Napoli-Roma 2014: a trent’anni dalla morte, ascoltiamo la lezione di Eduardo De Filippo

Fabrizio Capecelatro Giornalista, scrittore e conduttore radiofonico 31 Ottobre 2014 alle 11:18 in Antimafia, Calcio, Coppa Italia, Criminalità Organizzata, Cronaca, Franco Roberti, Napoli Calcio, Procura Antimafia, Eduardo De Filippo
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    La lezione di Eduardo ai giovani napoletani

    «Siccome la nostra città porta una brutta nomea e si dice quello che è vero e che non è vero, tanto che appena qualcuno sente che sei napoletano si mette subito in guardia, allora tu che sei giovane dovresti dare il buon esempio. Così, quando senti parlare male del tuo paese, con tutta coscienza, puoi rispondere: vabbè ma ci sono i mariuoli e la gente onesta come in tutti i paesi del mondo». Era questo l’appello che Eduardo De Filippo rivolgeva al figlio e quindi a tutti i giovani napoletani in “Napoli Milionaria” e oggi, a trent’anni dalla scomparsa del grande drammaturgo napoletano, quell’appello risulta più che mai importante e attuale. Oggi che i napoletani, tutti (ultras compresi), devono dare dimostrazione che a Napoli c’è soprattutto gente onesta.

    In quel momento Eduardo stava esprimendo il pensiero e il sentimento di tutti se, al termine della “prima”, rappresentata al Teatro San Carlo di Napoli, fu necessario riaprire ventisette volte il sipario, in quanto non cessavano gli applausi da parte di chi, costretto a vivere in quella situazione di disagio (aggravata all’epoca dalla guerra e oggi dalla crisi), sentiva l’esigenza di doversi riscattare.

    L’occasione che hanno i napoletani per riscattarsi è offerta proprio da una partita di calcio: Napoli-Roma, il primo incontro fra le due squadre dopo i gravi fatti della finale di Coppa Italia del 3 maggio, in cui un gruppo di ultras romani ha aggredito i tifosi partenopei e ucciso Ciro Esposito.

    La tensione è infatti alta, si temono scontri, rappresaglie: i napoletani hanno giurato vendetta per Ciro Esposito, benché la vendetta sia l’ultima cosa di cui avrebbe realmente bisogno Napoli. L’immagine della città è già abbastanza danneggiata (soprattutto dopo gli ultimi avvenimenti di cronaca, come il ragazzo violentato con il compressore o quello ucciso perché non si è frmato al posto di blocco) e spesso immotivatamente. Anche quando Napoli e i napoletani non si rendono colpevoli di alcunché vengono comunque ritenuti tali, figuriamoci quando ne danno anche l’occasione.

    Napoli milionaria termina con una speranza. La piccola figlia del protagonista Gennaro Jovine, che mai appare nella commedia, è nell’immaginaria stanza accanto a quella della scena, in attesa che il farmaco possa debellare la malattia che l’ha colpita. Ella null’altro è che l’immagine della città morente e della società malata.

    Si salverà? Forse sì, qualcuno davvero ci crede («Vedo – ha dichiarato il napoletano Franco Roberti, attuale Procuratore Nazionale Antimafia, in una nostra video-intervista – che forse in fondo al tunnel una piccolissima luce si sta accendendo»). Di sicuro bisogna sperarlo. Ma prima – dice Eduardo – «adda passà ‘a nuttata» e non si può aspettare inermi che durante la notte la situazione si aggiusti da sola, se l’indomani mattina ci si vuole svegliare in un’altra Napoli. Dobbiamo essere noi a “forzare l’aurora”!