Nicola Cosentino arrestato: aveva le chiavi della Reggia di Caserta

Nicola Cosentino arrestato: aveva le chiavi della Reggia di Caserta
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    Arrestato l'ex parlamentare Nicola Cosentino

    Nicola Cosentino andava a correre alla Reggia di Caserta quando voleva: l’ex parlamentare del PdL, aveva infatti le chiavi della reggia, dono dell’allora prefetto Ezio Monaco con tanto di biglietto di accompagnamento. È quanto hanno scoperto i carabinieri di Caserta nel corso dell’ultima perquisizione arrivata dopo l’arresto richiesto dalla Procura per l’accusa di estorsione mafiosa. Cosentino, al quale il tribunale del Riesame ha negato la scarcerazione nella giornata di giovedì, aveva a disposizione il parco della splendida reggia quando voleva: poteva entrare a suo piacimento in uno dei luoghi più belli d’Italia, patrimonio nazionale e internazionale, tra l’altro al centro di polemiche continue per lo stato di conservazione.

    Le chiavi erano in un portapenne nello studio dell’ex Sottosegretario, al primo piano di casa: tre chiavi, distinte dalle etichette “Cancello lato Reggia”, “Lucchetto cancello alloggio”, “Chiave cancello garage”: ad accompagnarle un biglietto del prefetto.

    Cosentino aveva quindi libero accesso alla Reggia. Tutto è scritto nella documentazione depositata dal pm della Dda Antonello Ardituro al Tribunale del Riesame che ha poi negato la scarcerazione. Secondo i legali dell’ex parlamentare, la presenza di queste chiavi sarebbero a favore della sua difesa. L’avvocato Stefano Montone ha spiegato che gli inquirenti, in un primo momento, pensava che le chiavi aprissero gli uffici della Prefettura. Lì, secondo l’accusa, si sarebbe tenuto un incontro per intimidire un amministratore locale che non voleva subire la pressione esercitata da Cosentino.

    Invece, dice il legale dell’ex sottosegretario, le chiavi aprono i cancelli della Reggia di Caserta: un “dono” fattogli dall’ex prefetto per evitare che rimasse chiuso dentro quando andava a correre nel parco.

    Nicola Cosentino è stato arrestato dai carabinieri di Caserta insieme ai due fratelli Giovanni e Antonio lo scorso 3 aprile. L’ex sottosegretario all’Economia del PdL è finito agli arresti nella mattina di giovedì con le accuse di estorsione e concorrenza sleale aggravata dalla finalità mafiosa: nel corso dell’operazione sono stati arrestati anche Pasquale e Antonio Zagaria, fratelli del capo clan dei Casalesi Michele Zagaria. Tredici in tutto gli arresti eseguiti dai carabinieri per l’inchiesta coordinata dai pm Antonello Ardituro, Fabrizio Vanorio e Francesco Curcio. Secondo l’accusa Cosentino, insieme ai fratelli, avrebbe imposto nel casertano la vendita di prodotti petroliferi della loro azienda di famiglia.

    Per sei degli arrestati, tra cui l’ex parlamentare di Forza Italia, è scattata l’ordinanza di custodia cautelare. Secondo la Procura i fratelli Cosentino, con l’aiuto di dirigenti pubblici, funzionari della Regione e del comune di Casal di Principe, e di funzionari della Q8, avrebbero avuto il rilascio di permessi e licenze per costruire impianti, anche quando c’erano cause ostative.

    Secondo l’accusa, inoltre, avrebbero costretto amministratori e funzionari locali a rallentare o impedire la realizzazione di impianti della concorrenza anche con atti amministratiti illeciti, come raccontato ai magistrati dal titolare di una stazione di servizio, Luigi Gallo, in costruzione a Villa Briano. Fondamentali per le indagini anche le parole dei collaboratori di giustizia.

    Le indagini, scrive la Procura nel comunicato, hanno accertato l’esistenza di un vero e proprio sistema criminalecapace di incidere profondamente sul regolare andamento del mercato ed hanno soprattutto evidenziato una illecita posizione di vantaggio, in cui si trovavano ad operare le ditte riconducibili alla famiglia Cosentino”.

    Il potere politico di Cosentino si lega, secondo la procura, con quello criminale derivante “dal rapporto stabile che l’ex parlamentare ha potuto vantare con il clan dei Casalesi”. Non solo, visto che aveva la possibilità di “negoziare con le società petrolifere operanti su scala internazionale, specie la Kuwait petroleum italia (Q8), in posizione analogamente privilegiata, sia per la notevole potenza economica di cui sono capaci le società dei Cosentino, sia per l’influenza politica e criminale della famiglia”.

    Un intreccio di potere politico e criminale che non si è fermato neanche quando era ai domiciliari, come ha rilevato il Gip nel firmare la custodia cautelare in carcere. Nonostante lo avesse negato, le indagini hanno evidenziato come “Nicola Cosentino si sia attivamente interessato per l’andamento degli affari delle imprese di famiglia [..] anche nel periodo in cui era agli arresti domiciliari, con importanti esponenti della politica e delle istituzioni locali e nazionali, comprovandosi in tal modo il persistente svolgimento, da parte dello stesso, di attività politica”.

    L’ex parlamentare e sottosegretario era apparso di recente in un incontro pubblico a Napoli per presentare Forza Campania, gruppo formato da consiglieri regionali dissidenti di Forza Italia che lo riconoscono come leader, nonostante avesse spesso ricordato in interviste recenti di non voler tornare in politica e di non candidarsi alle europee.

    Arrestato Cosentino

    Nato a Casal di Principe, in provincia di Caserta, Nicola Cosentino inizia la carriera politica nelle fila di Forza Italia nel 1995 con la prima elezione a consigliere regionale della Campania ed entrando alla Camera dei Deputato l’anno successivo. La sua ascesa all’interno della formazione di Silvio Berlusconi è rapida: con lui i consensi del partito nella regione salgono fino al 27%, arrivando a essere il primo partito. Nel 2005 è scelto come coordinatore regionale e viene confermato nelle tre successive elezioni politiche alla Camera: nel 2008, durante il quarto governo Berlusconi, viene nominato Sottosegretario all’Economia.

    Non solo politica: la storia di Cosentino è costellata di processi e accuse di associazione mafiosa, di contatti continui con i clan del casertano, di essere il referente politico dei Casalesi. La vicenda più nota riguarda il voto della Camera per l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti, bocciato dall’aula con il voto dell’allora PdL e della Lega Nord.

    Nel 2009, quando finisce nell’inchiesta per riciclaggio abusivo di rifiuti tossici attraverso la società Eco4 con l’accusa di concorso esterno in associazione camorristica, la Giunta per le Autorizzazioni della Camera vota contro l’arresto chiesto dalla Procura. Nella richiesta di arresto, i pm identificano in Cosentino il riferimento politico delle famiglie camorristiche dei Bidognetti e Schiavone. Con il procedere delle indagini, nel 2010 arriva alla Camera la richiesta per l’uso delle intercettazioni telefoniche del parlamentare e sottosegretario: anche questa richiesta, votata a scrutinio segreto, viene respinta dalla maggioranza di centrodestra. Berlusconi gli rinnova la fiducia, respinge l’idea delle dimissioni.

    Cosentino finisce nel registro degli indagati anche sul caso della nuova P2 che l’avrebbe aiutato a costruire una campagna denigratoria contro Stefano Caldoro, candidato alla guida della Regione per il PdL, e ancora una volta la Camera vota per salvarlo dall’arresto. A luglio 2010 arrivano le dimissioni da Sottosegretario, ma rimane per volere di Berlusconi, coordinatore del partito in Campania.

    Il nome del parlamentare però finisce nell’inchiesta della Dda di Napoli sulla camorra: il Gip lo definisce “il referente nazionale” delle cosche casalesi. L’ennesimo voto della Camera lo salva dall’arresto: Cosentino si dimette anche da coordinatore regionale del PdL e il 15 marzo 2013 si costituisce nel carcere napoletano di Secondigliano.

    Entra da “persona innocente”, alla fine di “un calvario di cui non riesco a comprendere la necessità”; condanna la camorra come la “forma più nefasta di illegalità” e decide di non presenziare alle udienze dei processi.

    A luglio 2013, dopo 131 giorni di carcere, viene scarcerato e mandato ai domiciliari a Venafro, in provincia di Caserta, nonostante il parere contrario dei pm; l’8 novembre arriva la decisione del tribunale di Santa Maria Capua a Vetere per la scarcerazione e la fine dei domiciliari. Ad aprile 2014 il nuovo arresto nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dei carburanti nel casertano.

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