Carburante sporco, compagnie svizzere accusate di aver venduto combustibili inquinanti in Africa

Carburante sporco, compagnie svizzere accusate di aver venduto combustibili inquinanti in Africa

La denuncia da parte di un'organizzazione non governativa elvetica di nome Public Eye scuote il Paese

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    Carburante sporco, compagnie svizzere accusate di aver venduto combustibili inquinanti in Africa

    Allarme carburante sporco in Africa: arriva come una bomba la pubblicazione di scottante materiale di denuncia da parte di Public Eye, un’organizzazione non governativa elvetica che denuncia traffici pericolosi da parte di alcune compagnie svizzere, che avrebbero venduto a clienti africani carburante ‘troppo sporco’ per l’Europa, contenente tossine altamente inquinanti e dannose per la salute della popolazione, oltre che per l’ambiente. La denuncia scuote il Paese e in queste ore grazie al web sta facendo il giro del mondo, confermando come purtroppo il Continente Nero venga ancora utilizzato come un’enorme discarica da parte dell’Occidente di tutto ciò che è nocivo, dai rifiuti elettronici ad appunto i combustibili tossici.

    164 pagine dettagliate di numeri, statistiche, interviste ad esperti, che mettono in evidenza tutte le problematiche legate al carburante sporco: il materiale pubblicato da Private Eye intitolato Dirty Diesel, ovvero Diesel sporco, è uno studio estremamente minuzioso che parte da alcuni campioni di carburante, raccolti in otto Paesi africani, i quali sono risultati avere livelli di zolfo 300 volte superiori rispetto a quelli consentiti in Europa. Un vero crimine contro l’ambiente e la popolazione, poiché secondo quanto denunciano i responsabili dell’organizzazione, i fumi di tale carburante potrebbero portare a un aumento delle patologie respiratorie, tra cui asma e bronchite, sebbene in apparenza tutto sia avvenuto in perfetta aderenza alle normative, rispettando i parametri legali approvati dai singoli governi nazionali. Ma quello che va bene per la legge mal si concilia con gli effetti sulla salute e sulla qualità dell’aria delle città africane coinvolte: tra il 2009 e il 2012, si legge ad esempio nel rapporto, il livello di Pm10 nei Paesi citati è cresciuto del 26 per cento, mentre circa il 70 per cento della popolazione ha subito conseguenze sulla salute direttamente correlate con l’inquinamento. Non a caso alcune di queste città figurano tra le più inquinate del pianeta.

    E di certo contribuisce a questo contesto il traffico di carburante sporco, carburante che guarda caso in Europa non viene accettato, mentre viene sbolognato senza troppi complimenti nelle nazioni africane: tra le compagnie finite sotto accusa figurano Vitol, Trafigura, Addax & Oryx e Lynx Energy, ma alcune di esse hanno già diramato comunicati a difesa del loro operato, come Vitol e Trafigura, i quali hanno definito lo studio su cui si basa Dirty Diesel ‘errato‘, spiegando di aver agito all’interno dei limiti consentiti in ciascun Paese.

    Angola, Costa d’Avorio, Zambia, Ghana, Mali e Senegal sono alcuni dei Paesi coinvolti nell’affare del carburante sporco elvetico, i cui danni nel lungo periodo potranno essere presumibilmente ancora maggiori di quanto finora accertato da questo corposo studio di denuncia: se tutto ciò fosse anche legale, nondimeno resterebbe una politica commerciale opinabile, giusto per usare un eufemismo ed evitare di incorrere in querele. Tanto poco importa che l’Africa continui ad essere il pozzo in cui scaricare tutto il marcio dell’Occidente: passata l’indignazione in un click, il prossimo scandalo dirotterà l’attenzione dell’opinione pubblica altrove, con buona pace delle popolazioni vittime dell’inquinamento atmosferico. E di tutta questa vicenda non resterà che una lontana eco.

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