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Dalla permacultura alla moneta alternativa: gli spunti per un futuro sostenibile del film “Domani” di Dion e Laurent

Dalla permacultura alla moneta alternativa: gli spunti per un futuro sostenibile del film “Domani” di Dion e Laurent

Dall'agroecologia all'energia rinnovabile, passando per un nuovo modo di concepire le città. Tutte le chiavi di lettura sostenibili del documentario in uscita in Italia il 6 ottobre

    Dalla permacultura alla moneta alternativa: gli spunti per un futuro sostenibile del film “Domani” di Dion e Laurent

    Il mondo può essere un posto migliore? L’uomo è capace solo di distruggere il pianeta o dobbiamo avere speranza? Il documentario “Domani” di Cyril Dion e Mélanie Laurent, in uscita al cinema il 6 ottobre, distribuito da Lucky Red, spinge per la seconda opzione. In un giro per il mondo alla scoperta di quelle buone pratiche che stanno facendo la differenza nell’approccio ambientale ed economico alla vita di tutti i giorni, i registi portano lo spettatore nel mondo dell’agro-ecologia, della moneta alternativa, dell’autonomia energetica e di un nuovo modello d’istruzione.

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    Che il modello intensivo d’agricoltura e allevamento non sia più sostenibile, ce l’hanno ripetuto diversi studiosi e altrettante personalità di spicco del panorama culturale internazionale: dal recente documentario Cowspiracy al libro ‘Mangiare la Terra’ di Lisa Kemmerer, gli esempi di come le nostre scelte alimentari influiscano sul nostro pianeta si sprecano. I due registi del documentario “Domani” mostrano quali siano invece le potenzialità di un tipo d’agricoltura diversa, ovvero l’agro-ecologia. Negli Stati Uniti il cibo percorre in media 2400 chilometri dal luogo di produzione a quello di consumo, per questo bisogna puntare alla produzione locale, avvicinando le persone a pratiche come quelle degli orti urbani, o a forme di associazionismo come “Incredible Edible”, dove i cittadini si riappropriano delle loro aree verdi per piantare semi di frutta e verdura direttamente nelle strade. L’agricoltura intensiva, non viene spesso ripetuto, non è quella che ci nutre: il 70% di ciò che mangiamo deriva da piccoli produttori, alcuni dei quali praticano la permacultura (riprodurre gli schemi e le relazioni presenti in natura, in grado di produrre abbondanza di cibo, fibre ed energia al fine di provvedere ai bisogni locali, ndr), tecnica che rende il terreno super produttivo. L’agricoltura intensiva al contrario, che distrugge la biodiversità dei territori, produce, per la stragrande maggioranza dei casi, mangime per il bestiame degli allevamenti intensivi.

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    Siamo davvero ancora convinti che i combustibili fossili, e l’energia ad essi collegata, siano la soluzione al nostro fabbisogno? Forse non sono bastati gli allarmi della comunità scientifica internazionale sulle conseguenze di un innalzamento delle temperature causate dalle emissioni di gas serra, eppure un’alternativa esiste e gli esempi virtuosi vengono portati avanti in ogni parte del mondo. I due registi ci mostrano ad esempio quelli messi in atto in Islanda, che ricava la sua energia dalla geotermia, slegandosi dall’esterno per il proprio fabbisogno, oppure ancora quello di Copenhagen, dove cooperative di cittadini hanno acquistato delle quote degli impianti delle pale eoliche di fronte al porto.

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    Non è solo una questione energetica, ma anche un ridefinire la vita quotidiana nelle città. Torniamo a Copenhagen, dove l’architetto urbanista Jan Gehl spiega agli spettatori come privilegiare gli spostamenti in bici nella città danese (oggi uno su due è sulle due ruote) abbia ridefinito anche le interazioni della popolazione, rendendo il contesto urbano più vivo. Questo pensiero trova la sua chiosa nella frase pronunciata nella pellicola: “Le città sono costruite per rendere più felice la gente non gli interessi di pochi”. Creare attaccamento alla propria città vuol dire anche alimentare il valore dei propri acquisti e in questo scenario s’inserisce una moneta alternativa, complementare a quella tradizionale, come quella nata in diversi contesti, raccontati nel documentario da Bernard Lietaer. Il nuovo modello economico di collaborazione locale viene sponsorizzato anche da Michelle Long, che ha fondato una delle prime reti di Business Alliance for Local Living Economies (BALLE), e che raccoglie nella sua Systainable Connections più di 700 imprenditori.

    Tutti questi passaggi, qui solo accennati, e molti altri, fanno di questo lavoro dei registi francesi, un film da vedere anche solo per combattere, per una sera, quel senso d’impotenza che spesso ci viene trasmesso dalla famosa e terribile frase “tanto non cambia nulla”. Quando si esce dalla sala un po’ più consapevoli, si ha voglia di fare qualcosa: è questa la chiave del cambiamento? Cyril Dion e Mélanie Laurent ci dicono di sì.

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