Corrado Clini inquisito di nuovo: dopo il peculato arriva l’accusa di corruzione

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    Corrado Clini inquisito di nuovo: dopo il peculato arriva l’accusa di corruzione

    Dopo poche ore dalla notizia degli arresti domiciliari notificati all’ex ministro Corrado Clini, giungono i dettagli di in una nuova inchiesta giudiziaria che lo vede coinvolto a Roma, insieme ad altre persone, tra le quali la moglie dello stesso Clini, Martina Hauser, assessore comunale a Cosenza. L’ex ministro dell’Ambiente nel governo Monti, ora accusato d corruzione, è stato arrestato il 26 maggio dalla Polizia tributaria della guardia di Ferrara con l’accusa di peculato, in merito a una inchiesta sul progetto New Eden. La nuova inchiesta a Roma, invece, verte sulla presunta poco pulita gestione ministeriale di una quantità notevole di denaro, milioni di euro che sarebbero davuti essere utilizzati per ‘finanziare’ progetti all’estero. In particolare in Cina e Montenegro.

    Clini era già stato ascoltato dalla Procura lo scorso ottobre, in merito al suo coinvolgimento nel progetto di cooperazione internazionale a favore dell’Iraq. Secondo gli inquirenti dal fondo stanziato dal ministero dell’Ambiente (finanziamento da 54 milioni di euro) sarebbero spariti circa 3,4 milioni, sottratti proprio dall’allora ministro in collaborazione con un imprenditore del padovano. L’ex ministro è ora agli arresti domiciliari con l’accusa di peculato.

    Le accuse di peculato

    Per chi fosse poco avvezzo alle faccende giudiziarie, il peculato è il reato commesso da un pubblico ufficiale che si appropria in maniera indebita di denaro pubblico e, almeno secondo la legge, dovrebbe essere punito con una reclusione dai 4 ai 10 anni. Corrado Clini non è che l’ultimo dei politici italiani che finisce direttamente dagli scranni del potere alle aule di un tribunale, ma la sua vicenda è ancora più clamorosa perché getta ombre sull’operato del governo Monti, di cui era uno degli esponenti più importanti. E’ proprio sotto sua firma che il ministero dell’Ambiente ha stanziato quei 54 milioni finiti nel fondo per il progetto New Eden, destinato a proteggere e preservare l’ambiente e le risorse idriche di un Iraq messo in ginocchio da decenni di guerra.

    Il legame con New Eden, però, ha radici ben più profonde: Clini è stato ministro per il governo Monti dal 2011 al 2013, ma il progetto di cooperazione internazionale ha visto la luce nel 2003, quando lui era già direttore generale del ministero dell’Ambiente (lo è stato per ben 20 anni, dal 1991 al 2011). Iniziativa voluta proprio dal nostro ministero in collaborazione con l’agenzia americana Iraq Foundation, con scopi umanitari lodevoli: riforestazione, controllo dell’inquinamento e risanamento delle falde acquifere. L’avidità, però, gioca brutti scherzi, ecco perché la Procura di Ferrara ha voluto vederci chiaro, portando avanti un’indagine in collaborazione con la Procura della Repubblica di Roma e con la Procura Federale Svizzera di Lugano. Il risultato è l’accusa di peculato per Clini e il compiacente imprenditore.

    Quei 3,4 milioni spariti dal fondo rappresentano una macchia clamorosa in una carriera vissuta all’insegna dell’impegno in prima linea sulle tematiche ambientali e della sostenibilità. Clini si è sempre occupato di di cambiamenti climatici ed è anche stato chairman dell’European Environment and Health Committee, composto dall’Organizzazione mondiale della sanità e dai ministeri della Salute e dell’Ambiente di 51 paesi europei e centro asiatici. Anche come ministro ha dovuto risolvere situazioni non facili come il caso Ilva, il naufragio della Costa Concordia e l’emergenza rifiuti a Roma. Ora è ai domiciliari, in attesa di giudizio. Le accuse, però, potrebbero diventare anche più gravi, visto che nel fascicolo sono ipotizzati anche i reati di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture false o altri documenti per operazioni inesistenti, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e riciclaggio di denaro sporco.