Chi dà i nomi alle perturbazioni? E perché?

Negli Usa la pratica di dare nomi alle perturbazioni avviene da decenni, in Europa invece non è pratica molto frequente, e l'origine di questa usanza si deve all'esplosione dei siti internet dedicati alle previsioni meteo, che hanno modificato anche il linguaggio

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    Chi dà i nomi alle perturbazioni? E perché?

    Scipione, Nerone, Caronte: chi segue le previsioni meteo ha imparato a conoscerli bene questi fenomeni. Ma chi dà i nomi alle perturbazioni? E perché? Ben lungi ormai da essere solo personaggi della Storia, della letteratura o della mitologia, questi nomi vengono ormai associati regolarmente a tutta una serie di fenomeni meteorologici che vanno dagli anticicloni estivi per arrivare fino a tifoni, uragani e tornado. In Europa tale pratica è di recente importazione, mutuata dagli Stati Uniti dove l’assegnazione nominalistica è iniziata durante la Seconda guerra mondiale, quando i meteorologi statunitensi dell’esercito che erano in servizio nel Pacifico iniziarono a chiamare le tempeste tropicali nomi femminili, sostituendo quello che fino a quel momento era invero un metodo assai meno agevole, poiché si utilizzavano semplicemente le coordinate geografiche del luogo in cui avevano avuto origine le perturbazioni atmosferiche per riconoscerle.

    E quella dei nomi femminili per tempeste e cicloni negli Usa divenne anche oggetto di controversie, con i movimenti femministi in testa a sottolinearne l’aspetto denigratorio. Qualche spiritoso sostiene che questa scelta dei nomi femminili deriva dal fatto che una donna quando arriva nella vita di un uomo all’inizio è calda e avvolgente, e quando va via si porta via la casa e l’automobile: esattamente come un ciclone tropicale, che si alimenta del calore sprigionato nell’aria dal vapore acqueo degli oceani surriscaldati. Facezie a parte, poiché in effetti gli scienziati dell’epoca erano soliti affibbiare agli eventi catastrofici nomi di mogli, fidanzate e suocere, le proteste hanno condotto al sistema oggi vigente, il quale prevede che negli anni pari vengano dati nomi maschili a tali fenomeni, mentre negli anni dispari nomi femminili. Tutto questo negli Usa. Ma in Europa, e soprattutto nel nostro Paese?

    L’unico ente europeo che ufficialmente ha iniziato negli anni Cinquanta a dare i nomi alle perturbazioni è l’Istituto di Meteorologia della Freie Universität di Berlino, ma invero la pratica ha conosciuto un’esplosione grazie alla diffusione dei siti internet dedicati alle previsioni meteo, testimonianza anche dell’interesse crescente della popolazione verso tutto ciò che riguarda il clima. Dunque oggi si tratta più che altro di un’esigenza giornalistica di attribuire un nome alla perturbazione, in modo che possa evocare in maniera suggestiva ed enfatica il fenomeno collegato, e risultare più accattivante per l’utenza: e così Caronte richiama esplicitamente l’idea di un caldo infernale, come Big Snow quella di una nevicata fuori misura. In Italia la paternità di tale operazione semantica forse un po’ spericolata si deve a IlMeteo.it, un sito di previsioni meteo molto seguito aperto da Antonio Sanò, imprenditore con un master in meteorologia, che a partire dal 2012 ha dato il via a questa pratica, seguito a ruota da tutto il sistema mediatico nazionale. Creando non poche perplessità tra gli esperti meteorologi, i quali all’inizio hanno voluto precisare come tali le procedure di assegnazione dei nomi non fossero riconosciute ufficialmente, e che non veniva affatto stabilito con chiarezza quali caratteristiche dovesse avere un fenomeno per ricevere un nome piuttosto che un altro. Ora anche loro sembrano essere un po’ rassegnati all’idea di avere a che fare con Cleopatra o Scipione, invece che con l’anticiclone africano o delle Azzorre, ricordi sbiaditi dei tempi scolastici che rivivono sotto forma di incubi climatici.