Ergastolo in Italia, in Europa e nel mondo: a cosa serve ancora il carcere a vita?

Ergastolo in Italia, in Europa e nel mondo: a cosa serve ancora il carcere a vita?
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    Ergastolo in Italia, in Europa e nel mondo: a cosa serve ancora il carcere a vita?

    L’ergastolo è come un’esecuzione, una pena capitale nascosta”, ha dichiarato Papa Francesco, accomunando la massima pena detentiva con quella capitale. Lui stesso l’ha abolito nello stato del Vaticano lo scorso anno e oggi la massima pena per chi commette reati tra le mura leonine è di 34 anni. L’appello del Pontefice ha riportato un tema che, negli anni, è stato abbandonato non solo dalla società civile (a eccezione delle iniziative di singole associazioni) ma soprattutto dalla politica. Il dibattito sul tema dell’ergastolo non ha preso troppo piede in Italia anche perché il referendum per la sua abolizione, proposto e ottenuto dai Radicali nel 1981, ha visto la netta vittoria dei no (oltre il 77%). La domanda però rimane: a cosa serve l’ergastolo nel XXI secolo? Come può essere rieducativa una pena che non ha mai fine se non con la morte?

    Il punto centrale è che l’ergastolo in Italia cozza con l’articolo 27 della Costituzione per cui “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Non solo. La Corte europea per i diritri dell’uomo lo scorso anno lo ha bocciato, richiamandosi anche all’articolo 5 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, che ribadisce come “nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti“. L’idea di stare per tutta la vita dietro le sbarre di una cella non può essere rieducativo per il reo, se gli si toglie la speranza di potersi rifare una vita. Non è neanche un deterrente contro i crimini: nei Paesi che lo applicano con più frequenza come gli Stati Uniti, non c’è stata una diminuzione degli omicidi. Che l’ergastolo senza condizionale possa essere peggio della pena di morte lo disse anche Cesare Beccaria nel testo fondante la giurisprudenza moderna, “Dei delitti e delle pene”. Sapere di non poter mai più essere un uomo libero se non alla morte è ancora più crudele, è una “pena di schiavitù”.

    L’Italia contempla l’ergastolo come massima pena detentiva per reati gravi commessi contro la vita e contro lo Stato, in due diverse modalità, normale e ostativo. Con l’ergastolo normale si ha una pena detentiva che dura per tutta la vita del detenuto, come recita l’articolo 22 del codice penale che lo regola: “La pena dell’ergastolo è perpetua, ed è scontata in uno degli stabilimenti a ciò destinati, con l’obbligo del lavoro e con l’isolamento notturno. Il condannato all’ergastolo può essere ammesso al lavoro all’aperto”. L’articolo è stato poi modificato con l’art. 6 comma 2 della legge 26 luglio 1975 nº 354 per cui “i locali destinati al pernottamento dei detenuti consistono in camere dotate di uno o più posti senza distinguere la pena da eseguire”, cancellando di fatto l’isolamento notturno.

    I reati per cui si può comminare l’ergastolo comprendono tutti quelli punibili con più di 24 anni di carcere e che vanno dall’omicidio volontario con premeditazione, con l’aggravante della crudeltà, contro un minore di 14 anni, a quelli di strage e terrorismo, compreso l’attentato al Presidente della Repubblica o contro altri Capi di Stato. In realtà, negli ultimi anni, è stato inflitto solo per delitti contro la persona, con la sola eccezione di Alì Agca, condannato al carcere a vita per l’attentato a Papa Giovanni Paolo II. I minori non possono essere condannati all’ergastolo.

    Di norma però l’ergastolano non sconta più di 30 anni, il massimo della pena prevista per i processi con rito abbreviato. Con la legge Gozzini, 10 ottobre 1986, n. 6637, il condannato può essere ammesso, dopo la condanna di almeno 10 anni di pena, ai permessi premio, nonché, dopo 20 anni, alla semilibertà. Dopo i 26 anni, si accede alla libertà vigilata per altri 5 e, dopo i 30 anni, la pena si può considerare estinta. Inoltre, ha diritto allo sconto della pena in caso di buona condotta. Questo però vale solo per l’ergastolo con la condizionale, perché in Italia esiste anche un altro tipo di pena perpetua.

    L’Italia è l’unico paese europeo ad avere l’ergastolo ostativo, cioè la mancanza delle condizioni che portano agli sconti di pena: non esistono condizionali, permessi premi o libertà vigilata e il carcere diventa a tutti gli effetti a vita. È la pena che viene comminata ai capi mafia e nei casi di omicidio volontario aggravato in associazione mafiosa, spesso associata al regime di carcere duro del 41 bis, quindi con isolamento anche diurno. L’unico modo per uscire dallo stato di ergastolano ostativo è diventare un collaboratore di giustizia. L’ergastolo ostativo corrisponde alla pena senza condizionale di altri Paesi, come gli Stati Uniti, dove però può intervenire la grazia, negata invece agli ergastolani italiani.

    Un metodo durissimo, una pena che valica molti confini dei diritti umani, ma che viene usata per situazioni estreme e che è diventata “la bestia nera dei mafiosi“, come scrisse due anni fa Marco Travaglio. Creato da Giovanni Falcone, l’ergastolo ostativo unito al regime del carcere duro, è finito ai primi posti nella lista del “papello” di Totò Riina nel 1992: il boss mafioso voleva cancellare il carcere a vita sapendo che, anche dopo 30 anni di carcere, una volta libero avrebbe potuto riprendere tutte le sue attività.

    Tutti i Paesi europei prevedono nel loro ordinamento l’ergastolo con condizionale, con diverse scansioni temporali per lo scatto della condizionale. Gli unici Paesi che non l’hanno inserito nell’ordinamento giuridico sono Spagna e Portogallo, uniche democrazie recenti europee.

    Diverso il caso degli Stati Uniti, unico paese delle Americhe in cui vige la pena di morte in 22 Stati. Qui l’ergastolo viene applicato anche senza condizionale e per reati diversi da Stato a Stato. In quelli dove non c’è la pena capitale è infatti il massimo comminato per omicidio, violenza sessuale aggravata e altri reati gravi. Negli Stati dove c’è la pena di morte e per i reati federali, viene usato come alternativa alla pena capitale se vi sono delle attenuanti o se interviene la grazia. Ci sono poi alcuni Stati che lo applicano anche per reati meno gravi dell’omicidio: caso limite è l’Alabama dove è possibile essere condannati all’ergastolo per furto reiterato.

    Negli States anche i minorenni possono essere condannati all’ergastolo, con la condizionale, in casi di omicidio di primo grado: in questo caso si può avere la condizionale dopo 15-20 anni di carcere.

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