Collaboratori di giustizia, come funziona il programma di protezione?

Come funziona il programma di protezione per i collaboratori di giustizia? Cosa sono la Commissione centrale e il Servizio Centrale di Protezione?

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    Quando un criminale, dopo essere stato arrestato dalle Forze dell’Ordine, decide di pentirsi e quindi collaborare con la giustizia, si avvia un iter molto complesso sia per quanto riguarda la verifica delle dichiarazioni che il soggetto rilascia alla magistrature, sia per quanto riguarda la sua genstione e l’avvio del programma di protezione che prevede, oltre alla tutela della sua incolumità, anche l’assistenza e il reinserimento.

    Per quanto riguarda la verifica delle dichiarazioni sono principalmente gli inquirenti (magistrati e forze di polizia giudiziaria) ad occuparsene. La prassi prevede che la narrazione di un avvenimento criminale debba essere confermata da almeno due collaboratori di giustizia, oltre che dai riscontri investigativi. Per quanto riguarda, invece, la gestione e la tutela del pentito, la questione può essere anche più complicata e gli organi preposti sono principalmente due.

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    La Commissione Centrale sui Programmi di Protezione

    Anche nota come Commissione ex art. 10 l.82/91, dall’articolo di legge che l’ha istituita, è composta da un Sottosegretario di Stato all’interno che la presiede, da due magistrati e da cinque funzionari e ufficiali. È di fatto l’organo che si occupa di valutare le richieste, da parte delle Procure e soprattutto delle Direzione Distrettuali Antimafia, di ammissione dei pentiti al programma provvisorio di protezione prima e a quello definitivo poi. La Commissione si occupa, inoltre, di revocare i programmi e di accordare la capitalizzazione, ovvero il pagamento del contributo economico previsto per 5 anni in un’unica soluzione.

    Il Servizio Centrale di Protezione

    È, invece, un organo interforze di polizia e si occupa delle gestione pratica dei programmi di protezione, di garantire l’assistenza e il contributo economico stabilito dalla Commissione. È con il Servizio Centrale di Protezione che i collaboratori di giustizia si interfacciano durante il periodo in cui sono sottoposti a tutela. Il Servizio Centrale è presente, attraverso 19 Nuclei Operativi di Protezione con competenza regionale o interregionale, in tutta Italia.

    Il programma di protezione

    Il criminale che decide di collaborare con la giustizia tendenzialmente annuncia la propria volontà al o ai magistrati che si stanno occupando o si sono occupati dell’inchiesta in cui sono coinvolti. Da quando il magistrato avvia la collaborazione, il pentito ha 180 giorni per raccontare agli inquirenti tutte gli avvenimenti delittuosi e le alleanze criminali di cui è a conoscenza. Gli inquirenti valutano la veridicità e la rilevanza delle rivelazioni e solo successivamente si avvia il programma di protezione per il collaboratore e per i suoi familiari. Per i pentiti è previsto anche uno sconto della pena, che diventa di un quarto rispetto a quella precedentemente inflitta o comunque prevista dalla legge, dieci anni in caso di condanna all’ergastolo. Inoltre ai collaboratori viene accordato un programma di assistenza che prevedere l’assistenza sanitaria, un alloggio per sé e per i familiari a rischio e un contributo mensile.