Yara Gambirasio, storia completa e l’indagine sul DNA

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    E’ stato arrestato il presunto assassino di Yara Gambirasio. Si tratta del figlio illegittimo di Giuseppe Guerinoni. [SCOPRI QUI CHI E']. Yara Gambirasio è scomparsa da Brembate di Sopra il 26 novembre del 2010. La ragazzina era stata in una palestra del luogo, dove si era recata per i suoi consueti allenamenti relativi alla pratica della ginnastica artistica, disciplina sportiva da lei seguita. Uscita dalla palestra, avrebbe dovuto fare un certo percorso a piedi, per far ritorno alla propria abitazione. Della piccola ginnasta si sono perse le tracce lungo la strada, perché Yara non è mai arrivata a casa propria.

    Le indagini, dopo le prime fasi, che hanno preso in considerazione diverse piste, si sono concentrate su alcuni punti in particolare. Il padre di Yara ha smentito anche ciò che è stato detto da Saviano e ha dichiarato fermamente che non ha mai testimoniato contro Locatelli. Si tratta di Pasquale Locatelli, che è stato arrestato in Spagna perché ritenuto dalla polizia tra i principali narcotrafficanti del mondo.

    La scritta nella cappella dell’ospedale

    Nello specifico la polizia aveva scoperto la scritta firmata dal presunto omicida della ragazzina, sul registro delle visite dove vengono lasciati i messaggi di parenti e fedeli, all’interno della piccola Cappella dell’ospedale Salvini di Rho, nell’hinterland del capoluogo lombardo. Poche righe scritte con inchiostro nero che hanno subito fatto scattare le indagini del commissariato Rho-Pero. Sul foglio la scritta appare decisa, è a penna con inchiostro nero: “Informate la polizia di Bergamo che qui è passato l’omicida di Yara Gambirasio. Che Dio mi perdoni“, è il testo che si legge. La polizia ha sequestrato tutti i filmati delle telecamere di sorveglianza dell’ospedale. La scientifica è stata invece a lavoro nel tentativo di isolare impronte digitali o campioni di Dna dalla carta del registro delle visite della Cappella. “Non possiamo sottovalutare alcuna ipotesi“, hanno spiegato gli inquirenti milanesi, che hanno subito avvisato polizia e carabinieri di Bergamo.”Faremo di tutto perché si arrivi alla verità” – ripetevano gli investigatori – “Lo dobbiamo alla famiglia di Yara“.

    Il fazzoletto

    E’ stato rinvenuto poco dopo anche un fazzoletto. Era a terra, proprio vicino al registro dei visitatori preso in consegna dagli inquirenti. C’era scetticismo fin dall’inizio, ma dopo tre anni di indagini qualsiasi elemento non poteva essere trascurato. Nel frattempo si è appreso che una mamma residente in provincia di Milano ha creduto che suo figlio adottivo potesse essere l’assassino di Yara, e ha chiesto che gli venisse effettuato il test del Dna. I carabinieri di Como hanno dunque effettuato i controlli e il figlio di questa anziana donna è entrato nelle indagini sull’omicidio della giovane ginnasta bergamasca uccisa nel 2010 condotte dal pm Letizia Ruggeri. In conclusione l’esame ha dato esito negativo, non c’è parentela tra il ragazzo e Giuseppe Guerinoni, ritenuto il possibile padre dell’assassino di Yara.

    La pista di Salice Terme

    Un’altra pista è stata quella che ha condotto a Salice Terme. Proprio in questo paese gli inquirenti pensano che abbia soggiornato negli anni ’60 Giuseppe Guerinoni, il padre del presunto assassino. A quanto pare, l’uomo era solito trascorrere due settimane ogni anno proprio a Salice Terme. I fatti sarebbero avvenuti prima ancora di sposarsi. Gli inquirenti presumono che durante questi soggiorni l’uomo abbia potuto conoscere la donna che sarebbe stata la madre di un figlio illegittimo, che è stato designato nell’indagine con il nome di “Ignoto 1”. Le forze dell’ordine hanno consultato gli elenchi forniti dall’Inps e i registri degli hotel, per cercare di capire chi possa essere stata la donna. Quest’ultima sarebbe tornata poi con il bambino proprio nella stessa zona in cui ha colpito l’assassino.

    Tutto è partito dal dna estratto dalla traccia di sangue ritrovata sugli slip della piccola Yara. Da questo indizio si è effettuato un controllo con alcuni profili genetici di giovani che frequentavano la discoteca “Sabbie mobili” di Chignolo d’Isola, vicina al campo in cui era stato trovato il corpo della piccola ginnasta. In particolare si trovarono certe corrispondenze con un ragazzo. Da questo si è arrivati a due zii e poi da essi gli inquirenti sono risaliti al profilo genetico del loro padre. Si trattava proprio di Giuseppe Guerinoni, morto nel 1999. In effetti, però, non c’erano delle esatte corrispondenze con il profilo genetico dei figli riconosciuti, per questo si è pensato all’ipotesi del figlio illegittimo. Anche perché un amico di Guerinoni dichiarò che egli stesso gli aveva confidato di aver avuto un figlio fuori dal matrimonio, da una donna con cui aveva avuto una relazione in passato.

    Intanto nell’inchiesta è uscito di scena Mohamed Fikri. Negli ultimi tempi era stato accusato di favoreggiamento, ma è stata disposta l’archiviazione del ruolo dell’extracomunitario. A deciderlo è stato il giudice delle indagini preliminari, che ha valutato la posizione del piastrellista. L’avvocato della difesa, Roberta Barbieri, si è dichiarata soddisfatta per l’esito della situazione. Precedentemente è stato fermato Domenico De Simone, un 60enne ex collaboratore di giustizia, l’autore della lettera in cui diceva di essere l’assassino di Yara. A quanto pare l’uomo avrebbe fatto tutto, perché è alla ricerca di notorietà.

    Già nel 2000 si era messo al centro dell’attenzione, quando con il fratello si era incatenato davanti a Palazzo Frizzoni, per dimostrare di essere abbandonati dallo Stato. De Simone ha raccontato di un episodio accaduto al pronto soccorso di Ponte San Pietro: due donne avrebbero fatto riferimento ad una palestra e ad un braccialetto con le iniziali. Le donne in questione non hanno mai pronunciato il nome di Yara, ma l’uomo ha nella sua mente ricollegato il tutto. Il racconto di De Simone è senza fondamento. L’uomo non è stato denunciato per procurato allarme.

    La pista del pedofilo

    Sul giallo intorno a questa vicenda è spuntata anche un’altra pista. Si tratta di quella di un pedofilo che avrebbe utilizzato internet per adescare bambine e ragazzine della zona di Bergamo. Il fatto riconduce direttamente ad un 50enne originario di Padova, il quale è detenuto presso il carcere di Bourges, in Francia. In passato l’uomo era stato arrestato per detenzione di materiale pedopornografico.

    L’uomo detenuto in Francia sarebbe nato nel 1963: avrebbe la stessa età del figlio naturale di Giuseppe Guerinoni. L’uomo è stato indicato come Lorenzo B. Sarebbe stato in un orfanotrofio e poi adottato da piccolo. A portare gli investigatori sulle tracce di Lorenzo è stata la mamma di una 12enne bergamasca: secondo la donna, l’uomo, nel 2010 era in Italia e avrebbe tentato di adescare delle minorenni nella bergamasca. Sembra anche che questa persona conoscesse la piccola Yara e che avesse per lei una sorta di ossessione, fino a creare falsi profili Facebook pur di avvicinarla.