Annamaria Franzoni ai domiciliari: non è più socialmente pericolosa

Annamaria Franzoni ai domiciliari: non è più socialmente pericolosa
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    Annamaria Franzoni ha ottenuto i domiciliari. A deciderlo è stato il tribunale di sorveglianza di Bologna, che ha accolto l’istanza della difesa. Secondo notizie, che ancora non sono state confermate, la mamma del piccolo Samuele avrebbe già lasciato il carcere. Le speranze che la Franzoni potesse ottenere un trattamento del genere sono state alimentate dopo la perizia psichiatrica eseguita dal professor Augusto Balloni, a cui il tribunale aveva chiesto di esprimersi su un eventuale rischio di recidiva.

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    I legali di Annamaria Franzoni hanno presentato l’istanza di scarcerazione, in modo che la donna possa assistere il figlio minore, nato nel 2003, un anno dopo la morte di Samuele.

    Dopo le varie perizie che la dichiaravano pericolosa, la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Torino ha stabilito che dopo 12 anni dal delitto di Cogne si può sostenere che Annamaria Franzoni non sia più in grado di fare del male. Non ci sarebbe la possibilità o il rischio che la donna commetta un altro delitto. A stabilirlo è stata la perizia del tribunale.

    Secondo il professor Balloni, la donna condannata a 16 anni adesso può essere fatta rientrare all’interno della società, dopo aver seguito una terapia e con l’aiuto dei servizi sociali. Proprio la psicoterapia potrebbe intervenire a rimuovere i disturbi e a cambiare il suo comportamento.

    Sedici giorni alle Vallette di Torino, poi, il suo difensore di allora, Carlo Federico Grosso, riuscì a farla uscire. Così Annamaria Franzoni è riuscita a trascorrere libera gli anni di battaglia giudiziaria: la prima condanna arriva nel 2004, trent’anni con rito abbreviato, 16 anni in secondo grado nel 2007, sentenza confermata dalla Cassazione, che aveva fatto scattare le manette ordinando la reclusione nel carcere della Dozza a Bologna.

    Da allora una unica breve uscita: il 31 agosto 2010, per i funerali del suocero, Mario Lorenzi.

    Poi si sono susseguite una serie di richieste di arresti domiciliari per assistere uno dei figli, respinte perché sospesa dalla potestà genitoriale, o di permessi premio, negati anche vista là gravità del reato commesso e delle regole carcerarie per i detenuti pericolosi.

    Da ottobre 2013, Annamaria Franzoni è stata ammessa al lavoro esterno dal carcere, in una cooperativa del bolognese. Può uscire la mattina per poi rientrare la sera nella struttura, sulla base di quanto prescrive all’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario, cioè ha scontato oltre metà della pena, considerando l’indulto, e ha a carico un figlio minore.

    Annamaria Franzoni uccise con “razionale lucidità” il figlio Samuele, di 3 anni e 2 mesi, la mattina del 30 gennaio del 2002, nella casa di Cogne. In lei non vi era alcun “vizio di mente” ma una grande “preoccupazione nutrita per la salute di Samuele“, dice la Cassazione nelle 54 pagine di motivazione della sentenza nelle quali si spiega perché i giudici hanno confermato la condanna a sedici anni di reclusione nei confronti della donna. Venne appurato che nessun estraneo sarebbe potuto entrare in casa e realizzare il delitto nel poco tempo (tra i cinque e gli otto minuti) in cui Franzoni sostiene di essere uscita da casa per accompagnare l’altro figlio allo scuolabus.

    Secondo i giudici, Annamaria Franzoni subito dopo il fatto, “nascose” le prove, mettendo in ordine oggetti ed eliminando l’arma del delitto, pulendola da eventuali tracce. Difatti l’arma, quasi certamente un oggetto tagliente, piuttosto che uno zoccolo, non è stata mai trovata. E la famiglia Lorenzi non ha mai denunciato la scomparsa di alcunchè dalla casa.

    Il movente del delitto sarebbe stato un semplice capriccio di Samuele (come ha raccontato la stessa Annamaria, Samuele si era svegliato e alzato proprio mentre lei stava uscendo con l’altro figlio, Davide), lei sarebbe stata travolta da uno “stato passionale” momentaneo. Secondo quanto scritto nella sentenza la donna era, senza motivi concreti, preoccupata “per la normalità ed il regolare sviluppo di Samuele, tanto da avere manifestato il presagio di una sua possibile morte prematura“.

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