Incidente Valpolcevera, chiazze di greggio fuori dalla diga, un testimone: “Ho filmato una chiazza che arrivava a un miglio e otto”

Incidente Valpolcevera, chiazze di greggio fuori dalla diga, un testimone: “Ho filmato una chiazza che arrivava a un miglio e otto”
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    Sversamento di petrolio a Genova, un testimone: "Chiazze anche fuori dalla diga"

    Lo sversamento di greggio dell’oleodotto Iplom nel Polcevera, causato dalla rottura di una tubatura, sta creando danni ambientali sotto gli occhi di tutti, non solo dei cittadini genovesi. Lo stesso sindaco Marco Doria ha dichiarato che probabilmente le misure utilizzate non sono state veloci come avrebbero potuto essere e che in caso di un possibile procedimento penale il Comune si costituirà parte civile. Nella giornata di ieri, 21 aprile, delle chiazze di greggio sono arrivate fino alle coste di Pegli. La situazione ha spinto un cittadino genovese a verificare di persona la situazione al di fuori della diga foranea, in direzione del mare, quindi non all’interno, registrando, nella giornata di ieri, la situazione con la videocamera. La sua preoccupazione l’ha spinto a fornirci il materiale e l’abbiamo raggiunto telefonicamente per la sua testimonianza. Il petrolio in mare c’è poco al di fuori della diga, una chiazza in particolare sembrava fuoriuscire da un punto preciso.

    “Sono partito da Genova in direzione Pegli, per trovarmi al di fuori della diga foranea e mentre procedevo a un miglio di distanza ho trovato una chiazza oleosa che ho seguito. Sono arrivato di fronte alla diga in un punto da dove sembrava esserci una perdita importante – commenta il cittadino genovese – Ho chiamato la Guardia Costiera, la quale mi ha risposto che avevano effettuato una verifica in mattinata e che probabilmente il greggio non stava fuoriuscendo da quel punto ma che si era concentrato in quella zona solamente grazie al vento”.

    Il cittadino però ha seguito tutta la chiazza per controllare ulteriormente se si potesse risalire a un’altra origine, costeggiando tutta la lunghezza della diga e non riscontrando nessun’altra fonte visibile di una possibile fuoriuscita, nemmeno dalla parte opposta: “La guardia costiera mi ha chiesto il materiale video e fotografico per cercare di verificare la mia ipotesi ma non sono stato più contattato – continua il testimone – Sono preoccupato perché la diga, chi fa immersioni lo sa, non è stagna, ci sono come delle spaccature che non possono far passare al di sotto l’eventuale greggio ma, in caso di bassa marea, se la spaccatura arrivasse al livello dell’acqua non è detto che si possa contenere. La chiazza che ho trovato in mare dovrebbe essere quantomeno un campanello d’allarme da tenere sotto controllo“. Il fatto che non ci fosse nessun metodo di contenimento ha aumentato la preoccupazione: “La chiazza si estendeva dalla diga fino a un miglio e otto di distanza, una chiazza continua, con delle chiazze più piccole ai lati. Non c’era comunque nessuna barriera protettiva al di fuori della diga che potesse contenere il tutto. Nell’ora in cui sono stato lì con la barca non ho visto passare nessun mezzo della guardia costiera o altri addetti a controllare”.

    Abbiamo raggiunto telefonicamente Giovanni Calvelli, capitano di Fregata della Capitaneria di Porto di Genova per conoscere la situazione attuale di contenimento degli sversamenti in mare: “Si sono manifestate solo delle “iridescenze” d’entità minore, nonostante le barriere posizionate nei giorni scorsi alla foce del Polcevera. Tali chiazze non sono localizzate in un unico punto, ma diffuse in diversi tratti. Tuttavia sono stati effettuati diversi interventi su ciascuna di esse”.

    La preoccupazione sale in vista del possibile peggiormaneto delle condizione metereologiche, c’è il rischio che queste chiazze possano essere maggiormente diffuse? “Il rischio esiste, ma stiamo cercando di ridurlo al minimo attraverso interventi di rimozione meccanica su ciascuna chiazza. Potremo divulgare dati esatti solo dopo aver monitorato meglio la situazione tramite l’ATR42 della Guardia Costiera decollato da Pescara. Sarà verosimilmente diffuso nelle prossime ore un comunicato stampa – prosegue – Sette imbarcazioni della Guardia Costiera stanno monitorando la situazione.

    Riceviamo poi periodicamente delle segnalazioni da parte dei cittadini e in base ad esse vengono attivati ulteriori interventi. Non è possibile che un’imbarcazione della Guardia Costiera stazioni in modo fisso su una chiazza perché il mare è in continuo movimento e le iridescenze si spostano”.

    Ci sono dei punti critici? “Al momento non si sono riscontrate particolari criticità. Ieri (giovedì 21 aprile ndr) se n’è verificata una all’interno delle acque portuali del canale di calma e siamo intervenuti per trattarla. Per il resto si riscontrano piccole tracce sparse un po’ ovunque sulle quali si interviene di volta in volta”. Abbiamo chiesto se ci fossero state, come mostrano le immagini arrivate a noi, se ci fossero state delle perdite al di fuori della diga: “Due giorni fa la Guardia Costiera aveva segnalato la presenza di una chiazza fuori dalla diga nel tratto compreso fra la lanterna e l’aeroporto. Ieri abbiamo effettuato un intervento che si è rivelato risolutivo. Non abbiamo ricevuto altre segnalazioni di fuoriuscite dalla diga verso l’esterno”. Si sono verificate delle perdite dalla diga?: “Sì alcune, dall’imboccatura di ponente e dal canale di calma. La criticità deriva non tanto dalle maree quanto piuttosto dall’andamento delle correnti. Aver richiesto l’impiego dell’ATR42 serve proprio a questo: a prevedere come potrà evolvere la situazione osservando l’andamento delle correnti”.

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