Separati e conviventi, la Chiesa cattolica è davvero pronta a fare scelte coraggiose?

Separati e conviventi, la Chiesa cattolica è davvero pronta a fare scelte coraggiose?
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    Una frenata sulle aperture ai divorziati e ai gay volute da Papa Francesco al Sinodo sulla Famiglia arriva dalla pubblicazione della Relazione del Sinodo. I tre paragrafi più controversi, quelli relativi alla ammissione alla comunione dei divorziati risposati, dell’accoglienza pastorale degli omosessuali e della comunione spirituale, sono stati bocciati ma hanno comunque avuto la maggioranza semplice di voti. Papa Bergoglio ha poi sorpreso tutti con la richiesta della pubblicazione immediata della Relatio Sinodi, in modo che non ci fossero cattive interpretazioni e fughe di notizie parziali sui punti più controversi.

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    I cardinali non hanno del tutto deviato dalla strada intrapresa dal Pontefice, ma hanno comunque rallentato. Più spazio alle famiglie cristiane tradizionali per dare più forza al messaggio evangelico sulla famiglia, base da cui confermare la misericordia di Dio e della Chiesa nei confronti delle situazioni irregolari. Sulla comunione ai divorziati risposati si fronteggiano i sì, dati per la maggioranza, contro un solo no secco, quello dell’Anglicus A, guidato dal cardinale ultraconservatore Leo Burke.

    Maggiori le voci che chiedono prudenza sull’apertura alle coppie gay: il secondo gruppo francese ha per esempio evidenziato che non discriminare le persone omosessuali, non significa “legittimare le pratiche omosessuali o ancor meno riconoscere, come fanno certi Stati, un cosiddetto ‘matrimonio’ omosessuale”. Il primo gruppo spagnolo ha anche chiesto di identificare i gay come “persone con tendenze omosessuali”, senza parlare di omosessualità “come se fosse parte dell’essere ontologico”.

    La precisione dei termini è fondamentale in ogni scritto della Chiesa: non si tratta di sfumature ma di senso pieno del termine che viene allargato a rappresentare una visione teologica molto complessa. Per questo, anche le traduzioni fatte della relazione intermedia dall’italiano, lingua ufficiale voluta da Papa Francesco al posto del latino. In una delle traduzioni in inglese il termine italiano “accogliere”, in relazione agli omosessuali, diventa “provide to” e non “welcoming”, la traduzione esatta della parola italiana. È come se si fosse raffreddato lo slancio inclusivo di Bergoglio.

    Nell’ambito del Sinodo, le posizioni di Papa Francesco erano appares invece molto aperte. Quest’ultimo ha rivolto un invito molto chiaro, indirizzati nei confronti di scelte pastorali coraggiose, che possano segnare una vera e propria “rivoluzione” per i divorziati risposati e per le coppie conviventi. Novità anche per quanto riguarda le unioni omosessuali. Si dice chiaramente che non possono essere equiparate al matrimonio tra un uomo e una donna, però arriva una presa di posizione: vi sono dei casi in cui non si può non riconoscere il sostegno fino al sacrificio per la vita dei partner.

    Si sta cercando di mettere a punto un documento, aprendo al dibattito, fino ad arrivare alla nuova assemblea dei vescovi, prevista per il prossimo anno.

    L’obiettivo è quello di arrivare ad apprezzare i valori positivi, che siano incentrati non sui limiti e neppure sulle mancanze. Si vuole incoraggiare il desiderio di Dio e la volontà di sentirsi parte integrante della Chiesa.

    Vengono invocati il valore della misericordia e la possibilità di ritrovarsi all’interno della Chiesa, anche per le persone che hanno sperimentato il fallimento o che si trovano nelle situazioni più disparate. Per tutto si fa appello al concetto dell’accondiscendenza divina, che viene rintracciata anche nel Vangelo. Ad esempio, ci potrebbe essere l’opportunità per i divorziati di accedere alla comunione. Potrebbero accedere al sacramento i risposati che dimostrino, caso per caso, di voler procedere in un cammino di penitenza sotto la responsabilità del vescovo diocesano o che si impegnino chiaramente a favore dei figli. In questo modo si potrebbe discernere anche da situazione a situazione. I cardinali e i vescovi più intransigenti non sarebbero d’accordo.

    Molto più ferma, invece, appare la posizione sulla contraccezione, visto che il sinodo lascia spazio soltanto alle tecniche naturali, pur sottolineando la necessità di adottare un linguaggio più realista su questo argomento. Sui gay nel documento viene chiamata la Chiesa ad un’importante sfida educativa. Per questo i cattolici sono invitati a chiedersi se siano in grado di accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità, non andando, comunque, a compromettere le questioni importanti della famiglia e del matrimonio.

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