La Grande Barriera corallina australiana è morta: la colpa è del riscaldamento globale

Lo studio choc pubblicato su Nature: addio ai colori, il surriscaldamento ha sbiancato i coralli e due terzi al Nord sono già morti

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    La Grande Barriera corallina australiana è morta: la colpa è del riscaldamento globale

    Addio colori: la Grande Barriera corallina australiana è morta e la colpa è tutta del riscaldamento globale. Lo studio choc, pubblicato su Nature, non lascia molti dubbi: a causa del surriscaldamento registrato lo scorso anno, con un aumento temporaneo della temperatura del mare fino a 4 gradi, la più grande struttura corallina della Terra ha visto lo sbiancamento del 90% dei coralli e la morte di oltre il 20%. La situazione è anche peggiore al Nord, dove già due terzi dei coralli sono morti. “Il riscaldamento globale è la minaccia numero uno per la barriera corallina”, ha spiegato il co-autore dello studio David Wachenfeld del Parco marino della Grande barriera corallina. “Lo sbiancamento che si è verificato nel 2016 rafforza fortemente la necessità urgente di limitare il cambiamento climatico, come concordato dai leader mondiali nell’Accordo di Parigi”.

    La situazione registrata lungo tutta la Grande Barriera Corallina australiana desta molta preoccupazione e non solo per la protezione ambientale. Grazie alla bellezza dei suoi colori e alla vita che pullula tra i coralli, la barriera è una delle più importanti attrazioni turistiche dell’Australia, in grado di muovere il turismo e di generare 5 miliardi di dollari australiani (3,9 miliardi di dollari) di reddito annuo. Visto lo stato attuale, c’è anche il rischio che perda lo status di Patrimonio Mondiale dell’Unesco, guadagnato nel 1981: entro luglio un comitato dovrà decidere se rinnovarlo o definite la regione “in pericolo”, dando così ancora più ufficialità alla situazione drammatica.

    L’allarme era già stato lanciato da Greenpeace Australia che ha pubblicato le immagini dello sbiancamento della barriera corallina australiana che testimoniano come il reef stia “cuocendo vivo” a causa delle alte temperature. “Ho scattato foto di questa area del Reef per diversi anni e quello a cui assistiamo oggi è senza precedenti“, afferma Brett Monroe Garner, biologo marino e fotografo naturalista. “In queste foto quasi il 100% dei coralli è soggetto a sbiancamento, e nessuno sa quanti tra questi torneranno alla condizione precedente. Le alghe stanno già iniziando a invadere molti dei coralli“.

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    Fatto ancora più grave, sottolinea lo studio su Nature, è che lo sbiancamento è avvenuto per il secondo anno consecutivo, mentre in altre occasioni si era registrato a distanza di anni. Le autorità del Parco Marino hanno infatti specificato che la grande barriera corallina australiana sta affrontando lo sbiancamento di massa per la prima volta da un anno all’altro, senza dare il tempo ai coralli di recuperare: per gli scienziati, infatti, occorrono cinque anni per riprendersi dopo un singolo evento.

    Per Terry Hughes, professore a capo dell’Arc Centre of Excellence for Coral Reef Studies, quello che si è registrato nel 2016 è stato “il terzo maggior episodio che ha colpito la Grande Barriera Corallina dopo le più recenti ondate di calore del 1998 e del 2002. Ora ci stiamo attrezzando per studiare la potenziale numero ’4′”, ha spiegato.

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    Lo sbiancamento è causato dalla morte di alcuni organismi viventi, o alghe, all’interno del corallo, che soffrono anche piccole variazioni delle condizioni ambientali come un aumento della temperatura del mare: morendo le alghe colorate, il corallo diventa bianco. Il problema è la perdita dei colori non significa che la barriera rinasca più resistente, come spiega lo studio. “Non ci sono prove, guardando alle esposizioni passate, che suggeriscano che lo sbiancamento rendere il reef più resistente”, ha dichiarato Huges.

    Il fenomeno non è irreversibile. I coralli possono sopravvivere allo sbiancamento ma subiscono un enorme stress: secondo i dati dello studio, nel 2016, il 93% dei coralli della Grande Barriera Corallina è stato soggetto a sbiancamento, e il 22% è poi morto.

    L’unico modo per evitarlo è prendere drastiche misure per fermare il riscaldamento globale: lo studio infatti insiste sul fatto che non basta proteggere le barriere dalla pesca e migliorare la qualità dell’acqua per preservarla dallo sbiancamento. Trovare soluzioni che evitino l’innalzamento delle temperature è l’unico modo per salvare un ecosistema unico al mondo, altrimenti sarà troppo tardi.