L’anima delle città: come dovrebbe essere un’architettura in armonia con la natura?

L’anima delle città: come dovrebbe essere un’architettura in armonia con la natura?
da in Ambiente, Architettura

    Si, le città hanno un’anima. Segreta e dolorosa, fatta dell’insieme delle anime di tutti gli uomini che l’hanno costruita, che in essa sono vissuti, che hanno respirato il suo cielo, hanno sfiorato i suoi muri. Un’anima schiva e silente, fatta dell’aria e dei silenzi, che di giorno s’acquatta nelle pieghe nascoste del vuoto, negli angoli dei cortili seclusi, dietro cancelli serrati sul niente o sul passato, lontana dal piede del passante e da quello del pellegrino, nascosta persino allo sguardo dei cani dal lungo occhio obliquo. Come possiamo rappresentare quest’anima? Dove prendere ispirazione?

    Questa è una parte di Residenza Isabella, a Latina, progetto di cui mi sono occupato personalmente. La pietra è quella delle colline calcaree qui attorno, come sono state sbozzate e tirate su da chi ha “costruito” prima di noi, usate all’atto della fondazione della città.

    Il legame sanguigno, viscerale che lega gli uomini alle pietre dei propri padri sembra spesso venir meno, e l’attenuarsi, o il disparire di questa cucitura produce un senso di spaesamento e di disagio. La città, quella in cui si è nati o quella in cui si è scelto di vivere sembra non parlare più, non rassicurarci, in certi casi sembra voltare lo sguardo dall’altra parte per invitarci ad andare via, fuori dalle sue mura rassicuranti e materne. Io invece ho cercato di mantenerne intatta la magia nel cantiere

    Questa è la tempesta di Giorgione, quella donna, femmina, madre seduta con quella naturalezza, icona di maternità in un contesto così naturale, mi sembra la metafora di un’adesione totale, carnale, intima con madre terra. Lei, madre donna e madre terra in simbiosi, forse la cosa più bella ed adesiva a questo senso di riappacificazione con l’Anima Madre.

    Scoprire, l’esplorare l’universo in punta di piedi, anzi in ginocchio di fronte a tanto… stupore? bellezza? complessità? incantamento? Mi ci ritrovo in questa ossessione di scoprire anziché dell’inventare

    Qui c’è il mondo possibile, gentile, trasparente, tutto riutilizzabile quasi provvisorio, ispirato dai cristalli

    Un particolare di Leonardo dalla “Vergine delle rocce”

    567

    PIÙ POPOLARI