Coltivare in casa frutta e verdura: l’idea di una start-up italiana

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    Coltivare in casa frutta e verdura: l’idea di una start-up italiana

    Coltivare in casa frutta e verdura, senza passaggi intermedi: questa l’idea alla base di una start-up italiana nata due anni fa, Bulbo, la quale propone un’agricoltura sostenibile e ad impatto zero, anzi a centimetri zero, dalla casa al piatto. L’intento, come spiegano gli ideatori in un’intervista concessa a Repubblica, non è sostituirsi alle fattorie tradizionali, ma in qualche modo implementarle, per dare accesso a cibo sano e biologico a quella parte di popolazione che non può usufruirne. Se prima si arrivava al massimo a dare consigli su come coltivare funghi o limoni in casa, ora sembra proprio che sia possibile avere direttamente un orto a casa propria, e acosti decisamente contenuti.

    L’idea è venuta a quattro lavoratori precari di Bologna, i quali hanno pensato bene di applicare la tecnologia usata nelle serre per sostituire il sole anche in casa: le prime sperimentazioni effettuate presso la Facoltà di Agraria dell’università felsinea hanno dato esiti incoraggianti, da qui l’idea di buttarsi nella start-up, battezzata appropriatamente con il nome Bulbo. Lorenzo Antonioni, designer ventinovenne, spiega la filosofia alla base del progetto: ‘Autosufficienza non è il nostro motto. L’obiettivo è educare i cittadini al rispetto della Natura, attraverso l’esperienza diretta. Con Bulbo offriamo la possibilità di veder crescere e nascere una pianta, che ha bisogno di cure e attenzioni, anche a chi vive, e ha sempre vissuto, in città. E non sa, ad esempio, che cosa significhi la stagionalità degli alimenti o il ritmo naturale che serve per trasformare un seme in un’insalata di pomodori. Un piccolo esperimento educativo‘. Sara Pellegrini, architetto e responsabile della comunicazione, entra invece più nel dettaglio tecnico, sottolineando la funzione delle lampade a led che sfruttano la luce bianca e le frequenze rosse e blu, ovvero quelle assorbite dalle piante durante la fotosintesi, per rendere possibile l’idea di avere un orto tra le pareti domestiche: ‘Una tecnica che ci permette di far crescere, senza inquinamento luminoso, ortaggi compatti cinquanta centimetri. Alcuni pensano che siano delle dimensioni restrittive, in realtà ci rientrano tantissime varietà, come insalate, spinaci, pomodori, peperoni, fagiolini e fragole, oltre che tutte le piante aromatiche‘.

    L’unica spesa per gli utenti è appunto il costo delle lampade, che variano dai 150 ai 300 euro, mentre ‘per quel che riguarda l’elettricità, bisogna pensare che si tratta di luci ad alto risparmio energetico. La lampada più piccola consuma sette watt, come un router wi-fi o due televisori in standby. Testato: per crescere una pianta di basilico per fare un pesto, abbiamo impiegato un mese e speso sedici centesimi di euro‘, afferma ancora Pellegrini. L’idea di questi quattro ragazzi bolognesi non va considerata un’iniziativa solitaria, giacché anche negli Stati Uniti hanno compiuto passi nella direzione di trasformare in realtà l’utopia di un orto autarchico, da coltivare in palazzi, case, appartamenti: James Byron e Gabe Blanchet, due ex ricercatori, hanno ad esempio trovato il modo di farsi finanziare un’apparecchiatura capace di allevare pesci e coltivare ortaggi biologici, anch’essa attraverso sensori smart e lampade a led. Si tratta in qualche modo di una necessità del pianeta, visto che, secondo una stima dell’Onu, più della metà della popolazione mondiale vive oggi nelle città, una cifra destinata a crescere nei prossimi decenni, con il rischio concreto di rimanere senza risorse sufficienti per sfamare tutti gli abitanti. Coltivare ortaggi in casa potrebbe essere una soluzione al rischio di indigenza planetaria, dando vita ad un’economia agricola virtuosa e sostenibile.