Perché la terra trema? Il problema italiano dei terremoti

Perché la terra trema? Il problema italiano dei terremoti
da in Cronaca, Protezione civile, Terremoto
Ultimo aggiornamento:
    Perché la terra trema? Il problema italiano dei terremoti

    In Italia la terra contina a tremare: perché? Lo ha fatto nel passato e continua a farlo ai giorni nostri. Solo negli ultimi anni si sono registrati alcuni terremoti devastanti, ma quali sono le cause e cosa si può e deve fare nelle zone ad alto rischio sismico? Tra gli ultimi terremoti registrati quello in Campania con una nuova scossa di terremoto di magnitudo 4.2 si è verificato alle 8.12 di lunedì 20 gennaio, a poco più di due settimane di distanza dalla forte scossa di magnitudo 5, registrata nella stessa zona, l’area dei Monti del Matese, tra il Molise e la Campania. L’evento sismico è stato solo la punta dell’iceberg di un problema nazionale. Le scosse che si sono registrate nel corso degli ultimi anni da Nord a Sud hanno messo in luce le difficoltà dei diversi territori: nonostante l’Italia sia una terra a forte rischio sismico, la prevenzione non è ancora diventata la parola d’ordine.

    Che i terremoti non si possano prevedere è un dato acquisito dalla scienza. Quello che sappiamo, grazie agli studi e al monitoraggio continuo, è che gran parte del territorio nazionale è ad alto rischio sismico, per la frequenza storica dei terremoti e l’intensità che alcuni di essi hanno raggiunto. Questo è dovuto alla particolare posizione geografica della nostra penisola, situata nella zona di convergenza tra la zolla africana ed eurasiatica, essendo così sottoposta a forti spinte compressive. La dorsale appenninica fino all’estremo Sud dell’Italia è la zona più a rischio: i territori compresi sono soggetti a forte attività sismica e lo saranno anche in futuro.

    L’ultima scossa di terremoto è quella del 20 gennaio 2014, con la più forte registra alle 8.12 di magnitudo 4.2 sui Monti del Matese, tra il Molise e la Campania. Il sisma è stato sentito nettamente a Campobasso e nei centri della provincia ma anche a Caserta, Benevento e Napoli. L’epicentro si è registrato nei pressi dei comuni di Castello del Matese, Piedimonte Matese e San Potito Sannitico, nel casertano, e di Cusano Mutri nel beneventano.

    Secondo i rilievi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia il sisma è avvenuto a una profondità di 11 chilometri: alla scossa più forte sono seguite altri movimenti di replica di magnitudo 2.6, registrata alle 8.21 e un’altra, più forte, alle 8.55 di magnitudo 3,7. I comuni entro 10 km dall’epicentro sono: Castello del Matese (Caserta), Gioia Sannitica (CE), Piedimonte Matese (CE), San Gregorio Matese (CE), San Potito Sannitico (CE); Cusano Mutri (Benevento) e Faicchio (BN). La scossa è stata avvertita anche a Napoli e nel salernitano. Al momento non si registrano notizie di feriti e vittime e sono in corse le verifiche sugli edifici: sono state sospese tutte le lezioni e chiuse le scuole nelle zone più prossime all’epicentro e molte persone si sono riversate per strada per la paura di nuove scosse.

    La scossa del 20 gennaio segue quella di magnitudo 5 registrata sui Monti del Matese lo scorso 29 dicembre. Allora non ci furono vittime o feriti, ma molti danni a edifici e strutture. Secondo quanto dichiarato dall’INGV, l’evento di gennaio è simile a quello del mese precedente, dovuto a un movimento di estensione dell’Appennino che progressivamente si “allarga” tra il Tirreno e l’Adriatico. La dinamica è la stessa del tremendo terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009, di quello del 1997 che colpì l’Umbria e le Marche, e quello del 2012 del Pollino, anche se gli scienziati non hanno ancora confermato se la faglia interessata sia la stessa.

    La zona dei Monti del Matese ha un livello di pericolosità sismica molto alto, “tra i più elevati in Italia”, come ha spiegato il direttore del Centro Nazionale Terremoti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Alberto Michelini. “Per questo è fondamentale puntare sulla prevenzione, in modo da costruire sulle basi delle indicazioni contenute nella Mappa della pericolosità sismica”.

    Secondo l’ordinanza n.3274 del 2003, il territorio italiano è stato suddiviso in quattro zone a rischio sismico: la zona 1, la più pericolosa, in cui i terremoti possono essere fortissimi (comprende 708 comuni); la zona 2 in cui si possono verificare forti terremoti (comprende 2.345 comuni); la zona 3 in cui i terremoti sono rari ma possono essere forti (comprende 1.560 comuni); la zona 4, la meno pericolosa, in cui i terremoti sono rari (comprende 3.488 comuni). Nuovi aggiornamenti sono avvenuti nel 2012 con la pubblicazione dell’elenco dei comuni aggiornata da parte della Protezione Civile.

    La suddivisione del territorio si accompagna alle Norme Tecniche per la costruzione, stabilite dal decreto ministeriale del 14 gennaio 2008, entrate in vigore nel 2009, con cui si stabiliscono le norme antisismiche obbligatorie per gli edifici.

    La Campania è una delle zone a più alto rischio sismico, eppure, secondo l’ultimo rapporto Ecosistema Scuola di Legambiente, circa il 60% del patrimonio edilizio scolastico della regione è precedente al 1974, anno di entrata in vigore delle norme sulle edificazioni nelle zone a rischio sismico. Solo l’8,4% risulta costruito secondo criteri antisismici: solo nel 31,1% è stata effettuata la verifica di vulnerabilità antisismica a fronte di un 100% di edifici posti in aree a rischio sismico.

    Il 29 dicembre 2013 Molise e Campania sono scosse da un terremoto di magnitudo 5: siamo nella stessa zona dell’evento del 20 gennaio. Non è solo il Sud Italia a essere interessato da scosse di terremoto. A novembre è la Liguria, e in particolare Genova, a sentire la terra tremare. Il 22 agosto nelle Marche si registrano scosse, la più forte di magnitudo 4.4, mentre l’11 luglio torna la paura in Emilia Romagna con una scossa di magnitudo 3.9. Toscana e Lunigiana soprattutto avvertono forti scosse, una di magnitudo 5.2 il 21 giugno, una di 3.1 ad aprile, sentita anche a Firenze. Trema la terra anche in Abruzzo il 18 febbraio, e a gennaio è la Sicilia a tremare con una scossa di magnitudo 4.3 tra Catania e Messina.

    Il 2012 ha visto l’episodio più grave, il terremoto in Emilia Romagna tra maggio e giugno: vittime e danni che hanno sconvolto la regione, e in particolare il modenese e il ferrarese. Nel corso dell’anno si sono registrati altri eventi sismici, come a Messina, a fine agosto, o in Irpinia il 27 settembre: qui la paura ha portato per le strade moltissimi cittadini che ancora ricordano il tremendo terremoto del 1980. Paura anche nel Nord Italia a inizio ottobre e nel Pollino, al confine tra Basilicata e Calabria, a fine ottobre: infine Ascoli Piceno, dove il 5 dicembre si è registrata una scossa di magnitudo 4.

    1167

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN CronacaProtezione civileTerremoto
     
     
     
     
     
     
    PIÙ POPOLARI