Pesci a rischio estinzione: colpa dei cambiamenti climatici

Pesci a rischio estinzione: colpa dei cambiamenti climatici
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    Pesci a rischio estinzione: colpa dei cambiamenti climatici

    I cambiamenti climatici rischiano di far scomparire i pesci entro il 2050, se non si prenderanno misure urgenti per contrastare il fenomeno. L’allarme è stato lanciato alle Nazioni Unite durante un convegno promosso dalla Ocean Sanctuary Alliance, con l’Italia e un nutrito gruppo di Paesi che comprende Bahamas, Polonia, Maldive, Australia, Olanda e Israele: in testa alle ragioni che stanno portando alla moria delle specie ittiche vi sono i mutamenti del clima, già considerati come i principali indiziati di altre possibili scomparse di esemplari di flora e fauna. Ancora una volta dal dibattito emerge la necessità di intraprendere efficaci contromisure nel più breve tempo possibile.

    Dal convegno son ogiunti alla conclusione anche di aumentare le oasi marine protette, al fine di ‘conservare e usare sostenibilmente mari e oceani e le risorse marine‘: non solo il clima infatti minaccia i pesci, ma anche la distruzione degli ecosistemi marini e la pesca intensiva. Tuttavia il rischio di un futuro senza più pesce sulle nostre tavole è fondamentalmente alimentato dalle emissioni di CO2 che stanno facendo costantemente salire le temperature medie globali, innescando un profondo mutamento climatico, a meno di non intervenire a livello internazionale con decisione per ridurre l’inquinamento atmosferico, come spiega anche un recente studio della University of British Columbia, presentato in Giappone dal team internazionale di ricerca del programma Nereus, che si occupa di studiare a livello planetario il futuro degli oceani e della pesca.

    L’indagine mette al primo posto tra le ragioni della possibile moria l’acidificazione degli oceani causata dall’inquinamento e dal conseguente mutamento climatico: per correre ai ripari non esistono che due soluzioni, migliorare la governance degli oceani e garantire una pesca sostenibile da un lato, e allo stesso tempo ridurre le emissioni di CO2. Secondo William Cheung, codirettore del programma Nereus, ‘i tipi di pesce che porteremo in tavola saranno in futuro molto diversi.

    I pescatori cattureranno molte più specie di acqua calda, dalle dimensioni inferiori, e questo influenzerà l’approvvigionamento ittico proveniente sia dalle attività di pesca nazionale e d’oltremare, sia dalle importazioni‘. Un mondo senza più pesce comporterebbe un’alterazione non solo della nostra dieta, ma della stessa catena alimentare, causando danni incalcolabili: un futuro apocalittico da scongiurare a qualsiasi costo.

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