Matteo Salvini aggredito dai centri sociali: la versione della Questura

Matteo Salvini aggredito dai centri sociali: la versione della Questura
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    Un errore da parte dello staff di Matteo Salvini che non ha avvisato la Digos di Bologna degli spostamenti, in particolare per la visita al campo rom. Gli uomini delle forze dell’ordine ricostruiscono quanto accaduto sabato 8 novembre al segretario della Lega Nord in visita in città: l’assalto alla sua auto da parte di alcuni manifestanti, due di loro investiti, i momenti di tensione erano tutte situazioni evitabili se solo la Questura fosse stata avvisata degli spostamenti e del cambio di programma.

    A ricostruire la vicenda è Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera. Si parte da sabato mattina, quando la Questura di Milano avverte Bologna dell’arrivo di Salvini in città, con un percorso che prevede l’arrivo al campo rom dall’entrata secondaria. Il questore Vincenzo Stingone mette a punto un piano di protezione secondo le direttive della legge italiana che obbliga le personalità sotto tutela a comunicare tutti gli spostamenti, i mezzi e soprattutto le soste.

    Il segretario della Lega contestato per la visiti al campo rom

    Ottanta agenti vengono schierati davanti all’ingresso del campo: viene chiesto allo staff di Salvini e alla consigliera comunale leghista Lucia Bergonzoni, organizzatrice della visita, di avvisare appena arrivati al casello autostradale, in modo da scortare l’auto del segretario del Carroccio.

    Quella telefonata però non sarebbe mai arrivata; solo quando il questore invia un messaggio alla Bergonzoni scopre che Salvini è già nel piazzale, davanti ai giornalisti, a un chilometro dal campo, in un luogo non concordato con la Polizia. Un cambio di programma inaspettato, non comunicato alle forze dell’ordine ma colto dai manifestanti che si precipitano sul luogo, dando il via alle proteste.

    Un errore di comunicazione da parte dello staff o una scelta consapevole del segretario? Ora i sindacati delle forze di Polizia hanno chiesto chiarimenti per non scaricare tutta la colpa sugli agenti e per evitare che la situazione si ripresenti alla prossima visita.

    Il segretario della Lega Matteo Salvini era a Bologna per visitare un campo rom. Gli antagonisti, che avevano annunciato una protesta, si sono posti davanti all’auto guidata dal segretario della Lega con a bordo gli esponenti del Carroccio Fabbri e Borgonzoni. Alcuni manifestanti hanno cercato di bloccare la macchina che nella. Mentre l’auto si è data alla fuga sono rimasti travolti un operatore tv e due antagonisti. Dopo questo episodio è partito il lancio di oggetti contro l’auto di Salvini. Il primo ad essere contestato è stato Umberto Bosco, candidato della Lega alle prossime elezioni regionali.

    I manifestanti urlano: ‘Fascista, vattene. Stai zitto’. Gli striscioni sono tanti (Spazza via il razzismo) e gli slogan antiLega sono accompagnati dal suono di tamburi. ‘L’integrazione dei campi è un fallimento’, ribatte il leghista, sommerso dai fischi e da Betti che ricorda ‘Questa è una città antifascista’.

    Ecco l’intervista a un manifestante pubblicata dal Fatto. Il giovane racconta, ma le immagini sono altrettanto chiare, che la tensione per la visita del segretario leghista era elevata. Salvini, alla guida dell’auto bloccata dai manifestanti, accelera travolgendone alcuni, che per puro caso non hanno riportato ferite gravi.

    Dalle parole ai fatti, il passo è durato qualche giorno. Dopo le proteste di politici e dell’Anpi contro la visita di Matteo Salvini, segretario di Lega Nord, al campo sinti di via Erbosa a Bologna, in programma sabato 8 novembre alle 11, l’annuncio del presidio dei collettivi antagonisti: alle 10 davanti all’ingresso del campo, alla Bolognina nel quartiere Navile. A lanciarlo e guidarlo è Xm24, ma si registrano già le prime adesioni tra cui quella quella di Asia Usb, il sindacato che si occupa dell’emergenza casa: “In questo quartiere – dice il centro sociale di via Fioravanti – il razzismo leghista e fascista non può avere cittadinanza“.

    Salvini aveva fissato la visita bolognese, dal sapore elettorale secondo i detrattori, dopo l’episodio avvenuto nel campo: la consigliera leghista Lucia Borgonzoni era entrata nell’area, insieme ad altri attivisti del Carroccio, e qui aveva avuto uno scontro con una residente, che l’aveva schiaffeggiata. Definita da sponda opposta, compresa l’assessora al Welfare Amelia Frascaroli, una provocazione, la vicenda era diventata un caso. Dopo quella della Frascaroli e del presidente del quatiere Navile nAra, è arrivata la presa di posizione dei partigiani.



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