Parchi nazionali d’Italia: la metà sono in condizioni precarie

Parchi nazionali d’Italia: la metà sono in condizioni precarie
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    Parchi nazionali d’Italia: la metà sono in condizioni precarie

    I parchi nazionali in Italia? Sono piuttosto mal messi, letteralmente in condizioni precarie. A denunciare la situazione al ministro dell’Ambiente Galletti sono nove associazioni ambientaliste, che sottolineano le criticità di ben 12 dei 24 parchi nazionali, ritenendo che vi sia ‘un deficit di governance nei parchi nazionali che deve vedere un’azione immediata‘, chiedendo contestualmente ‘che venga garantita la piena funzionalità degli enti parco e obiettivi comuni per lo svolgimento armonico e coordinato su tutto il territorio nazionale delle azioni a tutela della biodiversità‘.

    Le nove associazioni sono Cai, Cts, Federazione nazionale Pro Natura, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Mountain Wilderness, Touring Club Italiano e Wwf, le quali dopo aver monitorato la situazione dei parchi nostrani hanno deciso di scrivere immediatamente al ministro, affinché vengano ripristinate le condizioni minime di legalità nei tre parchi attualmente commissariati, ovvero Vesuvio, Cilento e Sila, poiché costituiscono un presidio contro malaffare e illeciti ambientali, mentre altri nove presenterebbero forti elementi di degrado amministrativo, o perché sono attualmente assenti presidenti, direttori e consigli direttivi, oppure perché come nel Parco dello Stelvio si è deciso di tripartirlo tra le Province autonome di Trento e Bolzano e la Regione Lombardia.

    Le associazioni nella missiva indirizzata al ministero dell’Ambiente chiedono inoltre ‘di mettere tutti gli Enti parco nelle condizioni di poter operare a pieno campo sulla base degli strumenti di pianificazione e di programmazione che hanno a disposizione in un rapporto proficuo con il territorio e la cittadinanza, di procedere alla nomine dei presidenti nominando figure di alto profilo che soddisfino il criterio della competenza e vengano al più presto sanate le situazioni di affidamento a direttori ‘facenti funzione’, senza i titoli stabiliti dalla legge, di indicare obiettivi omogenei di tutela della biodiversità validi per i parchi nazionali su tutto il territorio, e che siano promosse azioni nazionali strategiche afferenti tra l’altro, ad esempio, alla Convenzione Europea del Paesaggio e alla Carta Europea Turismo Sostenibile‘. Ancora una volta la burocrazia italiana risulta colpevole di ritardi ed opacità inaccettabili, a maggior ragione quando si tratta di tutelare le bellezze naturali che il nostro Paese ospita e che dovrebbe preservare ad ogni costo e senza indugio alcuno.

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