Campi Flegrei, pericolo eruzione imminente: lanciato l’allarme

Si torna a parlare del supervulcano dei Campi Flegrei, zona ad altissima densità abitativa, dopo la pubblicazione uno studio condotto dall’Ingv di Napoli e dall'University College di Londra. I recenti segni che pervengono dai Campi flegrei somigliano molto a quelli che hanno portato all’eruzione del 1538.

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    Circola l’allarme su una possibile eruzione imminente dei Campi flegrei. Secondo una recente ricerca pubblicata su Nature Communications la zona della caldera del supervulcano dei Campi Flegrei potrebbe essere interessata da un’eruzione molto prima di quanto si possa prevedere. Non a caso il livello di attenzione sulla zona è ‘giallo’, ossia la comunità scientifica è in costante monitoraggio di tutti quegli eventi sismici che accadono anche se la popolazione non si accorge di nulla. Lo studio pubblicato sulla nota rivista britannica è stato realizzato da esperti dell’Osservatorio vesuviano dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) sezione di Napoli insieme ai colleghi dello University College di Londra, e anche se la notizia è allarmante, vediamo di fare un po’ di chiarezza.

    La tensione nella crosta sopra la caldera dei Campi flegrei è tale da poter portare a un’eruzione imminente. L’analisi della deformazione del suolo in correlazione agli eventi sismici che si susseguono porta a pensare che siamo in una situazione simile a quella che si era verificata circa un secolo prima della grande eruzione del 1538. Questo è il sunto dello studio firmato dallo scienziato Christopher Kilburn dell’University College di Londra e dagli italiani Giuseppe De Natale e Stefano Carlino dell’Osservatorio Vesuviano dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

    Campi Flegrei, il supervulcano sempre più irrequieto

    Nello studio i ricercatori hanno analizzato le deformazioni del suolo nei Campi flegrei, quindi fenomeni di bradisismo come il sollevamento e l’abbassamento del suolo, notando che la somma delle deformazioni avvenute potrebbe aver causato un accumulo di energia nella crosta terrestre. Ciò potrebbe portare facilmente al punto di rottura, con conseguente fuoriuscita di magma, che però potrebbe arrestarsi anche prima di raggiungere la superficie.

    Nonostante questa evidenza, dobbiamo precisare che si tratta solo di modelli statistici, dunque non è possibile dire con certezza che i vivaci ”movimenti del sottosuolo” attuali siano indicativi di una futura inevitabile eruzione distruttiva. Gli studiosi tengono a precisare che “Non c’è nulla di imminente” ma allo stesso tempo precisano alle autorità che è meglio “prepararsi a un’eventuale eruzione”.

    “I segnali indicano che c’è una dinamica in atto – ha chiarito Stefano Carlino – ma non sappiamo se questa ‘agitazione’ a lungo termine porterà a un’eruzione, né sappiamo quale sia la soglia di criticità dell’energia accumulata”. Il modello indica che se si dovesse arrivare a un’eruzione, potrebbe essere simile a quella dalla quale si formò il Monte Nuovo, sul lago Lucrino, ma i cui effetti sono stati molto meno devastanti rispetto alle eruzioni che hanno generato la caldera dei Campi flegrei.

    D’altronde, il fenomeno pare essere abbastanza conosciuto. Christopher Kilburn ha spiegato che quanto sta avvenendo nell’area campana è stato già osservato nel corso di ricerche condotte su altri vulcani come “il Tavurvur in Papua Nuova Guinea, l’El Hierro alle Canarie e il Soufriere Hills sull’isola caraibica di Montserrat”, che negli ultimi 20 anni sono tornati a eruttare.

    Al momento, la situazione attuale è questa: il suolo dei Campi Flegrei si è sollevato di circa 45 centimetri negli ultimi anni, ha continuato a farlo a una velocità media di alcuni millimetri al mese e ora sta attraversando un momento di apparente stabilità. “Secondo il nostro modello, da prendere con le pinze”, conclude Carlino, “stimiamo che un ulteriore innalzamento di 5 metri potrebbe far raggiungere le condizioni critiche”.

    La domanda a questo punto potrebbe essere: la Protezione Civile e le varie autorità preposte, sono in grado di affrontare l’emergenza? Lo scorso agosto sono state pubblicate in Gazzetta Ufficiale alcuni aggiornamenti circa la pianificazione dell’emergenza per il rischio vulcanico ai Campi flegrei, che coinvolge sette comuni nella cosiddetta zona rossa (interessata da eventuali evacuazioni degli abitanti), che sono: Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida e Quarto, parte del territorio dei Comuni di Giugliano in Campania, Marano di Napoli e alcune municipalità di Napoli.

    A ottobre scorso il governatore della Campania ha presentato il piano di evacuazione per il Vesuvio, annunciandone uno anche per i Campi flegrei e promettendo, in caso di eruzione, il salvataggio di “700mila abitanti e 25 Comuni”, grazie a un’evacuazione che dovrebbe avvenire “in sole 72 ore con l’impiego di 500 bus e 220 treni al giorno”. Al momento sembrano essere stati definiti i gemellaggi con Regioni e Province autonome che accoglierebbero la popolazione, ma non è concluso l’iter che prevede la firma dei protocolli d’intesa tra questi Enti, la Regione Campania e le amministrazioni comunali, con l’ok definitivo della Protezione civile.