Donald Trump Global Warming: cosa pensa il neo Presidente Usa del riscaldamento globale

Donald Trump Global Warming: cosa pensa il neo Presidente Usa del riscaldamento globale

Potrebbe essere in pericolo l'accordo globale raggiunto lo scorso anno per contrastare i cambiamenti climatici

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    Donald Trump Global Warming: cosa pensa il neo Presidente Usa del riscaldamento globale

    Se provate a cercare sul web le parole Donald Trump Global Warming, vi troverete davanti un florilegio di analisi, accuse e timori espressi da scienziati e commentatori esperti di tematiche ambientali nei confronti del tycoon che ha sbaragliato la favorita Hillary Clinton alle elezioni presidenziali statunitensi: ma cosa pensa il neo Presidente Usa del riscaldamento globale è riassumibile in un messaggio su Twitter del 2012 del magnate Trump, secondo cui ‘il concetto del riscaldamento globale è stato creato dai e per i cinesi, per rendere non competitiva l’industria americana‘, seguito da altri tweet sulla stessa falsariga. Il rischio che molti paventano è che lo storico accordo sul clima raggiunto alla Cop21 dello scorso anno possa divenire carta straccia a causa delle stravaganti convinzioni espresse su questa palese verità scientifica. Sarà davvero così? Quale sarà la politica ambientale del Presidente Trump?

    In realtà, se andassimo ad analizzare la campagna elettorale di Donald Trump in dettaglio, vedremmo che il neo Presidente ha dichiarato molte cose in contraddizione fra loro, promesse elettorali che vanno in una certa direzione, e il suo esatto opposto, dalla politica estera al rilancio dell’economia, per cui al momento viviamo nella più assoluta oscurità riguardo alla direzione che vorrà dare alla sua presidenza circa le delicate questioni ambientali, dove in gioco c’è molto più della sola America, soprattutto quando parliamo dei cambiamenti climatici. Sostenere che essi siano una bufala, quando la popolazione vive nella quotidianità gli effetti dei mutamenti sul clima, che sono dunque ben lontani dall’essere solo speculazioni teoriche di un manipolo di scienziati, potrebbe anche essere stata una strategia per attirare i consensi dell’elettorato depresso ed impaurito, indicando nel nemico cinese lo scoglio da abbattere ad ogni costo, ambientale compreso. Il fatto che le dichiarazioni di Trump sul riscaldamento globale siano sparite in queste ore dall’apparato comunicativo che sostiene il vincitore delle elezioni potrebbe essere un indizio che la politica ambientale del 45esimo Presidente degli Stati Uniti è ancora tutta da scrivere.

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    Tuttavia non si può essere nemmeno rassicurati sapendo di avere a che fare con un politico populista, in grado di affermare tutto e il suo esatto contrario, a seconda della convenienza: e nella mente di molti filo-ambientalisti restano le provocatorie dichiarazioni rilasciate da Trump in un comizio del 25 maggio in North Dakota, quando ha affermato che dipendesse da lui cancellerebbe l’adesione americana all’accordo di Parigi sul clima, consentirebbe trivellazioni petrolifere nella costa atlantica, rilancerebbe il progetto del Keystone XL, l’oleodotto che taglia in due il Nord America, promettendo in ultimo di smantellare l’Epa, l’Agenzia americana per l’ambiente. Dichiarazioni che fanno pensare ad un Presidente a cui non interessa minimamente la questione ambientale, fautore di una politica energetica a dir poco retrograda, quando gli stessi sceicchi arabi signori del petrolio stanno investendo oggi ingenti capitali sulle rinnovabili, consci che l’era degli idrocarburi è oramai (letteralmente) agli sgoccioli.

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    Se Donald Trump è veramente l’uomo delle dichiarazioni che negano il global warming, sarebbe l’unico Capo di Stato del mondo iscritto su questo fronte, come dimostra un rapporto di Sierra Club del luglio 2016 che ha analizzato le affermazioni dei leader mondiali sul tema: ma più delle parole contano i fatti, a cominciare dalla scelta degli uomini che faranno parte della sua squadra di governo. La speranza è il leader politico più importante del mondo si circondi di persone capaci e preparate, collaboratori che abbiano quel pragmatico buon senso capace di indirizzare Trump verso le scelte giuste, soprattutto parlando di riscaldamento globale. Tornare indietro non conviene al mondo, ma nemmeno agli Usa.

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