto nella parte bassa a destra della pagina. In ogni caso segnatale anche al vostro istituto bancario, oltre a rivolgervi alla Polizia di Stato.

    Proprio perché ci si fida della Polizia, i truffatori hanno creato il “virus della Polizia Postale” che compare appena acceso il computer o quando si naviga in rete con intestazione e logo del corpo di polizia.

    Citando norme e articoli del codice penale, il virus accusa l’utente di vari reati gravissimi, come la pedopornografia, il terrorismo o attività sovversiva, spiegando per questo il pc deve essere sequestrato. Per paura, debolezza o semplice ignoranza, molte persone cascano nel tranello e cliccano sulla schermata dove si promette di “sanare” la posizione con il pagamento di una certa somma.

    Una truffa ben architettata che fa leva sulle paure e sulla poca conoscenza dei mezzi telematici, ma che è meglio conoscere per evitare qualsiasi brutto scherzo.

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