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I 10 alimenti da non mangiare perché contaminati

I 10 alimenti da non mangiare perché contaminati
da in Alimentazione, Alimenti, Ambiente, Coldiretti, Consumi, Sicurezza Alimentare
Ultimo aggiornamento: Giovedì 30/04/2015 16:44

    Sapevate che esistono degli alimenti da non mangiare perché contaminati? Si tratta di alcuni cibi che potrebbero contenere delle sostanze chimiche pericolose e che, per questo motivo, dovremmo evitare. Questi alimenti, infatti, potrebbero essere dannosi per il nostro benessere. La classifica che comprende questi cibi è stata realizzata da Coldiretti, che ha messo a punto una lista dei prodotti importati dall’estero più pericolosi. Vediamo di quali si tratta. Al primo posto della top ten messa a punto da Coldiretti c’è il peperoncino importato dal Vietnam, che presenta residui chimici nel 61,5% dei casi analizzati. Sono 273.800 i chili di peperoncino che nel 2013 sono arrivati in Italia da questo Paese. In seconda posizione troviamo il melograno che proviene dalla Turchia, con il 40,5% dei casi. Al terzo posto c’è invece il frutto della passione che viene importato nel nostro Paese dalla Colombia, che presenta un’irregolarità nel 25% dei casi tra tutti quelli presi in considerazione. Ecco la classifica, alla quale dovremmo fare molta attenzione.

    Il peperoncino molto spesso viene importato dal Vietnam. L’irregolarità in questo caso è stata riscontrata nel 61,5% dei prodotti analizzati.

    Anche il melograno della Turchia è presente nella classifica dei cibi maggiormente contaminati. Le analisi hanno portato ad un riscontro molto preciso: il 40,5% dei casi presentava residui chimici.

    Il frutto della passione molto spesso viene importato dalla Colombia. In questo caso sono state riscontrate irregolarità nel 25% dei prodotti presi in considerazione.

    Dalla Turchia spesso provengono le lenticchie. Gli esperti hanno analizzati diversi prodotti di questo tipo e hanno riscontrato delle irregolarità nel 24,3% dei casi presi in esame.

    Anche le arance, specialmente quelle che provengono dall’Uruguay, presentano casi di irregolarità. Si tratta in particolare del 19% dei prodotti presi in esame.

    L’ananas dal Ghana si colloca al sesto posto di questa particolare classifica dei cibi da non mangiare. In questo caso la percentuale di irregolarità riscontrata è del 15,6%.

    Dalla Cina provengono spesso foglie di tè. Le analisi degli esperti hanno permesso di trovare una percentuale di prodotti contaminati pari al 15,1% dei casi presi in esame.

    Il riso dall’India si colloca all’ottavo posto della classifica dei cibi contaminati. In questo caso è stata riscontrata una percentuale di irregolarità pari al 12,9%.

    Al nono posto della classifica troviamo i fagioli dal Kenya. La percentuale di prodotti contaminati da residui pericolosi è in questo caso del 10,8%.

    L’ultimo posto della classifica è occupato dai cachi provenienti da Israele. Le analisi hanno permesso di trovare una percentuale di prodotti contaminati pari al 10,7%.

    “La crisi nel piatto degli italiani 2014” è il nome del dossier realizzato da Coldiretti, che ha presentato, insieme agli ultimi dati, anche la classifica dei cibi importati più pericolosi, perché contaminati da residui chimici pericolosi per la nostra salute. La top ten è stata messa a punto sulla base del rapporto sui residui fitosanitari in Europa, creato dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare. Dovremmo fare molta attenzione a questi cibi, dal momento che rappresentano un vero e proprio pericolo per la nostra salute. Il problema non è da sottovalutare, considerando che nel corso degli ultimi anni le importazioni di prodotti alimentari da altri Paesi sono aumentate, arrivando a 39 miliardi nel 2013.

    In tutto questo gioca un ruolo fondamentale, secondo Coldiretti, anche la crisi economica. Sarebbero proprio le famiglie che devono fare i conti con la crisi ad essere più a rischio, perché si rivolgono maggiormente a prodotti che hanno un prezzo più basso e che potrebbero, quindi, essere stati messi a punto utilizzando materie prime di qualità non adeguata. In questo modo le aziende di produzione ottengono un notevole risparmio sui costi di creazione, ma viene messa a rischio la qualità. Secondo Coldiretti, bisognerebbe effettuare maggiori controlli anche durante il processo produttivo, per fare in modo che la sicurezza alimentare sia al primo posto. Contemporaneamente bisognerebbe anche mettere in luce nello specifico quali flussi commerciali vengono realizzati per la produzione, per fare chiarezza e informare al meglio i consumatori.

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