Conferenza Parigi 2015 sul clima: tutte le sfide in gioco

Il 30 novembre a Parigi si terrà la Conferenza sul clima 2015, e si spera che i potenti della Terra riescano a trovare un accordo per ridurre le emissioni di CO2

da , il

    Dal 30 novembre all’11 dicembre 2015 si terrà la Conferenza di Parigi sul clima, un momento attesissimo dagli ambientalisti che da mesi stanno facendo il conto alla rovescia, fermamente convinti che si possa raggiungere un accordo tra le superpotenze per ridurre le emissioni di CO2 e trovare strategie adeguate contro i cambiamenti climatici che tanti sconvolgimenti stanno creando alla Natura e alle biodiversità presenti nel pianeta. Ma un accordo è davvero possibile? A dispetto di un’atmosfera di fiducia, corroborata da alcuni incontri positivi avvenuti nei mesi scorsi come quello tra Usa e Cina, Paese solitamente visto come poco sensibile sul tema, c’è chi è scettico e vede la strada nettamente in salita.

    Francois Hollande

    Tra chi ha manifestato dubbi circa un possibile accordo sul clima alla conferenza parigina sotto l’egida dell’Onu è François Hollande, proprio il capo di Stato del Paese che ospita il delicatissimo incontro: ‘Tutti pensano che in questo incontro troveremo facilmente un accordo. Non penso. Più mi addentro nei preparativi della conferenza, più ostacoli vedo‘, dichiarò Hollande in un discorso tenuto all’Eliseo agli inizi del 2015.

    I Paesi emergenti

    Sotto la lente di ingrandimento ci sono i cosiddetti Paesi emergenti, economie in forte espansione che vedono con sospetto accordi che possano in qualche modo ‘frenare’ la crescita, come ad esempio l’India: proprio il primo ministro indiano Narendra Modi ha dichiarato mesi prima della Conferenza che non ha alcuna intenzione di cedere alle pressioni straniere per impegnarsi a tagliare le emissioni di anidride carbonica.

    La Cina e gli impegni sul clima

    Parzialmente diversa la posizione della Cina, che ha stretto degli accordi con gli Usa per ridurre entro due anni le emissioni di CO2: c’è molta attesa per capire quale ruolo il gigante asiatico deciderà di recitare alla Conferenza, spostando magari i Paesi più intransigenti come l’India verso posizioni più morbide.

    Le nuove tecnologie

    Una delle chiavi di lettura della Conferenza potrebbe essere il ruolo giocato dalle nuove tecnologie e dalla loro condivisione tra i Paesi più ricchi e quelli emergenti, in modo da ottenere anche una certa forma di autonomia energetica, il più possibile pulita.

    Obiettivo: accordo sul clima

    L’obiettivo della conferenza è quello di raggiungere, per la prima volta in oltre 20 anni di mediazione da parte delle Nazioni Unite, un accordo vincolante e universale sul clima, che sia accettato da tutte le nazioni. Un accordo assai arduo da strappare, secondo la corrente di pensiero più pessimista, ma non impossibile.

    Riscaldamento globale

    La posta in gioco è assai elevata, e dall’esito della Conferenza di Parigi potrebbe dipendere il destino della Terra. Non sembri questo un’iperbole dettata dall’allarmismo, accusa rivolta frequentemente al mondo ambientalista: come ricorda il World Energy Outlook dell’Agenzia internazionale dell’energia, abbiamo ancora mille miliardi di tonnellate di CO2, ed una volta emesse nell’atmosfera non riusciremo più a stabilizzare l’aumento delle temperature entro due gradi, l’obiettivo minimo che la scienza ha fissato per evitare guai più seri per il pianeta a causa del riscaldamento globale.

    Le precedenti conferenze

    Va anche ricordato che ben poche di queste Conferenze hanno portato risultati fruttuosi, e lo scetticismo di Hollande è in questo senso ben più che comprensibile. Questa strana euforia che accompagna l’appuntamento parigino del 30 novembre rischia di provocare un brusco e doloroso risveglio: che i Potenti del mondo siano davvero disposti a fare un passo indietro per mettere la Terra al primo posto rispetto al benessere economico, è affare tutto da dimostrare.