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Chi è Giosi Ferrandino e perché è stato arrestato: nuovo scandalo di corruzione a Ischia

Chi è Giosi Ferrandino e perché è stato arrestato: nuovo scandalo di corruzione a Ischia
da in Arresti, Cronaca, Magistratura, PD – Partito Democratico, Reati
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    Chi è Giosi Ferrandino e perché è stato arrestato: nuovo scandalo di corruzione a Ischia

    Un nuovo scandalo di tangenti e corruzione travolge la politica, questa volta locale, con l’arresto di Giuseppe Ferrandino, detto Giosi, sindaco PD di Ischia. Con il primo cittadino sono finiti agli arresti altre nove persone, tra cui si contano dirigenti della Cpl Concordia, colosso delle cooperative: nelle intercettazione spunta anche il nome di Massimo D’Alema, non indagato, che si difende e parla di “rapporto trasparente” con la cooperativa rossa. L’ennesimo capitolo di malapolitica e malaffare tocca un esponente dem, pur se locale: le accuse comprendono quella di corruzione, anche internazionale, e associazione a delinquere. Al centro le opere per la metanizzazione dei comuni dell’isola campana.

    Giosi Ferrandino è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Napoli e coordinata dai Pm Woodcock, Carrano e Loreto e condotta dai reparti speciali del Comando per la Tutela dell’Ambiente del colonnello Sergio De Caprio, “Capitano Ultimo”.

    Sindaco di Ischia dal 2012, Ferrandino vanta una laurea in ingegneria e un passato da ingegnere fino all’ingresso in politica nel 2001 come assessore ai Lavori Pubblici del comune di Casamicciola (Na), di cui diventa l’anno successivo sindaco sotto il centrodestra. Passato dalla Margherita e approdato nel PD, nel 2007 diventa primo cittadino di Ischia: cinque anni dopo bissa con l’elezione al primo turno, ottenuta con il 71% dei consensi. È presidente dell’Anci Campania: candidatosi alle Europee dello scorso maggio, risulta il primo dei non eletti.

    Il sindaco di Ischia non è il solo coinvolto nell’inchiesta: oltre a lui sono stati arrestati il fratello, Massimo Ferrandino, responsabile delle relazioni istituzionali del Gruppo CPL Concordia Francesco Simone; l’ex presidente della cooperativa Roberto Casari, in pensione dal 30 gennaio scorso, ma per l’accusa ancora “regista” degli affari e finito in un’inchiesta con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa per i lavori di metanizzazione compiuti tra il 1999 e il 2003 a Casal di Principe e in altri sei comuni del Casertano; il responsabile commerciale dell’area Tirreno Nicola Verrini; il responsabile del nord Africa Bruno Santorelli; il presidente del consiglio di amministrazione della CPL distribuzione Maurizio Rinaldi; l’imprenditore casertano Massimiliano D’Errico. Il dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune di Ischia Silvano Arcamone è invece agli arresti domiciliari; mentre per Massimo Continati e Giorgio Montali, rispettivamente direttore amministrativo e consulente esterno della CPL, è stata disposta la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di residenza.

    La Procura di Napoli ha contestato al sindaco e ai dirigenti della Cpl Concordia diversi reati tra cui associazione per delinquere, corruzione (anche internazionale), turbata libertà degli incanti, riciclaggio ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. L’inchiesta, iniziata nel 2013, è legata alla metanizzazione dei comuni ischitani: secondo l’accusa sarebbe stato creato un sistema di corruzione, usando fondi neri in Tunisia da parte della Cpl Concordia, per corrompere i funzionari e ottenere gli appalti per i lavori.

    Nello specifico, a Ferrandino viene contestata una tangente di 330mila euro, l’assunzione del fratello come consulente della cooperativa e almeno un viaggio in Tunisia. Secondo gli inquirenti la Cpl, una delle più antiche cooperative di base a Secchia (MO), avrebbe stipulato “fittizie convezioni” con l’hotel Le Querce di Ischia, di proprietà della famiglia del sindaco, da 165mila euro per mettere a disposizione dei dipendenti della società modenese alcune stanze nel corso della stagione estiva. In realtà sarebbero tangenti versate per ottenere gli appalti. I rapporti con la cooperativa erano tali che, per gli inquirenti, il sindaco “era diventato una sorta di factotum al soldo del gruppo”.

    I dirigenti della Cpl Concordia avrebbero fatto “sistematico ricorso ad un modello organizzativo ispirato alla corruzione che li ha portati ad accordarsi non solo con i sindaci, gli amministratori locali e i pubblici funzionari, ma anche con esponenti della criminalità organizzata casertana e con gli amministratori legali a tali ambienti criminali”.

    In alcune intercettazioni spunta il nome di Massimo D’Alema. In particolare Francesco Simone, responsabile delle relazioni istituzionali del Gruppo, parla della necessità di “investire negli Italiani Europei dove D’Alema sta per diventare Commissario Europeo” visto che “D’Alema mette le mani nella merda come ha già fatto con noi ci ha dato delle cose”. Il gip ha ricordato che la cooperativa Cpl Concordia, acquistò “alcune centinaia di copie dell’ultimo libro” dell’ex leader PD oltre ad “alcune migliaia di bottiglie del vino prodotto da una azienda agricola riconducibile allo stesso D’Alema”. Sempre la Cpl avrebbe sponsorizzato la presentazione del volume a Ischia, l’11 maggio 2014, con l’interessamento del sindaco Giosi Ferrandino.

    Il 20 novembre 2014, in una perquisizione presso la CPL Concordia, gli inquirenti hanno sequestrato tre dispositivi di bonifici effettuati dalla cooperativa in favore della Fondazione Italinieuropei, ciascuno per l’importo di 20 mila euro, nonché un ulteriore bonifico per l’importo di 4.800 euro per l’acquisto di 500 libri di “Non solo euro”.

    Netta la presa di posizione dell’ex leader PD. “Certamente ho rapporti con Cpl Concordia”, ha dichiarato, specificando che si tratta di “un rapporto del tutto trasparente, che non ha comportato né la richiesta da parte loro né la messa in opera da parte mia di illeciti di nessun genere”. D’Alema specifica di non aver “avuto alcun regalo e nessun beneficio personale”.

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