Cosmetici naturali senza conservanti: l’ultima bufala

Sara Pianigiani Blogger 18 Giugno 2014 alle 10:16 in Ambiente, Consumatori, Cosmetici
Segui autore:
18 Giugno 2014 alle 10:16 in Ambiente, Consumatori, Cosmetici
    Cosmetici naturali senza conservanti: l’ultima bufala

    Ultimamente spulciando tra gli scaffali delle profumerie e dei supermercati mi sono imbattuta in alcuni prodotti che sull’etichetta riportavano la seguente frase: “cosmetico naturale privo di conservanti”.

    Conoscendo bene tali tipologie di prodotti sono rimasta alquanto scioccata e così ho deciso di fare delle ricerche su internet per vedere se fosse veramente possibile realizzare (e soprattutto vendere, considerando le numerose norme igieniche a tutela del consumatore!) prodotti cosmetici privi di conservanti. Il mio scetticismo, mano a mano che sfogliavo le pagine web, mi aveva dato ragione: no, non è possibile creare, conservare e commercializzare un prodotto cosmetico privo di conservanti. In particolare, ho notato che tutte le opinioni al riguardo concordavano nel sostenere che chi riporta sull’etichetta che il cosmetico è privo di conservanti mente sapendo di mentire. A questo punto mi sorge spontanea una domanda: ma perché devono mentire?! Essenzialmente per una questione di marketing, in secondo luogo perché molto probabilmente pensano che i consumatori siano ignoranti riguardo tali questioni. Cerchiamo adesso di fare un po’ di chiarezza.

    Un conservante è una sostanza che viene aggiunta al cosmetico durante la fase di produzione al fine unico di arrestare o inibire la crescita e la moltiplicazione di microrganismi. A causa del fatto che la formulazione cosmetica prevede l’utilizzo di “ingredienti” biologicamente instabili il cosmetico è di per sé un prodotto, appunto, biologicamente instabile. Inoltre, maggiore è il contenuto di acqua, maggiore è il pericolo di inquinamento microbiologico. Questa è la tipica situazione di un prodotto eco-dermo-compatibile, un prodotto cioè costituito da oli vegetali, attivi e burri vegetali, le cui performance e caratteristiche sono strettamente dipendenti da pH, temperatura e tempo, a differenza di quanto accade nella cosmetica tradizionale in cui la grande quantità di sostanze biologicamente inerti (come siliconi e paraffine) fa sì che il cosmetico sia praticamente eterno (i fondotinta totalmente siliconici infatti possono essere privi di conservanti perché non contengono sostanze al loro interno attaccabili da microrganismi, come l’acqua ad esempio). Per questi motivi un cosmetico naturale (ossia ecocompatibile e dermocompatibile) non può, per definizione, essere privo di conservanti.

    La contaminazione microbiologica può avvenire a qualsiasi livello della realizzazione del cosmetico (non dimentichiamoci che basta UN SOLO microrganismo di infinitesime dimensioni a contaminare interamente un prodotto!) per cui è necessario non solo avere la massima cura e attenzione all’igiene nella produzione del cosmetico e nel suo imbottigliamento ma anche includere, onde evitare danni, conservanti in grado di arrestare o inibire la proliferazione di questi microrganismi. Le aziende, che devono sottostare (giustamente!!) a certi regolamenti di buona fabbricazione, devono garantire che il prodotto che immetteranno nel mercato sia microbiologicamente stabile e che non crea danni alla salute dei consumatori. Questo significa che i conservanti devono essere assolutamente utilizzati. In poche parole, la legge obbliga l’industria cosmetica a garantire che i laboratori di produzione siano il più possibile sterili e che i prodotti commercializzati abbiano superato una serie di durissimi test microbiologici che ne hanno comprovato la non contaminazione microbiologica e la stabilità di performance a varie temperature. Ecco perché un prodotto realizzato da un’azienda sarà sempre più sicuro di uno autoprodotto in casa (parola di spignattatrice).

    Esiste un vero e proprio insieme di normative di legge che si occupa dei conservanti cosmetici: ne definisce le caratteristiche, le proprietà, l’utilizzo, lo spettro d’azione, i microrganismi interessati, l’azione chimico-fisica, l’azione sul microrganismo e definisce perfino il possibile effetto del microrganismo sul prodotto (ossia meccanismo d’azione del microrganismo e aspetto – odore, colore… – del cosmetico).

    I conservanti più comunemente utilizzati in cosmesi sono:

    - Acido benzoico, Sali e i suoi esteri (nome INCI: Benzoic Acid)

    - Acido deidroacetico e sale sodico (nome INCI: Dehydroacetic Acid, Sodium Dehydroacetate)

    - Isotiazolinoni (nome INCI: Methylisothiazolinone, Chloromethylisothiazolinone)

    - Alcol benzilico (nome INCI: Benzyl Alcohol)

    - Dimetilol Dimetil Idantoina (nome INCI: DMDM Hydantoin)

    - Fenossietanolo (nome INCI: Phenoxyethanol)

    - Acido 4-idrossibenzoico, suoi Sali ed esteri (nome INCI: Methyparabene, Ethylparabene, Propylparabene, Butylparabene, Isobutylparabene)

    I cosmetici venduti come privi di conservanti sono in realtà delle trovate pubblicitarie di aziende che sfruttano la sensibilità di una fetta di consumatori per vendere di più; tali consumatori sono stati ampiamente manipolati da un certo tipo di disinformazione a causa della quale i conservanti sono stati etichettati come cattivi, brutti, nocivi, inquinanti e altri epiteti francamente insulsi. Per lo più i media si sono occupati dei conservanti alimentari ma, come succede spesso in queste cose, le stesse notizie circa questi ultimi sono state magicamente applicate ai conservanti cosmetici… in poche parole, prima sono diventati brutti e cattivi i conservanti alimentari e poi quelli cosmetici, come solo il potere della cattiva informazione può fare. Se leggete su un’etichetta che il prodotto è privo di conservanti dovete riporlo sullo scaffale perché vi stanno manipolando. In secondo luogo, non è neanche vero che non ci sono i conservanti perché semplicemente PER LEGGE CI DEVONO ESSERE per cui voltate il cosmetico, trovate l’INCI e spulciatelo con cura: ecco, in fondo, li troverete.

    I motivi per cui i conservanti cosmetici non sono ben visti sono numerosi e più o meno veritieri. Per esempio, sono considerati inquinanti, irritanti, dannosi, cancerogeni… non voglio porre attenzione su certe bufale cosmetiche. Dirò semplicemente che il fenossietanolo è stato attaccato e ripudiato perché ritenuto capace di interferire con lo sviluppo dei bambini (?!) ma la legislazione europea ha prontamente risposto che utilizzato in una certa percentuale è totalmente e tranquillamente innocuo tanto che viene anche usato nell’autoproduzione cosmetica casalinga. L’idantoina e gli isotiazolinoni sono considerati cessori di formaldeide e come tali cancerogeni e da evitare: la mia risposta è che la percentuale di utilizzo è talmente ma talmente bassa (parliamo di uno 0,6% per cento massimo) che il loro effetto cancerogeno è minore dell’effetto del wifi nelle nostre case, praticamente. I parabeni poi ultimamente hanno la stessa reputazione del buco dell’ozono, eppure nessuno sa perché siano così dannosi né in realtà cosa facciano: alcuni recenti studi sembrano dimostrare che mimino l’effetto degli estrogeni (ormoni femminili) e quindi siano coinvolti nell’insorgenza del cancro alla mammella, altri studi dicono che sono solo bufale…. Su una cosa però gli studiosi sono tutti d’accordo: i conservanti sono irritanti in una minima percentuale per l’epidermide. Ma, grazie al Cielo!, sono obbligatori!