Depositi radioattivi in Italia: ecco dove sono situati

Depositi radioattivi in Italia: ecco dove sono situati
da in Ambiente, Energia Nucleare
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 19/10/2016 07:17

    scorie nucleari

    Nonostante i tentativi di alcuni governi di riprendere l’attività nel settore dell’energia nucleare, dal 1987 il popolo italiano ha detto no alla presenza di centrali nel proprio territorio, un concetto ribadito recentemente nel 2011 con un altro referendum. Ma vi sono ancora depositi radioattivi in Italia, ex centrali elettriche e siti di stoccaggio in cui sono presenti le scorie altamente inquinanti e potenzialmente pericolose per l’intera popolazione. Ecco la mappa per sapere dove sono situati i siti nucleari nel nostro Paese, in attesa di capire se e quando avverrà la scelta di un deposito nazionale unico che per ora è ancora al palo: è stato calcolato che vi sono circa 90 capannoni dislocati in tutta Italia, di cui 20 si trovano nel Lazio, 16 in Piemonte, 12 in provincia di Matera e 10 in Lombardia. Ma i depositi principali sono sette, quelli che contengono il maggior numero di materiale radioattivo stoccato.

    casaccia

    Nel Lazio, presso il deposito di Casaccia, vi è il sito nucleare con il volume più elevato di scorie, ed è uno dei tre depositi contenente i cosiddetti rifiuti di III categoria, ovvero quelli ad elevata attività e con vita media lunga.

    saluggia

    I rifiuti a maggiore contenuto di radioattività sono attualmente stoccati in Piemonte, nell’impianto EUREX a Saluggia, dove qualche anno fa si verificò una fuga radioattiva fortunatamente senza conseguenze.

    trisaia

    Il terzo sito di stoccaggio dei rifiuti più pericolosi si trova al Sud, precisamente a Trisaia, in Basilicata: come gli altri siti si dovrebbe trattare di un sito temporaneo in attesa che venga trovato il luogo adatto per fungere da deposito geologico.

    trino vercellese

    In Italia vi sono quattro centrali nucleari dismesse: la prima si trova a Trino Vercellese in Piemonte e intitolata ad Enrico Fermi. Al 2011 risultavano ancora presenti 780 metri cubi di scorie radioattive e 47 elementi di combustibile irraggiato.

    caorso

    Fino al 2011 erano stoccati 1.880 metri cubi di scorie radioattive e 1.032 elementi di combustibile irraggiato presso l’ex centrale di Caorso in Emilia Romagna.

    latina

    Presso la centrale di Latina secondo gli ultimi dati statistici a disposizione vi sono circa 900 metri cubi di scorie radioattive.

    garigliano

    La centrale del Garigliano, spenta definitivamente prima ancora del referendum del 1987 per difetti tecnici, contiene al suo interno ancora 2.200 metri cubi circa di scorie radioattive.

    deposito nazionale unico

    Da anni si discute della nascita di un Deposito Nazionale Unico che permetterà lo stoccaggio definitivo in superficie di 75mila metri cubi di rifiuti a bassa e media attività, e quello temporaneo di altri 15mila di rifiuti ad alta attività. La mappa dei siti idonei dovrebbe essere presentata dalla società SOGIN entro settembre 2015 per avere l’approvazione definitiva entro giugno 2016 da parte dal ministero dello Sviluppo Economico. Ma come già successo a Scanzano Jonico in Basilicata nel 2003, nessuna popolazione locale vuole sul proprio territorio il deposito, motivo per cui la scelta pare ancora in alto mare, e prima del 2022 secondo previsioni difficilmente ci sarà un via libera.

    mappa depositi nucleari

    Secondo la cartina messa a punto dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, tre regioni sono totalmente escluse dall’accoglienza di nuovi depositi nucleari per rischio sismico, ovvero Umbria, Marche ed Emilia Romagna. La maggior parte delle aree idonee è concentrata in poche zone, la parte meridionale della Puglia, piccole aree della Basilicata ionica e del Molise, alcune zone costiere di Campania, Lazio e Toscana.

    rifiuti radioattivi

    L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha fissato i criteri fondamentali per la scelta dei luoghi idonei ad ospitare le scorie radioattive: distanza minima di 5 chilometri dalla costa, limite di altitudine a un massimo di 700 metri dal livello del mare e a un minimo di 20, pendenza dei versanti non superiore al 10 per cento, distanza fissata a mille metri da centri abitati, autostrade e linee ferroviarie. Oltre a tutto questo restano i criteri di rischio sismico ed idrogeologico.

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    Referendum costituzionale 2016

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