Rapinatori uccisi dalle vittime durante le rapine: tutti i casi di eccesso di legittima difesa

Rapinatori uccisi dalle vittime durante le rapine: tutti i casi di eccesso di legittima difesa
da in Cronaca, Cronaca Nera, Rapine
Ultimo aggiornamento: Giovedì 21/04/2016 18:21

    Vari sono i casi di rapinatori uccisi dalle vittime durante le rapine. Molte di queste situazioni possono ricadere nel concetto di eccesso di legittima difesa. Infatti, secondo il nostro ordinamento legislativo, se è legittimo avere la possibilità di difendersi, allo stesso tempo non è ammissibile che questa difesa possa diventare ad oltranza. E’ sempre molto difficile riuscire a distinguere quando la legittima difesa diventa eccessiva, perché sono tanti i fattori che entrano in gioco, a partire dall’atteggiamento dell’aggressore e dal suo possesso di armi. Non per ultimo conta anche l’uso che di queste armi viene fatto. Esaminiamo alcune di queste vicende.

    A Nanto, in provincia di Vicenza, il benzinaio Graziano Stacchio ha imbracciato il fucile per spaventare cinque rapinatori che stavano assaltando una gioielleria vicina. Stacchio ha sparato alle gambe di uno di loro, che è morto dissanguato. Per la Procura di Vicenza si tratta di indagare il benzinaio con l’accusa di eccesso colposo di legittima difesa. Per la gente del posto tutto ciò è inconcepibile e hanno dichiarato tutti di essere dalla parte del benzinaio. Lo hanno chiamato “eroe” e hanno affermato che, secondo loro, avrebbe fatto la cosa giusta.

    Nel 2011 a Qualiano, nel napoletano, è finito in tragedia il tentativo di rapina ai danni di un supermercato. Due rapinatori, Domenico Volpicelli di 16 anni e Raffaele Topo di 24 anni, sono stati uccisi da una guardia giurata e dal figlio, allievo carabiniere, entrambi fuori servizio. I rapinatori si sono presentati a volto coperto ed armati di pistola, hanno privato dell’arma una guardia giurata, ma, durante la fuga, sono stati bloccati dai due. Si è avuto un conflitto a fuoco, che è terminato con la morte dei ragazzi.

    Nel 2003 a Boscotrecase si è verificato un assalto all’ufficio postale. Due rapinatori hanno tentato di bloccare i portavalori e di sequestrare 70.000 euro, che servivano per pagare le pensioni. Il tentativo di rapina si è concluso con la morte di due banditi e con il ferimento di un altro. Una guardia giurata ha estratto la sua pistola calibro 40, cercando di disarmare un malvivente, e poi gli ha sparato. Un altro bandito ha estratto la pistola e ha ingaggiato un conflitto con un vigilantes. Una guardia giurata, giunta sul posto, ha cominciato a sparare ferendo uno dei rapinatori.

    Era il 4 aprile 2011, quando a Quinzano, nel bresciano, una guardia giurata uccise due rapinatori in fuga da una banca. Otello Astolfi e Ivan Alpignano sono morti immediatamente, mentre è rimasto illeso il terzo uomo della banda, Dario Delle Grottaglie. A scaraventare contro i banditi 15 colpi è stato Mauro Pelella, guardia giurata, che si è sempre difeso dicendo di aver sparato per legittima difesa, convinto che i rapinatori in fuga lo volessero investire. Pelella ha subito un processo ed è stato condannato ad 11 anni e 4 mesi di carcere, perché la sua tesi non è stata considerata valida.

    Nel 2013 a Posillipo due rapinatori sono stati inseguiti da un 30enne. Era il 10 agosto, quando Emanuele Scarallo e Alessandro Riccio sono stati scappati in sella ad uno scooter dopo aver partecipato ad una rapina in strada. Leonardo Mirti li ha inseguiti con la sua Smart, che alla fine ha travolto i due rapinatori. Molto complesso è stato il caso, perché si sono dovute effettuare differenti perizie, per capire che cosa veramente fosse successo in quella situazione.

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