Glifosato e ambiente: tutte le problematiche legate a questa sostanza chimica

L'Europarlamento chiede di non rinnovare l'utilizzo dell'erbicida per i prossimi 10 anni nel Vecchio Continente come vorrebbe la Commissione: l'ultima parola spetterà agli Stati membri dell'Unione

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    Glifosato e ambiente: tutte le problematiche legate a questa sostanza chimica

    Glifosato e ambiente, la guerra continua. Mentre i fari dell’attenzione mediatica sono puntati verso questioni percepite come più urgenti e necessarie, da tempo l’Ue è alle prese con l’affare glifosato, una sostanza chimica su cui negli anni sono piovute denunce e studi scientifici controversi che ne dimostrerebbero la grande pericolosità sulla salute. L’Unione, chiamata a decidere su un possibile rinnovo per i prossimi 10 anni dell’autorizzazione all’utilizzo del glifosato, ha visto il Parlamento chiedere nell’ottobre 2017 il divieto totale entro dicembre 2022 con 355 voti a favore, 204 contrari e 111 astenuti, mentre i Paesi membri erano parsi ancora divisi ed incerti su questa spinosa scelta fino allo scorso anno, quando nell’aprile 2016 con una maggioranza ristretta era stata approvata una risoluzione non vincolante che sapeva di compromesso, in cui si chiedeva alla Commissione europea di rinnovare l’autorizzazione all’uso del glifosato solo per 7 anni in modo da valutare gli eventuali effetti cancerogeni della sostanza chimica. Con l’ultima votazione di ottobre il Parlamento Ue si è quindi opposto alla proposta di rinnovo della Commissione all’uso del glifosato, che resta una delle sostanze chimiche più discusse dalla comunità scientifica.

    Mentre diversi organismi di settore sostengono infatti che la sostanza sia sicura, come ad esempio la National Farm Union o il Concilio britannico per la produzione vegetale, oltre la stessa azienda Monsanto che la produce, la quale cita una moltitudine di ricerche che ne comproverebbero la sicurezza, nel 2016 la Soil Association si è schierata al fianco della corrente scientifica allarmista, citando uno studio aggiornato che mette in luce dati inequivocabili: ‘Considerato per quanto tempo si è usato il glifosato, è assurdo che si ignori ancora l’impatto ambientale di questa sostanza. Queste incertezze andrebbero tenute in considerazione in fase decisionale in Unione Europea ed aggiungono peso alle richieste di divieto sulla base della minaccia che il glifosato rappresenta per la salute umana. I nostri terreni sono vulnerabili e minacciati‘, ha dichiarato in merito Emma Hockridge, responsabile politico dell’associazione. Il dibattito sulla pericolosità del glifosato, nel Regno Unito come nel resto d’Europa, è in corso da tempo, ma è seguito abbastanza sottotraccia dal mondo dei media: proviamo a capire qualcosa di più riguardo questo erbicida, il pensiero del mondo scientifico in merito, e i casi denunciati nel mondo.

    Che cos’è il glifosato

    Il glifosato è una sostanza chimica che ha fatto per la prima volta la sua apparizione nel mondo agricolo nel 1974, ideato dalla multinazionale Monsanto e in particolare dal chimico John Franz. Questo diserbante ha la capacità di bloccare i nutrienti minerali essenziali per la vita delle piante, tanto da essere oggi l’erbicida più diffuso al mondo. Secondo alcuni il glifosato agirebbe sulle piante in maniera biodegradabile e non tossica, mentre è stato dimostrato da alcune ricerche come l’erbicida lasci tracce nell’ecosistema, compromettendo la stabilità dei terreni, agendo dunque indirettamente sul dissesto idrogeologico. Inoltre il glifosato, sempre in base a quanto riportato da questi studi, inquina le falde acquifere e ha un impatto devastante sulle biodiversità.

    Conseguenze sulla salute

    frutta verdura pesticidi

    Un capitolo a parte meritano le conseguenze sulla salute umana, che ha fatto esplodere il ‘caso glifosato’ all’interno della comunità scientifica. Secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca contro il Cancro, questa sostanza potrebbe essere un agente cancerogeno, una tesi appoggiata anche dall’Oms, ma al momento non esistono sufficienti prove scientifiche a dimostrazione di ciò. Alcuni scienziati ritengono che il glifosato agisca nella nostra catena alimentare, soprattutto nei cibi di origine vegetale, provocando danni ingenti alla salute: uno studio pubblicato su The Lancet Oncology, basato su tre anni di ricerche coordinate da 17 esperti in 11 Paesi, ha rivelato una correlazione tra l’esposizione alla sostanza e il linfoma non-Hodgkin, oltre ad un aumento di leucemie infantili e malattie neurodegenerative come il morbo di Parkinson.

    Ma già nei decenni passati il glifosato è stato ritenuto responsabile di malattie che interessano il sistema endocrino, in particolare la celiachia. Tuttavia, come abbiamo anticipato, una parte della comunità scientifica è scettica su questi studi allarmistici, arrivando persino a definire innocuo l’erbicida, come l’EFSA, Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, secondo cui ‘è improbabile che l’erbicida ponga un rischio di cancerogenicità per l’uomo‘. Tuttavia non va sottovalutato il particolare che alcuni di questi studi europei scettici, su cui si basa il parere dell’EFSA, sarebbero finanziati dalle stesse multinazionali della chimica, il che renderebbe meno credibile la loro opinione positiva sul glifosato.

    Glifosato in Argentina

    L’attenzione del mondo ambientalista sul glifosato lo si deve soprattutto al reportage El Costo Humano , realizzato nel 2014 dal fotografo Pablo Ernesto Piovano, che documenta il dramma in Argentina delle conseguenze legate al pesticida della Monsanto. La scelta del governo argentino di ricorrere all’uso del glifosato risale al 1996, strettamente connesso alla coltivazione e alla commercializzazione massiccia di soia transgenica: il particolare non è secondario, visto che l’uso del diserbante si è enormemente moltiplicato in concomitanza con l’aumento di coltivazioni OGM quali soia, mais e colza, rese resistenti al glifosato. Con il suo lavoro Piovano ha documentato l’uso distruttivo del glifosato sul suolo, affiancato da numeri shock: soltanto nel 2012 sono stati spruzzati 370 milioni di litri di pesticidi tossici su 21 milioni di ettari di terreno, dalle conseguenze assolutamente nefaste sul territorio e sulla popolazione.

    Test sul cibo in Italia

    pasta

    Ad aprile 2016 sono stati resi noti i risultati della presenza del glifosato nel cibo commercializzato in Italia attraverso il test Salvagente effettuato su 50 prodotti circa: tracce del discusso erbicida sono state riscontrate su farine, biscotti, pasta, fette biscottate e corn flakes, in quantità minime ed ampiamente inferiori ai limiti di legge. Secondo Mario Piccialuti, direttore di Aidepi, l’associazione di Confindustria delle industrie del dolce e della pasta italiane, ‘le quantità rilevate sono così minime che non sarebbe possibile superare i limiti di sicurezza stabiliti dalle autorità sanitarie neppure mangiando 200 chilogrammi di cibo al giorno. Evitiamo allarmi ingiustificati che rischiano di disorientare tutti, non solo i consumatori, ma anche chi produce alimenti‘. I test dimostrano in ogni caso che la contaminazione è diffusa, come rivelano anche i risultati di analisi analoghe effettuate sulle birre tedesche ed austriache, e seppur la quantità di glifosato rintracciata è residuale, aziende ed istituti di profilassi non sembrano essere sufficientemente attrezzate per i necessari controlli preventivi. Rivela ancora il test Salvagente che ad esempio ‘nessuna Regione italiana analizza la presenza di glifosato e del suo metabolita Ampa nelle acque potabili, nonostante le raccomandazioni comunitarie‘, con la sola eccezione della Lombardia, che effettua il monitoraggio solo sulle acque profonde e non su quelle di rubinetto.

    L’Europa che fa?

    L’Europa, che già sul fronte ambientale ha approvato decisioni controverse, ha marciati finora divisa sul rinnovo della convenzione per l’uso del glifosato nei campi: fino al 2016 solo Italia, Francia e Olanda si erano espressi per il no al rinnovo, altri Paesi come la Germania avevano dichiarato l’astensione in caso di voto. I Verdi denunciano come il vero problema sia il parere lacunoso e poco trasparente dell’EFSA, in cui ‘tre dei loro studi vengono mantenuti segreti‘ solo per favorire un possibile rinnovo dell’utilizzo, facendo leva sulle sostanze aggiunte e non sul principio attivo del glifosato, alcune delle quali sarebbero certamente tossiche, denunciano ancora i Verdi. Il modo più subdolo e surrettizio per far passare l’uso dell’erbicida per i prossimi anni, con tutti i rischi certificati o anche solo paventati da attivisti e buona parte del mondo scientifico.

    Secondo un sondaggio finanziato dalle organizzazioni SumOfUs e WeMove.EU effettuato su 5000 cittadini in cinque Stati europei, emerge come una schiacciante maggioranza di cittadini europei sia a favore di un divieto immediato del glifosato: l’80 per cento dei tedeschi, il 79 dei francesi, l’84 degli italiani, il 77 dei portoghesi e l’81 per cento dei cittadini greci sono fermamente contrari all’uso del glifosato. In Italia vige già un divieto in aree frequentate dalla popolazione o definite sensibili, secondo quanto prescrive il decreto del ministero della Salute in vigore dal 22 agosto 2016: tornando all’orientamento dell’Unione Europea, ora toccherà agli Stati membri votare la proposta della Commissione per il rinnovo. Il voto dovrà avere una maggioranza qualificata, ovvero 16 Stati su 28 rappresentanti almeno il 65 per cento della popolazione comunitaria. In teoria la Commissione, anche senza una maggioranza qualificata, potrebbe rinnovare l’uso dell’erbicida, ma nel luglio scorso ha annunciato che non utilizzerà tale opzione: che sia davvero la fine dell’uso del glifosato in Europa entro i prossimi anni?