Finale Coppa Italia 2014: la trattativa coi tifosi c’è stata?

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    Spari Coppa Italia, questura: Nessuna trattativa con i tifosi

    Il Dirigente Digos Diego Parente ricostruisce i fatti, meglio dire i disordini, accaduti prima della finale di Coppa Italia, Napoli – Fiorentina. La cronaca di quello che è avvento intorno allo Stadio Olimpico di Roma, è stata drammatica. Il questore di Roma, Massimo Mazza, ha voluto precisare in maniera netta: “Non c’è stata alcuna trattativa con gli ultras del Napoli. Non abbiamo mai pensato di non far giocare la partita“. Anche l’ormai famoso Genny ‘a Carogna ha negato qualsiasi tipo di trattativa. Ma i verbali presentati oggi dimostrerebbero il contrario, sarebbero partite anche delle minacce da parte dell’ultras. L’obiettivo era tutelare l’ordine pubblico sugli spalti e in città, in caso di cancellazione della finale. Intanto nella mattinata di mercoledì, un proiettile per Genny ‘a carogna e un testo pieno di minacce sono stati recapitati in una busta indirizzata al Mattino.

    Scene di guerriglia a Tor Di Quinto

    Nelle strade adiacenti lo Stadio Olimpico di Roma, nel tardo pomeriggio di sabato 3 maggio abbiamo assistito a scene di vera guerriglia.

    Uomini armati di mazze e bastoni si sono fronteggiati con la polizia, le diverse tifoserie sono state coinvolte in tafferugli e scontri, lanci di oggetti, bombe carta, sassi, colpi di pistola.

    Il bilancio finale è di 15 feriti, di cui uno, un tifoso del Napoli, ricoverato in condizioni gravissime.

    Il verbale che scotta

    Spunta un verbale con il colloquio tra Marek Hamsik e Gennaro De Tommaso, redatto da un collaboratore della Procura Federale e firmato alle ore 3 della notte tra sabato e domenica. La relazione è stata inviata al pm del calcio Stefano Palazzi e al giudice sportivo Gianpaolo Topsel. Una copia è stata consegnata anche alla Digos.

    Si legge che il capitano ha tentato di pacificare gli animi, parlando con Genny ‘a Carogna, lo ha rassicurato che nessun tifoso era morto. Il ferito c’è “ma non per un agguato tra tifoserie“. Dopo le insistenze dell’ultrà, il capitano dice: “Ci metto la faccia“. De Tommaso si convince: “Allora okay, ci metto la faccia anche io. Tanto tutti sappiamo chi siamo e dove siamo“.

    Il proiettile a Genny ‘a Carogna

    La lettera indirizzata al Mattino inizia così: “Vogliamo far pervenire al camorrista che appare in foto, Gennaro De Tommaso, il presente avvertimento, un risposta a quella scritta sul petto che auspica la liberazione del mafioso Speziale, assassino dell’ispettore Raciti“.

    Stai attento, avanzo di galera. Hai le ore contate. Penserai che sia una semplice minaccia. Aspetta e vedrai. Morte agli ultras!!! Carogna, attento a te, ai tuoi familiari e a tutti quei coglioni che sono alle tue spalle!!!“, si legge ancora nella lettera.

    Anche voi della Società Calcio Napoli non siete esenti da responsabilità, così come i mass media che pubblicano solo ciò che fa loro comodo. Questa farsa è stata organizzata con l’assenso della federazione calcio e con la collaborazione dell’operatore tv della Rai. Vi seguiremo nei vostri spostamenti ed al momento opportuno colpiremo!! Che il tifoso napoletano ferito a Roma muoia a presto!! Non dorma tranquillo nemmeno il cronista Tv. Ogni promessa è un debito“.

    Intervista a Genny ‘a Carogna

    Per il tifoso napoletano, quelle che sono state scritte sono tutte sciocchezze inventate dai giornalisti. Intervistato dal Mattino, ribadisce la sua versione dei fatti: “Hamsik è venuto da noi solo per rassicurarci sulle condizioni del nostro amico, per dirci che stava meglio, che poteva farcela. Lo stesso messaggio che ci hanno dato le forze dell’ordine. Noi abbiamo parlato con tutti con calma e rispetto, senza minacce o provocazioni. Non c’è stata alcuna trattativa tra la Digos e la curva partenopea sull’opportunità di giocare o meno la partita. Il resto sono invenzioni dei giornalisti“.

    E ribadisce fermamente che non c’è stata alcuna trattativa: “Quello che è successo sabato è inaudito, non era mai accaduto che qualcuno sparasse ai tifosi. Di tutto questo sembra non importare niente a nessuno. Ma a noi sì, a noi interessa. Ed è per questo che abbiamo deciso di rinunciare alla coreografia che avevamo organizzato e che ci era costata quindicimila euro. E la stessa cosa hanno fatto anche i supporter della Fiorentina. Come avremmo potuto srotolare gli striscioni, e cantare, e ballare quando uno di noi era in fin di vita? Ci siamo rifiutati di farlo. Ma non abbiamo minacciato nessuno e non abbiamo detto di non giocare. Né avremmo avuto il potere per farlo. Noi non possiamo decidere nulla“.

    Le parole del questore Mazza

    Anche Mazza, questore di Roma, ha detto in conferenza stampa che è stato solo accordato al capitano del Napoli di informare i tifosi, su richiesta di questi, sulle condizioni di salute del ferito.

    Mai nessuno – ha detto il questore – ha pensato di non far giocare la partita, né la federazione, né le forze dell’ordine né le società.

    La società Napoli ci ha solo chiesto se avessimo nulla in contrario se il capitano spiegasse ai tifosi come era la situazione, anche perchè si erano diffuse notizie che davano per morto il tifoso.

    Non c’erano controindicazioni e così il capitano ha potuto spiegare che i tifosi della Fiorentina non c’entravano con quello che era accaduto e che il tifoso non era morto.

    Non riesco a capire – ripete il questore – di quale trattativa si parli: non c’è stata alcuna trattativa“.

    Le polemiche con i sindacati di Polizia

    La vicenda che ha coinvolto Gennaro De Tommaso, vero nome di “Genny ‘a carogna”, ha scatenato una accesa polemica da parte di alcuni sindacati di polizia, Consap e Sap in prima linea, che hanno fermamente portato avanti le loro posizioni, accusando il figlio di Ciro De Tommaso di voler esaltare la figura di un omicida (Genny indossava una maglietta con la scritta ‘Speziale libero’. Antonino Speziale sta scontando una condanna definitiva a 8 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale dell’ispettore capo Filippo Raciti, morto a Catania nel 2007).

    Non si parla con chi inneggia a omicida“. I sindacati di polizia lo hanno detto prendendo duramente posizione contro il Viminale. La prima sigla a intervenire è stata proprio il Sap, al cui congresso, però abbiamo visto scene che possiamo definire quantomeno vergognose, quando si sono alzati applausi ai colleghi poliziotti che hanno ammazzato il giovane Federico Aldrovandi.

    FIRMA ANCHE TU LA PETIZIONE PER IDENTIFICARE GLI AGENTI CHE HANNO APPLAUDITO GLI ASSASSINI DI FEDERICO

    Se i morti non sono tutti uguali

    Il segretario generale Tonelli ha affermato, al proposito: “Il vero ‘cretino’ – e cita un’altra recente vicenda, quella del poliziotto definito ‘cretino’ dal capo della polizia, in seguito agli scontri a Roma si trovava ieri allo stadio Olimpico di Roma, indossava una maglietta inneggiante all’assassino di un poliziotto, è stato in passato soggetto a Daspo e addirittura risulta essere figlio di un boss della camorra“.

    Vogliamo vedere adesso la stessa indignazione dei vertici della nostra Amministrazione e del Viminale vogliamo capire se per le autorità dello Stato i morti sono tutti uguali o se qualcuno è più uguale di un altro, vogliamo comprendere se in questo nostro strano Paese chi si è affrettato a crocifiggere i poliziotti per un applauso ‘tarocco’ oggi riesce a condannare senza se e senza ma le sceneggiate dell’Olimpico dove a ‘godersi’ lo spettacolo c’erano anche il premier Matteo Renzi e il presidente del Senato, Pietro Grasso“, ha concluso Tonelli.

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