Il pastore che ha sconfitto il terremoto in una yurta

Vive ai piedi dei Monti Sibillini, zona squarciata dal sisma. Si è difeso dalle scosse e dalla neve in una tenda mongola, continuando a produrre formaggio di qualità

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    Il pastore che ha sconfitto il terremoto in una yurta

    Ha sconfitto il terremoto in una yurta mongola, abitazione mobile utilizzata da molti popoli nomadi dell’Asia. Lui, però, è italianissimo e di professione fa il pastore. Si chiama Marco Scolastici, ha 28 anni e ha passato tutto l’inverno nella yurta, pur sotto metri di neve, continuando a governare il gregge e a non interrompere la produzione di pecorino biologico al profumo di elicriso e mentuccia, maturato sotto terra. A lui è andato il premio ‘Mario Rigoni Stern’, alla prima edizione della sezione non letteraria denominata ‘I guardiani dell’Arca’.

    Il sisma nel Centro Italia non ha spaventato il ragazzo che vive ai piedi dei Monti Sibillini: “Il terremoto? Vediamo di farne un’opportunità più che un problema”. Intorno ci sono macerie e strade bloccate, da Camerino a Visso, dalla Valnerina a Castelluccio, ma Scolastici parla di opportunità: “A novembre siamo rimasti fermi un mese, ma abbiamo superato il brutto momento grazie alla solidarietà natalizia che ci ha consentito di vendere molto formaggio. E’ stato allora che un cliente lombardo ci ha suggerito l’idea della yurta. Una ditta olandese ce l’ha installata gratuitamente. Poi è arrivata la grande nevicata che ha rischiato di far crollare tutto ma, spalando di buona lena, ne siamo usciti”.

    Condizioni estreme dettate dalla natura, che Scolastici pare davvero di poter governare come vuole: “Siamo nel biologico da 22 anni. Il nostro formaggio è presidio Slow Food. Certo, il terremoto ci ha messo i bastoni tra le ruote, ma la commercializzazione non si è interrotta e il grado di sicurezza sanitaria non è mai sceso”. Sui Sibillini la famiglia ha solo metà dell’azienda, l’altra è a Tarquinia, dove la produzione è gestita dal fratello di Marco. Non è tutto oro ciò che luccica, naturalmente: “Io ho la fortuna di avere alle spalle un’azienda strutturata. Ma qui le condizioni sono proibitive per chi vuole partire da zero”.

    Gli Appennini, terremoto a parte, si stanno spopolando. Persino i veterinari evitano di venire da queste parti perché guadagnano di più in città con cani e gatti. Ecco che allora bisogna ingegnarsi, restare fondamenta in mezzo a una terra che crolla. La famiglia Scolastici dà l’esempio, pure con tende che ti fanno dormire sotto le stelle e che, in caso di scosse, non ti spaventano.