Crostacei vivi sul ghiaccio nei ristoranti: la Cassazione dice che è reato

Rigettato il ricorso di un ristoratore di Firenze condannato nel 2014 dopo un esposto della Lav

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    Crostacei vivi sul ghiaccio nei ristoranti: la Cassazione dice che è reato

    Conservare i crostacei vivi sul ghiaccio nei ristoranti è reato: una recente sentenza della Cassazione, confermando la condanna di un ristoratore della provincia di Firenze, certificano la sofferenza e i danni subiti da questi animali mediante questo trattamento, invero assai diffuso nei locali di ristorazione almeno fino a pochi anni fa. Trattandosi di creature che vivono in acque con temperature sensibilmente più elevate, farli vivere sotto ghiaccio nelle celle frigorifere rappresenta una vera e propria sevizia, ma finché a dirlo erano solo le associazioni animaliste la questione rischiava di venire archiviata come un’esagerazione degli attivisti, benché ampiamente sostenuta dalla scienza: ecco perché il verdetto della Corte di Cassazione rappresenta un punto di svolta non solo normativo ma anche culturale, vidimando una volta per tutti che mantenere crostacei vivi sul ghiaccio è equiparabile a una tortura.

    La vicenda inizia nel 2014 dopo un esposto della Lav, la Lega anti vivisezione, nei confronti di un ristoratore di Campi Bisenzio, provincia di Firenze, il quale viene condannato in primo grado per aver detenuto aragoste, granchi, astici vivi in frigoriferi, sul ghiaccio e con le chele legate, come risultò da due sopralluoghi differenti effettuati dalla Polizia Municipale. Crostacei vivi sul ghiaccio, conservati in celle frigorifere a temperature prossimi a 0 gradi centigradi, è stata considerata dai giudici una pratica incompatibile con la loro natura e produttiva di gravi sofferenze per gli animali. Il titolare dell’esercizio è stato dichiarato colpevole perché disinteressato alle condizioni etologiche di queste specie, manifestando ‘una totale indifferenza verso le condizioni di tali animali, esseri senzienti, in grado di reagire agli stimoli del dolore come alle attenzioni amorevoli dell’uomo‘, come si legge nella sentenza di condanna.

    L’aspetto più rilevante ai fini del nostro interesse è che questo verdetto della Cassazione rappresenta un precedente di cui tenere conto, che costituirà un argine e un freno ai tanti, troppi ristoranti che ancora artatamente conservano crostacei vivi sul ghiaccio. Inoltre è importante la sottolineatura sulle sofferenze inflitte agli animali attraverso questo trattamento, che si fonda su dati scientifici, poiché è stato oramai acclarato che i crostacei sono in grado di provare dolore e di averne memoria. Va anche detto che fortunatamente non tutti i ristoranti hanno comportamenti così crudeli e indifferenti, anzi molti locali hanno acquari con idonea temperatura e ben ossigenati in cui vengono riposti i crostacei vivi: la sentenza della Cassazione mette però un punto fermo definitivo sulla sostanza criminosa del trattamento con ghiaccio, facendo leva proprio sulla sensibilità e il rispetto che bisogna avere per tutte le creature naturali, comprese quelle di cui ci nutriamo.