Energia nucleare, pro e contro nell’utilizzo di questa fonte

Energia nucleare, pro e contro nell’utilizzo di questa fonte

Il miraggio del nucleare pulito per tentare di sconfiggere le paure della popolazione derivanti da celebri incidenti

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    Energia nucleare, pro e contro nell’utilizzo di questa fonte

    Scienziati, politici ed opinione pubblica in generale tornano a discutere periodicamente di energia nucleare, poiché si tratta di una fonte che presenta tali peculiarità da ingenerare nel corso del tempo speranze e paure. Speranze per le possibilità di soddisfare il fabbisogno energetico del pianeta e paure per la spaventosa potenza di questo materiale, utilizzato per costruire anche armi dagli effetti devastanti. Proviamo a veder insieme quali sono i pro e contro nell’utilizzo del nucleare come fonte energetica, tenendo in particolare considerazione ovviamente i rischi ambientali legati soprattutto alla presenza di scorie radioattive.

    Nel 2010 la Commissione europea si è espressa chiaramente sostenendo che l’energia nucleare non può essere considerata come fonte rinnovabile, benché rappresenti in gran parte una forma di energia pulita: proprio per quest’ultimo motivo molti addetti ai lavori spingono affinché in Paesi che hanno scelto il no alle centrali, come l’Italia, si torni a produrre questo tipo di energia, ma l’esempio di incidenti disastrosi avvenuti nel corso degli ultimi decenni spinge la popolazione a ribellarsi contro qualsiasi tentativo in questa direzione. Anche in Paesi fortemente nuclearizzati i timori per i rischi ambientali, e di conseguenza per la salute pubblica,fanno chiedere a gran voce dismissioni, soprattutto nei luoghi geograficamente più fragili e pericolosi.

    L’energia nucleare è una forma di energia primaria, cioè presente in natura, che deriva dalla trasformazione all’interno stesso della struttura della materia, nei nuclei atomici, utilizzando l’uranio come combustibile. Le reazioni che coinvolgono l’energia nucleare sono tre: quella di fissione nucleare, che viene indotta per produrre energia nelle centrali nucleari, la fusione nucleare, che in natura sono quelle che producono energia proveniente dalle stelle, mentre fusioni incontrollate sono quelle legate alla creazione delle bombe a idrogeno. E poi c’è la radioattività, o per meglio dire reazioni di decadimento radioattivo che coinvolgono i nuclei di atomi instabili, i quali, mediante processi cattura di particelle subatomiche, tendono a raggiungere uno stato di maggiore equilibrio in conseguenza della diminuzione della massa totale del sistema. Allo stato attuale l’unica reazione nucleare che è riuscita ad avere un’applicazione stabile è quella legata alla fissione, mentre l’energia prodotta da fusione nucleare è ancora in fase sperimentale.

    centrale nucleare

    A differenza del carbone e del petrolio, le centrali nucleari non producono anidride carbonica né ossidi di azoto e di zolfo, le principali cause del buco nell’ozono e dell’effetto serra, che a loro volta sono responsabili dei cambiamenti climatici. Questa caratteristica, in aggiunta ai vantaggi economici, derivanti dal fatto che la disponibilità dell’uranio è largamente più diffusa rispetto al petrolio, consentendo quindi una minore dipendenza energetica dalle importazioni, e contestualmente un carico di spesa inferiore sulla bilancia dei pagamenti per i governi, è ciò che spinge ancora oggi molti a voler investire sul nucleare, a dispetto delle numerose problematiche legate alla lavorazione dell’uranio.

    La prima criticità legata alla presenza delle centrali nucleari sono le scorie radioattive: al momento la scienza non ha trovato alcuna soluzione per smaltirle senza provocare danni irreparabili all’ambiente, e per questo motivo si deve provvedere allo stoccaggio in depositi geologici o ingegneristici, quando non vengono eliminati illegalmente seppellendole in discariche illegali. Ma al di fuori dei profili criminosi, anche effettuando uno stoccaggio perfettamente legale resta la potenziale pericolosità di elementi radioattivi che possono durare migliaia di anni. Il processo di localizzazione di questi depositi è enormemente complesso, anche a causa delle proteste della popolazione, poiché comprensibilmente nessuna comunità locale accetta di sacrificare il proprio territorio per ospitare i rifiuti nucleari.

    animale malformato chernobyl

    La paura del nucleare non nasce da ipotesi puramente di scuola, ma dalla visione con i propri occhi degli effetti della contaminazione radioattiva su uomini piante ed animali: chi non muore subito viene soggetto a malformazioni e ad un elenco sterminato di patologie che vengono contratte a seguito di un’esposizione sia diretta alle radiazioni, sia indiretta attraverso la catena alimentare, senza contare che la radioattività in una zona colpita da una fuga di materiale o da un’esplosione del reattore può durare per un periodo indefinito di tempo. Due sono in particolare gli incidenti che hanno lasciato un segno indelebile, cambiando per sempre il mondo: il primo e più grave è stato il disastro di Chernobyl avvenuto nell’allora Unione Sovietica e di cui nel 2016 si è commemorato il trentennale. Il secondo più recente è stato l’incidente alla centrale di Fukushima in Giappone, a seguito di un terremoto e di uno tsunami nel 2011. In entrambi i casi le immagini dell’impatto sulla natura e i suoi abitanti è stato incalcolabile.

    Se è vero che le centrali nucleari non rilasciano nell’atmosfera gas serra derivanti dalla combustione come altri tipi di centrali, emettono comunque piccole dosi di radioattività sotto forma di scarichi sia liquidi che gassosi: in particolare trizio, isotopi del cesio, del cobalto, del ferro, del radio e dello stronzio, che sono pari ad un millesimo della radioattività naturale tollerata dall’uomo. Inoltre nella fase di estrazione mineraria e nel trattamento dell’uranio le centrali generano comunque una piccola quantità di CO2, seppure in misura enormemente inferiore rispetto ad altre fonti energetiche.

    deposito nucleare

    Un ultimo aspetto particolarmente gravoso e poco evidenziato dai media è legato al trasporto di materiale nucleare, in cui i governi spendono una fortuna per la sicurezza a causa del timore di incidenti e di attentati terroristici. Per questo motivo gli scienziati affermano che i depositi di scorie dovrebbero risiedere nei pressi delle centrali nucleari, evitando la necessità del trasporto delle scorie: ma non sempre è possibile, e i rischi potenziali anche in questo caso sono molto elevati.

    Poiché le energie rinnovabili allo stato attuale ancora non riescono a coprire l’intero fabbisogno energetico, gli esperti ritengono azzardato eliminare del tutto le fonti tradizionali. Ma come fare con il cronico problema dell’inquinamento? Da alcuni anni a questa parte, scienziati come Carlo Rubbia ipotizzano il ricorso ad una forma di nucleare pulito. Le sperimentazioni sono di vario tipo, si va dalla sostituzione dell’uranio con il torio o il palladio, all’uso di una fusione nucleare che avverrebbe a temperature fredde, con una pressoché totale assenza di radioattività. Al momento però siamo ancora nelle fasi sperimentali, e il miraggio del nucleare pulito dovrà necessariamente scontrarsi con le resistenze di una popolazione globale che ha visto troppo da vicino gli orrori dell’energia atomica nel corso del tempo per cedere così facilmente.

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